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  • News ed Eventi dell’Accademia ed in partnership

    L'Accademia Ambientale del Monferrato (AAM - Gevam Onlus) in partnership con la Società Storica Vercellese (SSV) sta attuando un microprogetto culturale che prevede la scansione di alcuni testi storici editi dalla SSV ma ormai da molti anni esauriti e quindi introvabili, inerenti importanti personaggi, istituzioni e luoghi che hanno caratterizzato e/o interagito con la storia del Monferrato. I testi digitalizzati saranno poi inseriti nel sito ufficiale della SSV e messi a disposizione degli studiosi e ricercatori di tutto il mondo. Per maggiori informazioni sulla SSV vedi nel sito la sezione Monferrato. <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Il Gruppo Gevam Onlus ha avviato un progetto propedeutico per cercare di creare un Distretto Turistico Culturale Ambientale Interprovinciale del Monferrato. Per maggiori informazioni leggete l'articolo nella sezione Iniziative-Eventi. Gli sponsor sono gli stessi che hanno già sostenuto l'avviamento dell'Accademia Ambientale del Monferrato, i cui loghi sono riportati in home page <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Il Gruppo Gevam Onlus ha variato denominazione. Il significato dell'acronimo G.E.VA.M. è divenuto “ Gruppo Ecoculturale per la Valorizzazione dell'Ambiente del Monferrato”. Maggiori particolari sono riportati nell'articolo pubblicato nella sezione Iniziative-Eventi <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Nasce 'Patria Montisferrati', la rubrica storica di Casale News, uno dei siti di informazione on line più seguiti nel Monferrato di area casalese e non solo. La conoscenza della storia locale favorisce la tutela ambientale ... questo è il concetto guida che ha favorito la reciproca collaborazione. La rubrica sarà condotta da Claudio Martinotti Doria. Per informazioni leggete l'articolo nella sezione Iniziative ed Eventi del sito <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Le vere cause della crisi economica internazionale e del degrado ambientale. Leggete l'esaustiva analisi storica e scientifica esposta da uno dei massimi esponenti europei della Scuola Economica Austriaca: l'economista spagnolo Jesus Huerta de Soto, nella sezione "Iniziative - Eventi". Un vero e proprio evento culturale per l'Italia, disponibile grazie al nostro partner USEMLAB di Torino.
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Riflessioni Complementari sulla Crisi Economica (I parte)

Iniziative-Eventi

Scritto da Jesus Huerta de Soto
23 Maggio 2010
Fonte: Associazione Culturale USEMLAB di Torino http://www.usemlab.com/index.php

Trascrizione del discorso tenuto da Huerta de Soto a Madrid il 29 Aprile 2010, durante il III congresso di Economia Austriaca.
Traduzione di Mario Fuoricasa, revisione di Francesco Carbone

Alcune Riflessioni Complementari sulla Crisi Economica e la teoria del ciclo

Quando nel 1998 si pubblicò la prima edizione di “Dinero, credito bancario y ciclos economicos” mai avrei potuto immaginare che si sarebbe prodotta la crisi finanziaria più profonda dalla grande depressione del 29 e che saremmo sprofondati in una recessione economica come quella che ci sta ammorbando.
Con mia sorpresa, a partire dall’anno 2007 ,“Dinero, credito bancario y ciclos economicos” inizia a diventare di moda in ambito accademico. Attualmente è stato pubblicato in 7 paesi, in alcuni dei quali in più edizioni: 4 in Spagna, la quarta è praticamente esaurita; 2 negli Stati Uniti e in UK; 2 edizioni in Russia, la edizione ceca e slovacca; presenterò ufficialmente la edizione rumena in ottobre presso la Università Iaşi, che ha intenzione di concedermi un dottorato “honoris causa”.
Abbiamo poi la edizione polacca che commenterò domani e che è stata patrocinata dalla Banca Centrale di Polonia, da una persona che è morta nel tragico incidente di Katyn (Smolensk ndt) insieme al resto del governo. Il presidente della Banca Centrale di Polonia. Sono a lui particolarmente riconoscente. Patrocinò e pagò l’edizione per conto della banca centrale, sebbene la principale conclusione del mio libro, come voi sapete, sia proprio la soppressione delle banche centrali.
E’ stata pubblicata anche la edizione francese e la edizione cinese. Ci sono altre dodici lingue nelle quali il libro è stato già tradotto o che sono in avanzata fase di traduzione. Tutto ciò è qualcosa di sorprendente, specie considerando che si tratta di un libro accademico alquanto voluminoso: la versione spagnola ha 650 pagine, mentre la versione inglese ne ha 800. Con il libro elettronico, attraverso Internet, c’è poi la possibilità di raggiungere ancora più lettori.
