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    In un recente convegno, il comune di Isola Villa, seguito dalla città di Canelli e dalla Frazione di San Marzanotto di Asti, hanno informato di aver avviato la procedura di DICHIARAZIONE DI NOTEVOLE INTERESSE PUBBLICO DEL PAESAGGIO. Invitiamo tutti i sodalizi della società civile a sollecitare le amministrazioni locali e seguire questo modello "Astigiano" di conservazione paesaggistica, ai fini non solo ambientali e di fruizione turistica ma per garantire una qualità di vita soddisfacente per le future generazioni. Per informazioni vedi la sezione del sito: Iniziative-Eventi, dove trovere la relazione dei lavori del Convegno di Isola Villa e la Mozione finale. Per approfondimenti rinviamo agli amici dell'Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato e l'Astigiano http://www.osservatoriodelpaesaggio.org
    Le vere cause della crisi economica internazionale e del degrado ambientale. Leggete l'esaustiva analisi storica e scientifica esposta da uno dei massimi esponenti europei della Scuola Economica Austriaca: l'economista spagnolo Jesus Huerta de Soto, nella sezione "Iniziative - Eventi". Un vero e proprio evento culturale per l'Italia, disponibile grazie al nostro partner USEMLAB di Torino.
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Ambiente, storia ed identità di una comunità e di un territorio.

Approfondimenti

Ambiente, storia ed identità di una comunità e di un territorio. La Storia acquisirà un ruolo sempre più importante nella politica sociale

