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  • News ed Eventi dell’Accademia ed in partnership

    L'Accademia Ambientale del Monferrato (AAM - Gevam Onlus) in partnership con la Società Storica Vercellese (SSV) sta attuando un microprogetto culturale che prevede la scansione di alcuni testi storici editi dalla SSV ma ormai da molti anni esauriti e quindi introvabili, inerenti importanti personaggi, istituzioni e luoghi che hanno caratterizzato e/o interagito con la storia del Monferrato. I testi digitalizzati saranno poi inseriti nel sito ufficiale della SSV e messi a disposizione degli studiosi e ricercatori di tutto il mondo. Per maggiori informazioni sulla SSV vedi nel sito la sezione Monferrato. <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Il Gruppo Gevam Onlus ha avviato un progetto propedeutico per cercare di creare un Distretto Turistico Culturale Ambientale Interprovinciale del Monferrato. Per maggiori informazioni leggete l'articolo nella sezione Iniziative-Eventi. Gli sponsor sono gli stessi che hanno già sostenuto l'avviamento dell'Accademia Ambientale del Monferrato, i cui loghi sono riportati in home page <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Il Gruppo Gevam Onlus ha variato denominazione. Il significato dell'acronimo G.E.VA.M. è divenuto “ Gruppo Ecoculturale per la Valorizzazione dell'Ambiente del Monferrato”. Maggiori particolari sono riportati nell'articolo pubblicato nella sezione Iniziative-Eventi <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Nasce 'Patria Montisferrati', la rubrica storica di Casale News, uno dei siti di informazione on line più seguiti nel Monferrato di area casalese e non solo. La conoscenza della storia locale favorisce la tutela ambientale ... questo è il concetto guida che ha favorito la reciproca collaborazione. La rubrica sarà condotta da Claudio Martinotti Doria. Per informazioni leggete l'articolo nella sezione Iniziative ed Eventi del sito <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Le vere cause della crisi economica internazionale e del degrado ambientale. Leggete l'esaustiva analisi storica e scientifica esposta da uno dei massimi esponenti europei della Scuola Economica Austriaca: l'economista spagnolo Jesus Huerta de Soto, nella sezione "Iniziative - Eventi". Un vero e proprio evento culturale per l'Italia, disponibile grazie al nostro partner USEMLAB di Torino.
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Agricoltura biologica.

Approfondimenti

I vantaggi dell’agricoltura biologica, per l’ambiente, i consumatori ed i Paesi in via di sviluppo
Fonte: Edizioni Ambiente A cura di Vincenzo Dragani e Monica Rocca http://www.reteambiente.it
Tratto da State of the World 2004