Il libro è disponibile in inglese nel sito del Mises Institute (www.mises.org ndt) e in tutte le lingue nelle quali è stato tradotto nel mio sito web (www.jesushuertadesoto.com ndt). Il fatto di aver posto gratis il libro in Internet, invece di deprimere le vendite, le sta incentivando. I 4000 esemplari pubblicati dal Mises Institute si esaurirono in un anno e qualche mese, mentre della seconda edizione, pubblicata 9 mesi fa, ne rimangono 1000 copie delle 3600 stampate.
Come conseguenza di tutto ciò sono stato invitato a diversi congressi, seminari, sessioni ecc., purtroppo non posso accontentare tutti coloro che mi invitano e devo essere molto selettivo. Su YouTube potete vedere alcuni miei interventi, sopratutto quello che ebbe luogo in Polonia nella Università centrale di Varsavia o alla borsa valori di Varsavia; ci sono miei interventi a Mosca Praga , Bratislava, Vienna ecc..
Al momento delle domande che di solito seguono questi interventi, sono emersi in maniera più o meno regolare alcuni temi ricorrenti, nonostante (almeno così io penso) essi siano convenientemente trattati nel mio libro. Ho deciso quindi di riassumere sommariamente questi temi e di scrivere il paper oggi distribuito con il titolo “Alcune riflessioni complementari sulla crisi economica e la teoria del ciclo”.
Dal punto di vista intellettuale è una soddisfazione che l’analisi presentata nel libro sia l’unica capace di spiegare cosa è accaduto nel passato, perché è accaduto, cosa sta accadendo ora e cosa accadrà nel futuro. D’altro canto, però, considero una tragedia il fatto che in pieno XXI secolo si soffra ancora in tutto il mondo a causa di un sistema finanziario figlio di un accidente storico: la legge di Peel del 1844.
Nonostante questa legge andasse nella giusta direzione (nel senso che stabilì il coefficiente di cassa del 100% per l’emissione di cartamoneta) essa dimenticò di includere gli altri mezzi fiduciari che hanno la stessa funzione della cartamoneta: i depositi bancari. Dimenticò cioè di stabilire lo stesso requisito del 100% di riserva per i depositi bancari. Questo fatto, come avete avuto modo di studiare nelle lezioni che ci hanno visto insieme, ci spiega, con una logica implacabile, come siamo arrivati alla situazione attuale. E’ necessario, pertanto, operare un ridisegno istituzionale del sistema finanziario e bancario a livello mondiale seguendo le linee stabilite nel mio libro, che si possono rileggere in dettaglio nel capitolo 9.
In UK esiste il Cobden Centre (www.cobdencentre.org ndt), fondato dall’imprenditore Toby Baxendale. Baxendale ha riunito un gruppo di candidati al parlamento per le elezioni del prossimo 6 maggio. Il gruppo è capeggiato da uno dei candidati che ha elaborato un progetto di legge da presentare al parlamento Inglese. Il progetto consiste semplicemente nel completare la legge di Peel laddove rimase incompleta nell’anno 1844.
Ciò è motivo di mio grande personale orgoglio in quanto lo sviluppo del progetto di legge segue punto per punto la proposta di riforma come indicata nel capitolo 9 del mio libro. Questo progetto di legge cade per di più a fagiolo nel Regno Unito. Ricordatevi che il salvataggio del sistema bancario inglese, fino ad ora, ha comportato interventi per 320 miliardi di sterline. I cittadini sono desiderosi di avere spiegazioni sul perché è accaduto tutto ciò. Speriamo che questa voglia di capire le motivazioni delle crisi possa davvero plasmarsi in una legislazione in grado di evitare, una volta per tutte, il ripetersi di questi fenomeni.
Anche dall’altro lato dell’Atlantico c’è un parlamentare di nome Ron Paul, vecchio amico di questa università e di questo movimento, pronto a sottoporre il medesimo progetto di legge. Tra l’altro ho avuto la opportunità di ascoltarlo in un dibattito pubblico nel quale è riuscito a mettere alle corde Ben Bernanke. Il progetto complessivo si realizzerebbe con la presentazione simultanea dei progetti di legge in entrambi i lati dell’Atlantico. Come progetto di legge nel Regno Unito e come progetto di legge nella House of Representatives negli Stati Uniti d’America.
