Fonte: Associazione Culturale USEMLAB di Torino http://www.usemlab.com/index.php
Trascrizione del discorso tenuto da Huerta de Soto a Madrid il 29 Aprile 2010, durante il III congresso di Economia Austriaca.
Traduzione di Mario Fuoricasa, revisione di Francesco Carbone
23 Maggio 2010
Ottavo Tema. Gli scenari
Ed ora l’ottavo punto. Quali sono i possibili scenari quando si scatena una crisi come quella attuale?
Anche questa è una domanda parecchio ricorrente. Concretamente sono riuscito ad analizzarne in termini analitici quattro. Non escludo che ne possano esistere di addizionali, però i quattro che espongo sono scenari puri e nella realtà potremmo ottenere qualsiasi combinazione caratterizzata da un maggior o minor grado di alcuni di questi quattro.
Il primo scenario quando si produce una crisi finanziaria ed una recessione economica come l’attuale, è forse – nonostante le apparenze – il più dannoso: LA RIPRESA DELLA BOLLA.
I responsabili politici e monetari reagiscono di fronte alla crisi con una immissione di dosi massicce di liquidità nel tentativo di fermare i processi scatenati dalla crisi e in qualche modo riescono a rimettere in moto il processo di espansione. Nel mio libro spiego che questa azione è possibile ma, quando presto o tardi termineranno gli effetti temporanei di stimolo, la crisi finanziaria ricomparirà inesorabilmente e con essa la recessione economica. Entrambe in forma molto più grave della precedente.
Abbiamo anche un antecedente sotto i nostri occhi. La crisi del 2001 2002. Alan Greenspan mantenne i tassi piuttosto alti nonostante lo scoppio della bolla delle dot.com (erano ancora al 3.5% nell’estate 2001, ndt) ma poi vi fu l’11/9/2001, l’attacco al World Trade Center. Quindi, governo e banche centrale decisero di riprendere l’espansione monetaria per impedire la recessione. Iniziarono a somministrare “ossigeno” al malato. Io direi che gli hanno dato droga, cocaina per altri sei altri anni fino al 2007. Durante quei sei anni di espansione artificiale abbiamo perso l’opportunità che si realizzassero gli aggiustamenti sani e necessari già dal 2001. Una costellazione di errori di investimento si sono così stratificati sugli errori pregressi.
Il secondo scenario è l’estremo opposto: Il CROLLO SISTEMICO .
La caduta sistematica del sistema bancario con riserva frazionaria sarebbe una tragedia. Immaginiamoci la cosa facendo riferimento al passato. Cade Lehman Brother, la gente si preoccupa nonostante fosse una banca d’investimento; cade Morgan Stanley, Goldman Sachs, poi tocca a Citigroup, quindi anche in Spagna cade il Banco Santander e tutti gli altri. Il terrore si diffonde – tutti a ritirare il denaro – ma il denaro come sappiamo non c’è e… patatrak.
Il sistema bancario implode su se stesso. Tutte le banche falliscono. Si verifica una tragica contrazione monetaria in quanto il denaro in contante è di fatto solo una minima parte del denaro effettivamente a disposizione sotto altre forme. Immaginatevi il conseguente riaggiustamento dei prezzi. Sarebbe stato un colpo tremendo che avrebbe posto fine all’economia come oggi la conosciamo ed avremmo dovuto ricominciare tutto da zero.
Il Prof. Bagus ed altri miei discepoli, molto puristi e dotati di un buon senso, sostenevano che questo sarebbe stato lo scenario più probabile. Del tipo “fiat justitia – pereat mundus”. Questa tragedia è stata evitata, (e mi trovo in una situazione incomoda nel tentativo di spiegarla) proprio grazie al “BAILOUT”.
Però attenzione! Voglio essere ben chiaro. Anche se attraverso il bailout si è tentato di salvare il sistema fate caso in che circostanze speciali si trovano le banche centrali. Sembra che siano i salvatori della Patria! Si! Ma sono intervenute sulla scena a spegnere un incendio che loro stesse avevano attizzato. Ci raccontano solo delle stoiche azioni di salvataggio e non del resto.
Se ci potessimo sedere e discutere intorno a un tavolo con i banchieri centrali direi: “dovete sparire”. Sarebbe quindi necessario ripristinare il “gold standard”, ri-privatizzando il denaro e lasciando che tutti gli agenti economici operino sul mercato secondo i principi generali del diritto, secondo i quali la banca deve avere un coefficiente di riserva del 100% .
E questi concetti devono essere ribaditi! Devono essere ribaditi a voce alta, devono essere ripetuti nelle conferenze, alla radio, alla televisione, Bisogna scriverli nei libri e negli articoli, ed essere insistenti mille e mille volte.