Un ambientalista che io stimo molto, qualche tempo fa scrisse un testo memorabile, nel quale cercava di capire i motivi della notevole differenza di comportamento di alcune comunità locali rispetto ad altre quando sono minacciate da opere ed insediamenti ad alto impatto ambientale, prendendo a riferimento il “popolo” della Val Susa, che stupendo tutto il mondo ha opposto una caparbia resistenza alla TAV mantenendo un’unità di intenti ed una perseveranza ammirevoli. La sola attribuzione della Sindrome Nimby (non nel mio giardino) non è sufficiente a spiegare un simile fenomeno sociale e politico che ha fatto scuola, divenendo capostipite di altri movimenti simili, coordinandosi tra loro.
Pur non avendo probabilmente studiato Psicologia Ambientale, l’ambientalista intuì un motivo di fondo che è causa di tali differenze: l’alterazione eccessiva del territorio distorce l’identificazione ed interazione con esso da parte della comunità insediata, a partire dalle persone più sensibili e vulnerabili, mettendo in moto processi di disaffezione e distacco (meccanismi di difesa psicologica).
Se in pochi decenni un territorio viene devastato, completamente alterato nella sua bellezza esteriore fino ad allora percepita ed interiorizzata, costruendo come è avvenuto in molte parti d’Italia una sequela interminabile di capannoni, opere pubbliche, ipermercati, insediamenti ludici, infrastrutture viabili, ecc., quella che viene comunemente definita “cementificazione” del territorio, che nel nostro Paese è tra le più elevate al mondo come indici di sviluppo, allora la popolazione locale perde la sua identità territoriale e comunitaria, non si riconosce ed identifica più con l’ambiente che l’ha accolta alla nascita e nel quale ha trascorso in particolare l’infanzia, ed il resto della vita, alimentando un perverso e degenerativo circuito psicologico di smarrimento, solitudine, frammentazione, squilibrio, alienazione, disperazione, ecc., che spesso trova effimera compensazione nel consumismo compulsivo e nel disimpegno sociale, nell’isolamento tra le mura domestiche o nella fuga verso le seconde case e luoghi di vacanza esotici. E non voglio soffermarmi sulle conseguenze sanitarie, perché il discorso diverrebbe troppo complesso e si dilungherebbe troppo … I valsusini questa identità territoriale, nonostante tutto l’hanno saputa almeno parzialmente conservare, e soprattutto hanno conservato il senso della misura, non rinunciando a contestare il limite della saturazione, quando viene raggiunto.
Nel corso della mia esperienza ho avuto modo di interloquire con tutte le parti in causa di simili “conflitti” (compresi i politici) e riuscendo a ragionare con loro, in decine di occasioni ho potuto riscontrare la verità di quanto sopra asserito, loro stessi dopo averci pensato a lungo, mi hanno confermato che la “diagnosi” era indovinata: c’era disimpegno sociale verso l’ambiente perché il territorio non aveva più le valenze naturali del passato, era reso irriconoscibile dalle troppe “ferite” inferte dall’antropizzazione eccessiva …
A volte si può cogliere un particolare fenomeno, ad ulteriore conferma di questa “teoria”, soprattutto nel Sud d’Italia ci sono territori intensamente antropizzati (cementificati) in zone che in precedenza erano di notevole bellezza naturale, ebbene, in essi si riscontra uno stato di degrado assoluto all’esterno delle case, rifiuti ovunque, mancanza di manutenzione, senso di abbandono ed incuria, ecc., poi quando si ha occasione di entrare nelle case private si rimane stupiti dalla loro bellezza, curate in tutti i dettagli, accoglienti, ricche di testimonianze di vita vissuta e di tracce della storia locale, ecc.. Emblematico di un rifugiarsi nel proprio guscio protettivo come ultima risorsa rispetto ad un ambiente ormai dato per perso, estraniante, nel quale non ci si identifica più e col quale non si vuole più interagire in alcun modo …
Nel Monferrato abbiamo la fortuna di disporre di un territorio generalmente ancora piuttosto integro, seppur vi siano in corso processi di alterazione, che hanno ampiamente giustificato la creazione dell’Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato e l’Astigiano ed altri analoghi, che costituiscono un segnale positivo in quanto rivelano che il processo di disaffezione sociale verso il proprio territorio, da noi è ancora marginale, e si può recuperare l’identificazione della comunità con il proprio territorio.
Occorre a mio avviso promuovere una maggiore conoscenza anche della nostra storia (il Monferrato è stato uno Nazione per oltre sette secoli), che potrebbe fornire un ulteriore motivo di identità e fierezza, creando una sinergia tra la storia, l’ambiente ed il turismo, tra coloro che si occupano di storia, coloro che si occupano di ambiente, coloro che si occupano di turismo di nicchia, in modo qualificato.
Una maggiore conoscenza delle proprie radici storiche produce anche una maggiore attenzione ed identificazione con il proprio territorio, acuendo la sensibilità ed il rispetto verso si esso, interpretandolo anche nelle sue valenze culturali … Ed anche in questo siamo fortunati in quanto disponiamo di più che qualificati storici ed ambientalisti “monferrini”, alcuni anche di prestigio nazionale ed internazionale, si tratta solo di trovare il modo di farli lavorare insieme su progetti comuni.
I motivi ed i presupposti di una simile proposta credo siano stati esplicitati nelle premesse. Ed è il motivo che ha condotto a collaborare intensamente il Gruppo Gevam Onlus (Guardie Ecozoofile Volontarie Associazione del Mediterraneo, Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale http://www.gevam.it), in particolare tramite il suo settore formativo costituito dal Centro di Formazione Ambientale “Monferrato” (http://www.cfa-monferrato.it) con il Circolo Culturale “Marchesi del Monferrato”, fino a sottoscrivere un protocollo di collaborazione e partnership.
Ovviamente a questa sinergia dovrebbero partecipare anche i politici, che dovrebbero compiere un salto di qualità, smettendo di decidere sempre e solo dall’alto delle loro posizioni, senza un profonda conoscenza delle esigenze della popolazione e del territorio, consultandosi sempre solo a livello ristretto tra oligarchi, portaborse e lobbisti, accontentando clientele e nepotismo … una vecchia concezione partitocratica della politica che dovrebbe cessare, per lasciar posto alla Democrazia Partecipata, cioè coinvolgendo maggiormente e la Società Civile nei processi decisionali. Nello specifico argomento trattato, dovrebbero consultarsi con storici ed ambientalisti qualificati, prima di continuare ad aggredire e deturpare un territorio ed una comunità locale.
La vera identità di un territorio, a mio avviso, si manifesta prevalentemente tramite la Società Civile del luogo, si forma cioè una specie di identità collettiva, o meglio “comunitaria”, che può essere colta solo da una sua profonda conoscenza e frequentazione e dallo studio della Storia, e che fisicamente lascia delle tracce peculiari, generazione dopo generazione sul territorio stesso, sia a livello materiale che immateriale (simbolismi e cultura …).