La scuola austriaca, e la sua teoria del ciclo in particolare, sono oggi sulla cresta dell’onda come conseguenza non intenzionale del fatto che siamo giunti a una situazione che gli “altri paradigmi” economici non hanno saputo prevedere, spiegare e analizzare.
Quali sono i temi periferici che sono emersi, che considero di interesse, e che mi accingo a ripassare e commentare insieme oggi? Sono quelli numerati da 1 a 10 nel paper che ho distribuito. Il primo di questi fa riferimento alla relazione che esiste tra due aspetti apparentemente non connessi. Da un lato l’espansione creditizia, l’espansione artificiale del credito, generata dalla banca con riserva frazionaria e dall’altro lato il danno ambientale.
Oggigiorno si tratta di un tema molto sensibile, che tuttavia è stato trattato in maniera insistente e a volte abusiva attraverso il cosiddetto “riscaldamento globale”. A me sembra che gli ambientalisti abbiano sbagliato la mira ed abbiano sbagliato nell’identificare il nemico. Si sono demagogicamente adoperati a lottare contro il fantasma del riscaldamento globale per giustificare un maggiore interventismo dello stato e per ottenere appoggi e consensi molto ideologizzati e politici.
Invece man mano che si studia e si fa investigazione sul problema si può notare una diretta connessione tra la analisi austriaca del ciclo ed il danno che si produce nell’ambiente. L’ecologia di mercato è una disciplina che nasce circa vent’anni fa per mano di alcuni teorici che hanno tentano di combinare l’approccio della scuola austriaca di economia e l’analisi della “public choice school ”, – la scuola della Virginia – e alcune apportazioni della teoria neoclassica del diritto di proprietà. Noi pubblicammo in Spagna nel 1993 un libro paradigmatico che rappresenta questo movimento, i cui autori sono Terry L. Anderson, Donald R. Leal “Free-market environmentalism”
La conclusione degli studiosi dell’ecologia di mercato è che il miglior modo di per preservare l’ambiente è quello di estendere la creatività imprenditoriale e i principi del libero mercato a tutte le risorse naturali. Ciò esige la loro completa privatizzazione ed una efficace definizione e difesa del relativi diritti di proprietà attraverso agenzie private di sicurezza come prima scelta o, in ogni caso partendo dagli ordinamenti attuali, una vera difesa dei diritti di proprietà attraverso i sistemi giuridici vigenti in ogni paese.
La principale conclusione di questi teorici è che se si impedisce istituzionalmente la corretta definizione e difesa dei diritti di proprietà delle risorse ambientali e la assegnazione degli stessi secondo l’impeto della creatività imprenditoriale propria del mercato libero, si rende impossibile il calcolo economico con riguardo a queste risorse. Siamo pertanti destinati ad osservare una cattiva assegnazione delle stesse che si manifesta con un dannoso sovra-sfruttamento.
C’è un aspetto rilevante in grado di spiegare il cattivo uso delle risorse naturali. Questa causa consiste nell’indebita tensione imposta alla economia reale nella tappa della euforia, della bolla speculativa o esuberanza irrazionale – chiamatele come volete – che procede dall’espansione monetaria, dei sostituti monetari e dei mezzi fiduciari prodotti dal sistema bancario a riserva frazionaria orchestrato da una banca centrale.
L’espansione creditizia è come una festa molto attraente per il settore pubblico, sociale e politico. I banchieri inebriati si lanciano a prestare denaro creato dal nulla semplicemente sostenuto da scritture contabili, cioè scritture di deposito che son mezzi fiduciari senza collaterale. Tutto il processo è orchestrato dalla banca centrale che “LASCIA FARE” e ricordo che Mises chiama tutto ciò “inflazionismo passivo”.
In teoria il controllo dell’inflazione è responsabilità della banca centrale. Tuttavia, dal momento in cui i processi inflazionistici sono posti in essere al momento in cui essi iniziano a generare un manifesto aumento nella struttura dei prezzi, passa un intervallo di tempo considerevole. In concomitanza si possono verificare poi altri processi particolari, come ad es. un significativo aumento della produttività ecc.. La banca centrale nel frattempo “LASCIA FARE”. Cosi è successo negli anni 20 o in gran parte degli anni 90. L’indice dei prezzi dei beni di consumo in entrambi i casi non sperimentò variazioni significative o importanti per periodi di tempo prolungati mentre nel frattempo si stava creando una grande espansione monetaria .