Sappiamo bene come si è costruito il bailout. Fu ideato il super piano di salvataggio di 700 miliardi di dollari per comprare gli attivi tossici delle banche. D’altronde quando il mercato scopre che gli attivi delle banche valgono solo una frazione di quello che si supponevano valere, non resta che comprare questi scarti, proprio quello che ha fatto il piano.
Ci sono stati poi i 180 miliardi per salvare AIG che assicurava a sua volta le banche; i 360 miliardi di sterline in UK o semplicemente la garanzia dei depositi per decreto come è avvenuto in Irlanda, Portogallo, Grecia. Nondimeno la nazionalizzazione completa o parziale delle banche come successe in Belgio o in Olanda ecc. senza fare nomi: Fortis, ING, Abn-Amro. Tutto il sistema finanziario è stato sul punto di sparire. Questo scenario, detto sottovoce, fortunatamente però è stato evitato.
Ma c’è un’ altro scenario possibile il terzo che io chiamo: NIPPONIZZAZIONE DELLA ECONOMIA (o ECONOMIA IN SALSA GIAPPONESE ndt).
Questo scenario consiste in una serie di interventi di bilancio e di credito governativi così intensi che sebbene non consentano la ripresa dell’espansione creditizia e della bolla determinano però un blocco dei processi spontanei del mercato che tendono a risanare e a ristrutturare gli errori imprenditoriali intrapresi nella fase della euforia. In questo caso l’economia viene a trovarsi in stato permanente di recessione, in poche parole, quello che è avvenuto in Giappone.
Il Giappone è un altro caso tipico e paradigmatico al quale è applicabile la teoria austriaca del ciclo. Il Giappone ha avuto una gigantesca bolla negli anni 80. Erano arrivati a prezzare gli immobili a Tokio per centimetro quadrato. Le imprese giapponesi presumevano di essere grandi società finanziarie che marginalmente si occupavano anche di produrre transistor, computer ecc..
Tutto questo si sbriciola con una crisi puntuale. In Giappone risulta difficile, per ragioni istituzionali, ristrutturare gli errori di investimento. Si considera infatti che il lavoratore debba avere una particolare lealtà (culturalmente di tipo post-feudale ndt) verso l’impresa e viceversa. La Banca centrale giapponese consente il roll-over continuo del credito. Si permette che le banche accettino che la restituzione dei debiti scaduti da parte delle imprese con altri debiti di nuova creazione. Tutte le banche sono tecnicamente fallite ed in cima alla piramide la banca centrale orchestra il tutto.
In aggiunta il governo ha preso ogni tipo di misura di tipo keynesiano. Il Giappone così si converte nel paese con la maggiore percentuale di debito pubblico del mondo in compagnia con il Botswana. Nonostante ogni tipo di interventi pubblico, opere pubbliche ecc.., non sono più usciti dalla recessione. E quando, di recente, sembrava che la situazione stesse lentamente migliorando è arrivata la recessione internazionale corrente. Sono di fatto in una situazione in un certo senso patetica nonostante il Giappone sia un paese molto ricco ed abbia molto capitale investito.
Questa è l’economia in salsa giapponese e questo tipo di fenomeno influenza in qualche modo anche l’economia spagnola. L’economia nostrana (spagnola), nonostante sia inserita nell’Unione Europea, è, in termini relativi più rigida soprattutto nel mercato del lavoro. Questo spiega il perché, a parità d’impatto, il nostro tasso di disoccupazione sia doppio rispetto a quello degli altri paesi della nostra area. Persino in Grecia o in Irlanda, che soffrono per grandi malinvestimenti, la disoccupazione è la metà o ancora meno della nostra.
Il problema è che in Spagna abbiamo ereditato le strutture del mercato del lavoro create dal generale Franco, nell’epoca della dittatura che NESSUNO DEI PARTITI DEMOCRATICI SI E’ PREOCCUPATO DI SMONTARE. Abbiamo ereditato due disgrazie da Franco a) il sistema del mercato del lavoro e b) la previdenza sociale. Due creazioni di Franco molto amate dalla socialdemocrazia moderna.
Il quarto scenario è importantissimo perché penso che sia quello nel quale cui ci troviamo oggi: IL NECESSARIO RISANAMENTO DEL MERCATO.
A pezzettini e bocconi, tra alti e bassi, con un colpo al cerchio e una alla botte, e nonostante tutto l’interventismo e la demagogia, il mercato è DINAMICAMENTE molto efficiente. Il mercato siamo tutti noi, milioni e milioni di persone, usciamo ogni mattina da casa con più o meno entusiasmo, cercando di tirare la carretta per la famiglia e per gli affari e per assestare i nostri bilanci. Questo gran numero di agenti economici ha una forza tremenda in grado di controbilanciare gli errori di intervento dei politici, istituzionali e sulla demagogia ecc.. Il mercato quindi in qualche maniera riesce a ristrutturare i danni.