Alcuni degli ostacoli principali a una maggiore diffusione dell’agricoltura biologica sono di tipo concettuale. Molti agricoltori, agronomi, ricercatori e operatori che si occupano di politiche agricole semplicemente ritengono che un’agricoltura che non ricorra alle sostanze sintetiche non sia praticabile su larga scala. È vero che gli agricoltori convertiti al biologico spesso ottengono rendimenti minori nei primi anni, almeno fino a quando la qualità e gli organismi del suolo e le popolazioni di insetti riescono a riprendersi dopo anni di assalti con sostanze chimiche. Il nuovo approccio insomma può richiedere alcune stagioni. Data l’importanza della diversità delle colture come mezzo per ridurre i problemi causati dai parassiti, le aziende agricole biologiche non coltiveranno le stesse piante ogni anno, il che renderà difficile competere con altre aziende su un piano strettamente quantitativo. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che l’ agricoltura biologica può essere altrettanto produttiva e generalmente più redditizia.
Una recente indagine che ha messo a confronto l’agricoltura biologica e l’ agricoltura tradizionale in alcune stazioni di ricerca degli Stati Uniti, ha evidenziato che le rese di mais biologico erano pari al 94% di quelle tradizionali, mentre quelle di grano raggiungevano il 97%, quelle di soia il 94%, e quelle di pomodori addirittura non mostravano alcuna differenza. Uno studio realizzato nel Maikaal (India centrale), durato sette anni, che ha coinvolto 1.000 agricoltori per un territorio agricolo complessivo di 3.200 ettari, ha fatto emergere che i raccolti biologici di cotone, grano, peperoncino e soia erano in media uguali o fino al 20% superiori a quelli provenienti da campi gestiti secondo metodi convenzionali. Gli agricoltori e gli agronomi hanno attribuito i risultati incoraggianti, in una regione peraltro così arida, al ruolo fondamentale giocato dal tipo di colture, dai concimi biologici e da altri fattori che contribuivano all’incremento della materia organica del suolo, utile anche perché favorisce la ritenzione dell’ acqua.
Uno studio svolto in Kenya ha rilevato che in “aree ad alto potenziale” (quelle dove le precipitazioni piovose sono sopra la media e la qualità del terreno è alta) l’agricoltura biologica produceva rese di mais inferiori rispetto a quelle dell’agricoltura convenzionale, mentre in aree più povere accadeva esattamente il contrario. In entrambe le regioni, gli agricoltori biologici godevano di profitti netti, ritorno sul capitale e sulla manodopera più alti.
Una relazione della FAO del 2002 ha sottolineato che “i sistemi biologici possono raddoppiare o triplicare la produttività dei sistemi tradizionali” nei paesi in via di sviluppo, ma ha sostenuto anche che il solo confronto fra le rese offre un “quadro ristretto, limitato e spesso fuorviante”, dal momento che “i numerosi benefici ambientali dell’agricoltura biologica, difficili da monetizzare, restano ingredienti essenziali di qualsiasi confronto”. Nick Parrott, della Cardiff University, che di recente ha valutato le potenzialità dell’agricoltura biologica nel mondo in via di sviluppo, ha identificato molti esempi in Asia, Africa ed America Latina, di come l’adozione dell’agricoltura biologica aumenti considerevolmente le rese rispetto alle “pratiche tradizionali non migliorate” e ha affermato che “molti esempi dimostrano che l’agricoltura biologica accresce la sicurezza alimentare e le entrate delle aziende agricole. Questo vale per i sistemi certificati che si rivolgono soprattutto ai mercati del nord e a quelli non ufficiali che si rivolgono ai mercati locali”. Parrot descrive il funzionamento dei vari meccanismi, compreso l’utilizzo del letame e del concime organico per favorire la conservazione dell’acqua e per mettere gli agricoltori al riparo dalla siccità e affrancarli dai costosi input di prodotti chimici, riducendo così il loro indebitamento. Ma forse l’interrogativo più rilevante è: per quanto tempo gli agricoltori potranno ancora dipendere dalla chimica? I parassiti hanno dimostrato una straordinaria capacità di sfuggire, resistere e sfruttare a proprio vantaggio qualsiasi nostro tentativo di eliminarli, al punto che oggi gli agricoltori sostengono perdite di raccolto maggiori, rispetto a 50 anni fa, proprio a causa dei parassiti. Anche le colture geneticamente modificate, che secondo molti avrebbero contribuito a eliminare i pesticidi, devono fare i conti con la resistenza dei parassiti. I ricercatori della Iowa State University hanno identificato almeno quattro specie di erbe infestanti che hanno sviluppato tolleranza all’erbicida Roundup, applicato da meno di un decennio sulle piante resistenti agli erbicidi coltivate nel Midwest (si tratta di colture geneticamente modificate, ndr). Questo richiederà un ulteriore uso di pesticidi, vanificando lo sforzo economico di miliardi di dollari sostenuto dagli agricoltori e incrementando la contaminazione chimica dell’ acqua, dell’aria, del suolo e del nostro organismo. Benché i benefici pubblici garantiti dall’agricoltura biologica – come la riduzione dell’inquinamento idrico e i vantaggi per la natura – incoraggino un aumento delle vendite, l’attenzione viene soprattutto dai consumatori più consapevoli. I genitori, per esempio, possono scegliere di nutrire i neonati con alimenti biologici, sapendo che un organismo in fase di sviluppo è più sensibile ai pesticidi destabilizzanti per il sistema endocrino, agli antibiotici, agli ormoni della crescita e alle altre sostanze sintetiche utilizzate abitualmente nella produzione di alimenti. Inoltre i genitori possono decidere di estendere questa scelta a tutta la famiglia. L’ agricoltura biologica è l’unico sistema di produzione alimentare di cui i consumatori hanno una chiara percezione, potendo conoscere sia i metodi consentiti sia i metodi vietati: gli agricoltori infatti non devono solo dimostrare di non impiegare noti inquinanti del suolo, ma anche seguire tutte le procedure necessarie per la tutela del territorio agricolo, dalla rotazione delle colture alla preparazione del concime. Questa trasparenza non esiste nella maggior parte dei sistemi di produzione alimentare, che permettono agli agricoltori di utilizzare sostanze chimiche, somministrare agli animali antibiotici e ormoni in maniera indiscriminata e dotare i campi di sistemi per lo smaltimento dei reflui.