Il processo descritto ha ripercussioni anche sugli imprenditori i quali, in apparenza, hanno la sensazione di poter intraprendere qualsiasi progetto di investimento, anche il più azzardato. I banchieri corteggiano gli imprenditori affinché chiedano nuovi prestiti. E’ qualcosa che abbiamo sperimentato tutti quanti, negli anni scorsi, quando le banche ci scrivevano lettere d’invito – “Ti diamo 50, ti diamo 100 mila euro” – praticamente senza alcuna garanzia, bastava solo una firma ed i tassi erano ridicoli dal punto di vista nominale e in alcuni momenti prossimi a zero o perfino negativi in termini reali se consideriamo l’inflazione.
Gli imprenditori pertanto, sotto questo stimolo, si lanciano in progetti che, secondo la teoria del capitale, troveranno realizzazione e remunerazione in un periodo di tempo molto lontano. Grazie ai tassi estremamente bassi ed a garanzie ridotte, gli imprenditori non possono che valutare l’investimento desiderato come molto redditizio. Per capire questi processi, la teoria austriaca del capitale è senza dubbio la parte più importante che manca ai teorici mainstream.
I progetti di investimento nelle condizioni artificialmente manipolate, di bassi tassi di interesse e con garanzie soft, appaiono redditizi. Gli imprenditori si lanciano quindi negli investimenti senza avere cognizione che il risparmio reale non è aumentato concordemente. La dura realtà presto o tardi fa capire loro che è impossibile sostenere gli investimenti intrapresi.
Da quando si comincia a investire a quando appare chiaro che i progetti non sono più sostenibili possono passare parecchi mesi, o anche anni di euforia economica. Nel frattempo, gli imprenditori richiedono più fattori di produzione e soprattutto più fattore lavoro. Il mercato del lavoro quindi sembra, in questa fase, particolarmente prospero, i salari continuano a crescere, ed i sindacati sono soddisfatti.
In questa fase, anche i governanti sono molto contenti. I rapporti periodici sui flussi di cassa li informano, con loro stupore, che la riscossione e le entrate continuano a crescere. L’altro giorno, un alto funzionario del ministero delle finanze spagnolo mi raccontava come il ministero stesso, negli anni scorsi, fosse alquanto sorpreso di quanto stava crecendo la riscossione delle imposte. Nessuno tuttavia si preoccupava o si chiedeva da che cosa dipendesse questo fenomeno.
L’aumento delle entrate, ad un tasso che ha superato anche di dieci volte quello della crescita del Prodotto Interno Lordo, ha spinto funzionari e politici a finanziare ciò che più desideravano, così da procurarsi voti di scambio: il collegamento ad alta velocità ferroviaria (AVE) di tutte le capitali di provincia spagnole; l’aumento di sussidi; l’aumento della spesa pubblica.
Ho fatto questo piccola esposizione delle dinamiche osservate per ribadire la evidente concordanza di interessi convergenti. Tutti gli agenti economici stringono una tacita alleanza, si fanno trasportare attraverso questa fase di inflazionismo passivo, di esuberanza irrazionale, mentre i sintomi dei futuri inevitabili effetti di insostenibilità sono ancora silenti o non percepiti.
Per quel che riguarda l’ambiente, quello che non si vede è che si sta producendo uno stress non necessario ad un costo tremendo. Si inquinano fiumi e aria, si disbosca, si fabbrica cemento non necessario, si estraggono minerali, gas, petrolio ecc. ad un ritmo che, in circostanze normali e senza la fase di espansione artificiale del credito, non avrebbe avuto luogo.
Tutto questo maggior sfruttamento viene posto in essere per la produzione di beni capitali che si materializzano come inutili quando comincia la recessione. Si producono, per errore, beni che hanno una distribuzione geografica e soprattutto una distribuzione temporale sbagliata. Ossia, beni di capitale già materializzati in un luogo dove non devono stare e/o in un momento inadeguato.
Alcuni esempi possono essere le torri Squìo, che precedettero la crisi degli anni 90; oppure l’Empire State Building finito nel periodo iniziale della grande depressione 29; ed ora le quattro torri grandiose di Madrid. Esiste quasi una continuità nella realizzazione di edifici paradigmatici come materializzazione di cattivo investimento generalizzato.
Alla fine dopo molto tempo si riesce a dare un uso economico a questi beni, ma il fatto rilevante è che sono stati prodotti quando non si doveva. E’ un errore, quindi, sia produrre 500.000 appartamenti sulla costa perché nessuno li vuole, sia il fatto di produrli 5 o 10 anni prima di quando effettivamente si potrebbe farlo in maniera redditizia. Mi riferisco a questo quando parlo di una cattiva assegnazione tanto geografica quanto temporale delle risorse che si articolano nella struttura dei beni di capitale.