Alcune dinamiche possono essere anche molto rapide, persino brutali. In Spagna, per esempio, sparirono in sei mesi 150.000 imprese (su un milione e rotti ndt), gli imprenditori hanno fatto uno sforzo molto grande, indipendentemente dalla politica che è totalmente scollegata dalla realtà. Le famiglie e le aziende spagnole hanno cercato di salvare dalle fiamme quello che si poteva per restituire i prestiti e sistemare i propri conti, scontando a volte perdite considerevoli.
Le aziende hanno pagato costi esorbitanti per licenziare, purtroppo e loro malgrado, molti lavoratori. Le imprese avrebbero potuto trattenere parecchi lavoratori invece di licenziarli se il costo del licenziamento fosse stato più contenuto, se ci fossero state relazioni sindacali più flessibili. Molte imprese avrebbero potuto sopravvivere se non fossero state obbligate a indennizzi di licenziamento così onerose.
Ma ripeto a pezzettini e bocconi, tra alti e bassi questo risanamento è stato fatto. Così come Hayek pensava che proprio quando il Regno Unito, dopo la prima guerra mondiale, pareva aver compiuto per bene il compito di recuperare l’economia dalla crisi deflazionaria indotta dal ritorno alle vecchie parità oro/sterlina (scelta fatta da Churchill) precedenti alla guerra; proprio in in quel momento, è iniziata la pazzia espansionista con l’abbandono del gold standard sul pretesto della Grande Depressione.
Così anch’io penso che ora in Spagna possiamo trovarci nella stessa situazione. In questo momento, dopo aver raggiunto i 5 milioni di disoccupati, il 20% di disoccupazione, l’economia che rimane attiva è sana, ed ho sufficienti indizi per affermarlo. Ritengo le aziende sane nel senso che possono fare utili in settori di attività economicamente praticabili. Scordiamoci gli utili esorbitanti e pazzi dell’epoca della passata espansione!
L’economia spagnola d’ora in poi sarà di tipo “FREDDO”, una economia di bassa crescita che poi è la crescita sostenibile, non superiore del 2%. Il compito vitale di riassorbire i 5 milioni di disoccupati, reinserendoli nel circuito di creazione della ricchezza, potrà essere efficace solo se si riformerà il mercato del lavoro con i provvedimenti di liberalizzazione che tutti sanno che andranno presi, che tutti conoscono e sono “vox populi”: dall’ultimo professore universitario, all’ultimo funzionario – sia del sindacato – sia della banca centrale – sia anche del governo.
Tutti sanno quello che deve essere fatto ma nessuno si vuol sporcare le mani a farlo! Tra le altre cose, per effetto di alcuni perniciosi meccanismi del sistema democratico, i politici hanno paura di prendere questi provvedimenti anche perché pensano – ragionevolmente –che di conseguenza perderanno le elezioni. Ai politici, risulta più comodo governare un paese che fa parte della zona Euro, come nel caso della Grecia e un po’ come accadde al tempo delle misure del Fondo Monetario Internazionale nei confronti dei paesi asiatici. Essi infatti possono presentarsi l”opinione pubblica dicendo che le misure anti-crisi vengono imposte dall’esterno. Eh via! Tutti che protestano per le strade se la prendono con Angela Merkel o con il rappresentante del FMI o gli oscuri interessi cospiratori.
Al politico non resta che prendere gli amari provvedimenti. L’austerità delle famiglie, quindi, è chiara perché aumenta l’incertezza. Vi sono parecchie migliaia di famiglie con tutti i propri membri disoccupati, ed è vitale che si producano le riforme necessarie ed utili al riassorbimento di questa tragedia sociale. L’austerità non è solo importante nel mercato del lavoro ma anche e soprattutto nel settore pubblico. Se non vogliamo che il deficit si scateni è necessaria l’austerità perché siccome la gente sta tirando la cinghia non vedo per quale ragione non debba fare la stessa cosa lo stato. Ci sono gli stabilizzatori automatici da controllare altrimenti questi tenderanno a far aumentare la spesa.
Non si aumentino però le imposte perché abbiamo bisogno che non venga ridotto attraverso l’imposizione fiscale il reddito disponibile per portare avanti il risanamento privato. Soprattutto è necessario ridurre la burocrazia e la regolazione. E’ una vergogna, non importa dove si alzi il tappeto, sotto ci si trova per ogni settore una montagna di leggi e regolamenti. Sia nel settore energetico, nel settore elettrico, nella banca, nelle assicurazioni, nei ristoranti ecc.. Parrebbe, usando la logica ed il buon senso, impossibile portare avanti qualsiasi attività in questo paese sotto il peso di queste intricate leggi e regolamenti. Ci siamo abituati alla droga della regole ed abbiamo bisogno che “papà stato” ce ne somministri in dosi sempre adeguate. Ora però smontare tutto questo suppone uno sforzo immane.