Il problema è che queste tracce sono spesso confuse in quanto si sono sovrapposte (soprattutto negli ultimi decenni) ingerenze esterne pesanti che hanno poco a che fare con la Società Civile, ma derivano dalla gestione del potere materiale, politico ed economico ma soprattutto finanziario, che è scollato dalla Società Civile, anzi spesso non la considera proprio, come non esistesse, applicando quindi una politica di tipo impositivo e vessatorio, nel migliore e più evoluti dei casi addolcita da marketing di tipo sociale, mistificazione, disinformazione, e qualche effimero “contentino compensativo”.
In sintesi chi gestiva il potere interveniva in un territorio facendo tutto quello che rientrava nei suoi piani di investimento, raccontando alla Società Civile che era necessario per non frenare l’inarrestabile avanzata del progresso, senza minimamente preoccuparsi della Storia della Comunità locale e del luogo (Genius Loci). Ho usato il passato perché negli ultimi anni la Società Civile ha reagito in maniera sempre più organizzata, coordinata ed eclatante, rendendo sempre più difficile per i poteri forti fare i comodi loro, ed ecco che allora subentra il marketing ed intervengono gli esperti di comunicazione per cercare di mistificare meglio e mediare (aumentando inevitabilmente i costi previsti per conseguire l’obiettivo, che comunque saranno recuperati sempre a carico della collettività).
Soprattutto i poteri forti hanno dovuto coinvolgere maggiormente i governi nazionali e locali nei loro piani di investimento, coniugando sempre più il business con la politica, attribuendo loro dei ruoli di apparente valorizzazione, in modo da motivarli verso l’obiettivo comune, sempre ovviamente nell’interesse collettivo … Del resto non si possono biasimare coloro che si sono finora prestati in buona fede a questi giochi (escludendo quindi i casi di corruzione, e non sono pochi), perché manca loro la consapevolezza e la lungimiranza, che può derivare solo dalla cultura. Se una persona che è al potere non conosce la Storia, come può avere rispetto vero e profondo per il luogo dove vive o dove intende intervenire? Penserà veramente che solo trasformandolo in una serie infinita di capannoni potrà garantirne un futuro prospero. Ecco perché sorgono così tanti Osservatori per il Paesaggio, perché non ci deve opporre solo al grosso e pericoloso insediamento come potrebbe essere l’inceneritore di rifiuti o la megadiscarica, ma non si deve neppure subire una massiccia trasformazione del territorio, come è avvenuto per tante aree italiane, dove a pascoli, boschi ed aree umide (zone di esondazione fluviale), si sono sostituiti migliaia di capannoni industriali e commerciali ai lati dell’unica strada di accesso, che pertanto non si può neppure allargare e quindi si intasa facilmente esasperando gli automobilisti per i lunghi tempi di percorrenza ed elevando gravemente l’inquinamento atmosferico ed acustico.
La perdita di identità di un luogo e di conseguenza della sua comunità per le ingerenze sopra descritte si tramuta sempre in una grave e spesso irreversibile perdita nella qualità della vita, cui le varie forme di compensazione consumistica cui si ricorre, fino alla compulsione ossessiva, non potranno porre rimedio ma solo parzialmente lenire i sintomi di disagio, per cui si perverrà inevitabilmente a malesseri psicologici, psicosomatici e sociali sempre più gravi, che porteranno la comunità alla disgregazione, disperdendo i suoi valori, le sue risorse e le sue potenziali, annullandone le prospettive.
Un altro pericolo in corso è quello della sottrazione dei valori immateriali, cioè quelli simbolici, che in quanto tali non sono assolutamente da sottovalutare. Anzi. Come per un’azienda di successo ed ormai consolidata il suo marchio ha un valore particolare, commerciale ma anche monetario, ed a volte diventa oggetto di compravendita e per cifre astronomiche, così per un territorio il suo nome o meglio il suo MARCHIO, se conosciuto per motivi legati alla Storia, alla Leggenda, ed alle peculiarità del suo paesaggio, per gli ecosistemi presenti, per il suo fascino, ecc., acquisisce un valore enorme e quindi diventa motivo di appetibilità per il business che ne può derivare. Ed allora, come si può comprare un marchio aziendale, si potrebbe cercare di comprare un marchio territoriale, solo che siccome non lo si può comprare all’asta, come un’opera d’arte, allora si cercherà di sottrarlo in maniera più insidiosa, strategica, subdola, abusandone. Come avviene per i nostri prodotti tipici che all’estero sono imitati, contraffatti e venduti come fossero originali, così potrebbe avvenire per un marchio territoriale.
Se la nostra civiltà fosse fondata sulla Cultura del Rispetto, non occorrerebbe né il marketing sociale e neppure gli esperti di comunicazione per cercare di utilizzare un marchio territoriale. Occorrerebbe solo la trasparenza propositiva. Quando invece si ricorre all’opacità, quando si rendono note le cose solo quando sono fatte o poco prima, quando vengono imposte dall’alto, ecc., allora si è fatta una scelta diversa che non ha nulla a che vedere con il rispetto ed il riconoscimento della Società Civile come interlocutore primario ed essenziale, e quindi diventa inevitabilmente una contrapposizione che prima o poi si delineerà in tutta la sua dimensione, ed allora vedremo se coi soldi si potrà comprare il consenso della Società Civile …
Di solito chi ricorre a queste forme di appropriazione indebita di un marchio territoriale si riferisce spesso all’esigenza di “pensare in termini di territorio”, accusando gli “indigeni” di campanilismo se non condividono questo precetto. In realtà si tratta semmai di “LOCALISMO” e non campanilismo, ma questi non sono limiti culturali della Società Civile, ma semmai di chi compie la speculazione. Ma il punto sostanziale e paradossale è che ad invitare a pensare in termini territoriali è proprio colui o coloro che il territorio non lo posseggono, in quanto estranei ad esso culturalmente e storicamente, ed invitano a tale “profondità di pensiero” proprio coloro che già vi sono insediati, che al territorio appartengono e ne hanno fatto la storia. Ed ecco che allora assumono pieno diritto ad intervenire coloro che autorevolmente e su “delega” della Società Civile conoscono la Storia ed il territorio: gli storici e gli ambientalisti qualificati.

Calorosi saluti
Claudio Martinotti

Presidente Gruppo Gevam Onlus, http://www.gevam.it Guardie Ecozoofile Volontarie Associazione del Mediterraneo – Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale
Responsabile e Docente di Psicologia Ambientale Applicata, del Centro di Formazione Ambientale “Monferrato”, http://www.cfa-monferrato.it



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