È ampiamente dimostrato che gli agricoltori esposti regolarmente ai pesticidi sono a maggior rischio di cancro, disfunzioni del sistema immunitario, malattie mentali e altri disturbi. I test sugli animali hanno confermato che, ad alte dosi, alcune sostanze chimiche di impiego comune sono gravemente tossiche. Inoltre la maggior parte degli esperti concorda nel rilevare che gli effetti sanitari dell’esposizione cronica a basse dosi di pesticidi, negli alimenti e nelle acque di falda, siano molto difficili da precisare. Benché le leggi di solito stabiliscano che il livello sicuro per gli esseri umani sia 100 volte o persino 1000 volte inferiore a quello che non ha alcun effetto negativo sugli animali, l’assunzione umana di certi composti può superare queste definizioni di rischio accettabile. “La possibilità di raggiungere un livello che non è più affidabile aumenta a causa della molteplicità di residui presenti negli alimenti”, e anche per l’ effetto concomitante con le altre forme di esposizione (all’acqua potabile, all’aria e altro), afferma Edward Groth, scienziato della Consumers Union. Groth sottolinea che nei soli Stati Uniti esistono 40 diversi pesticidi organofosfati approvati per uso agricolo, e aggiunge che, dal momento che questi pesticidi agiscono con il medesimo meccanismo tossicologico, “è ragionevole supporre che gli effetti siano cumulativi o sinergici”. I ricercatori hanno recentemente scoperto che gli uomini adulti che nelle urine presentano una concentrazione più alta di tre pesticidi comuni denotano un drastico calo nella conta degli spermatozoi e una maggiore incidenza di sperma anomalo. Inoltre, i tossicologi stanno scoprendo che un cocktail di fertilizzanti chimici (nitrati) e pesticidi – i due input principali dell’agricoltura industriale che spesso finiscono insieme nelle falde – possono effettivamente esacerbare i singoli effetti negativi derivanti dall’esposizione a ciascuno di essi. Groth aggiunge che, a causa del peso ridotto e della maggiore vulnerabilità, i bambini sono esposti a un rischio anche maggiore: i danni al sistema nervoso che compaiono in età più avanzata, come le difficoltà di apprendimento, “costituiscono una minaccia sottile e difficilmente identificabile in assenza di indagini dettagliate e condotte su grandi popolazioni”.
L’esposizione, chiaramente, viene potenziata dal consumo di prodotti contaminati da pesticidi. Dall’analisi dei campioni di alimenti raccolti dal Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti, i ricercatori hanno scoperto che i consumatori che mangiano frutta e verdura biologica sono esposti a un terzo dei pesticidi che troverebbero nei prodotti convenzionali, nei quali, tra l’altro, la probabilità di trovare residui multipli di pesticidi è sei volte più alta. Un recente studio ha evidenziato che nelle urine di bambini nutrititi prevalentemente con prodotti e succhi biologici c’è solo un sesto dei metaboliti di pesticidi presenti nelle urine di bambini alimentati con prodotti convenzionali. Benché la maggior parte della ricerca sugli impatti sanitari ed ecologici dell’uso dei pesticidi sia stata condotta nel mondo industrializzato, alcune preoccupazioni riguardano in particolare i paesi in via di sviluppo, non solo perché in questi paesi gli agricoltori continuano a utilizzare alcuni dei pesticidi più tossici, banditi in quelli più ricchi, ma anche perché si sta scoprendo che il massiccio uso di sostanze chimiche è meno conveniente e adatto alle condizioni di quell’agricoltura. Secondo il Ministero dell’ agricoltura dell’India, 32 dei 180 pesticidi autorizzati a livello nazionale sono stati invece vietati in altri paesi a causa dei loro rischi sanitari. Fra il 1998 e il 2001, l’India ha prodotto ogni anno 40.000 tonnellate di queste sostanze. Il Monocrotophos, un insetticida altamente neurotossico che venne bandito negli Stati Uniti nel 1988, in India è uno dei pesticidi più venduti.
( di Brian Halweil, Danielle Nierenberg )
Tratto da: State of the World 2004 (Consumi)
di Worldwatch Institute a cura di Gianfranco Bologna
Capitolo 4 – © Copyright Edizioni Ambiente 2004

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