Alla fine, pertanto, il mercato impone sempre le decisioni dei consumatori. Bisogna rendersi conto che gli investimenti sbagliati sono stati finanziati non dal risparmio reale dei cittadini, ma da denaro creato dal nulla. In alcuni anni, negli USA, abbiamo visto gli investimenti crescere a ritmi del 10% con un risparmio negativo. Come è possibile? Semplicemente per il fatto che si stanno finanziando tramite l’espansione creditizia contabile.
Questo porta a una discoordinazione intertemporale tra gli agenti economici. Gli imprenditori investono a tasso accelerato, sono ottimisti, mentre allo stesso tempo il resto dei cittadini non stanno aumentando i risparmi di modo da sostenere i loro progetti di investimento. Il disaggiustamento presto o tardi viene scoperto e detectato dal mercato, ovvero da quel processo che costituiamo tutti noi. Un processo che in termini dinamici (non in termini statici o paretiani) è sempre molto efficiente. Possiamo analizzare sei modi attraverso i quali il mercato scopre gli errori, modi che sono riportati nel capitolo 5 del mio libro. L’importante è sapere che la teoria del capitale fornisce gli strumenti analitici per capire tutto quanto il processo.
Quando arriva la crisi e i primi fallimenti, il valore degli attivi delle banche si riduce a una frazione dei prestiti effettivamente elargiti. Il passivo invece rimane lo stesso, i depositi sono quelli prestati. La crisi si trasforma in una crisi finanziaria a causa dell’insolvenza delle banche che non riescono a far fronte alle loro obbligazioni di pagamento. Al contempo è necessaria una riassegnazione dei fattori di produzione. Questo è proprio ciò che succede durante il periodo di recessione economica.
Il risultato di questo periodo di boom seguito dal periodo di bust, è che ci ritroviamo più poveri. Ci siamo impegnati a costruire e finanziare la produzione di beni non desiderati, che non erano necessari, che non erano redditizi, con un danno finale anche all’ambiente che non si sarebbe verificato se il processo di sviluppo si fosse basato solo sul risparmio genuino, stimolato e alimentato dall’imprenditore, in un quadro istituzionale rappresentato da un sistema finanziario basato sui principi tradizionali del diritto.
La conclusione è pertanto duplice:
1) durante la tappa della bolla siamo tutti contenti, nessuno è capace di diagnosticare il danno economico in termini di mala assegnazione delle risorse, che pertanto vengono sprecate, e di danni generati all’ambiente.
2) la teoria economica finora dominante contribuisce a giustificare il congiunto di quegli interessi tra loro collegati dietro lo stato di ubriachezza: si pensi a cosa ha prodotto la teoria classica della finanza, con l’ipotesi di efficienza dei mercati, di razionalità degli agenti, il CAPM, etc etc… tutto questo giustifica la bolla, per la teoria dominante si tratta sempre di prezzi corretti, per cui non c’è niente di cui preoccuparsi.
Gli ambientalisti devono quindi difendere un sistema bancario libero, senza banca centrale, senza organo di pianificazione centralizzata, un sistema in cui tutti gli agenti economici, compresi i banchieri privati, rispettano e si attengono ai principi generali del diritto, pena la condanna e il carcere. Chiunque falsifica il denaro, producendo certificati per un valore superiore a quello depositato, o che crea dal nulla un deposito alla vista, è un criminale che viola i principi essenziali che esigono e garantiscono una cooperazione pacifica ed armoniosa tra gli esseri umani. Criminale che contribuisce a creare e che partecipa a un processo sistemico di mala assegnazione delle risorse, dove si distorcono i segnali essenziali in grado di orientare e dirigere l’opera degli esseri umani per cooperare pacificamente tra di loro. E’ infatti la cattiva assegnazione delle risorse a creare il ciclo economico.
C’è pertanto una connessione chiarissima tra economia, etica, diritto e storia, dove le analisi dei quattro campi di investigazione vanno tutte nella stessa direzione. E c’è di conseguenza una responsabilità da parte di tutti gli studiosi e amanti della libertà nel cercare di perseguire la riforma del sistema monetario, in base alle linee tracciate dai principi generali del diritto. E qui possiamo avere l’appoggio degli amanti della natura, di coloro che desiderano avere un ambiente pulito e rispettato. Solo in un intorno di banca libera con coefficiente del 100%, senza banca centrale, possiamo approssimarci a un corretto match tra risparmio e investimento, garantendo che lo sviluppo sia sostenibile e non crei danni né al genere umano né al processo di cooperazione sociale.

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