Non cadiamo nell’assurdo dell’Italia dove è stato creato un ministero per semplificare l’attività dei ministeri. Dovremmo essere coscienti che è necessario fare del clamore popolare, delle manifestazioni contro tutto questo statismo, contro l’arroganza dei funzionari e dei burocrati, contro il tanto pontificare dei politici; tutti questi in combutta nel tentativo di organizzare la nostra vita.
Nono Tema. Le riforme da realizzare
Quali sono i provvedimenti nella buona direzione che non siano quelli radicali indicati nel mio libro? Quando ci si trova persi nel mare in una tempesta e di notte è importante vedere in lontananza un faro o avere una bussola che ci può indicare una giusta direzione di rotta. Sempre, come teorici dell’economia nelle università, è necessario conoscere le riforme che porrebbero fine questi cicli economici.
Noi le misure risolutive le conosciamo e siccome studiare si fonda sul ripetere, le elenchiamo:
Primo. Ristabilire…. e dico – ri-stabilire i principi generali del diritto come già fecero banche molto onorevoli come la storica Banca di Amsterdam. Tutte le banche private devono operare con un coefficiente di cassa del 100% per i depositi.
Secondo. Soppressione di tutte le banche centrali. Esse sono gli ultimi organi di pianificazione centrale che rimangono nell’economia di mercato. Questo sarebbe come terminare la caduta del muro di Berlino.
Terzo. La base monetaria ritorni ad essere privata. Non lasciamo che ci venga somministrata dallo stato. Ci sono proposte come quella di Maurice Allais che vanno pure nella giusta direzione, ma non mi fido dello stato consentendogli di mantenere il denaro scritturale. Il potere di emettere danaro è fatalmente seduttivo ed è quasi impossibile non pensare che i governanti non ne facciano abuso. Si deve pertanto tornare ad una base monetaria totalmente privata come quella che fu espropriata, ovvero la moneta secolarmente preferita spontaneamente dal mercato, in una parola l’oro. Si lasci poi al nelle mani del mercato l’evoluzione nella privata e libera scelta della moneta più idonea.
QUESTE SONO LE RIFORME CHE MANCANO.
Per i politici praticoni e i funzionari che stanno seduti nel consiglio della BCE non crediate che queste riforme e le analisi che facciamo nell’università e nel mio libro non siano informazioni utili. Lo stesso G.C. Trichet ha letto il mio libro ed mi ha inviato un commento laudatorio.
A pagina 10 del “paper” ho inserito due schemi:
1) – Sistema monetario ideale e
2) – Provvedimenti alternativi di approssimazione realizzabili con l’attuale sistema
In riferimento al primo punto “gold standard”. Cosa caratterizza il gold standard? La sua base monetaria è rigida e cresce poco, meno del 2% all’anno. Caro Trichet, se vuoi avere un obbiettivo sano di crescita monetaria cerca di simulare almeno un tasso di crescita simile a quello dell’oro; ma per favore poi ATTIENITI all’obbiettivo! Che non succeda come negli anni passati quando in Maastricht si pose l’obbiettivo della crescita dell’M3 al 4,5% , ma la BCE per vari anno sforò al 5, al 6, al 7 ecc. Quindi l’informazione utile per una banca centrale è che controlli la massa monetaria e non consenta aumenti superiori al 2% e che per tempo aumenti il tasso di interesse.
In riferimento al secondo punto. Coefficiente di cassa del 100% Quale è la funzione del coefficiente di cassa del 100%? Semplicemente impedisce che ci siano crisi bancarie perché il denaro sta al suo posto e se qualcuno vuole ritirarlo non ci sono problemi. Non solo, ciò consente che il flusso di investimenti viaggi in concordanza con il flusso di risparmio. L’informazione utile per la banca centrale, come abbiamo visto con il bailout recenti è che deve attuare come falso succedaneo del coefficiente di cassa al 100% somministrando la liquidità necessaria quando si manifesta una perdita di fiducia.
Le cose più importanti, nel sistema ideale che proponiamo, sono:
- che, come umanamente possibile,ci sia un buon coordinamento tra il risparmio previo e genuino e gli investimenti.
- che il denaro depositato non si presti.
- che il servizio di somministrazione di liquidità sia totalmente separato dalla intermediazione finanziaria .
Qui il provvedimento succedaneo approssimativo è ad esempio la vecchia Glass–Steagall Act del 1933. Questa legge stabiliva la separazione radicale tra la banca d’investimento e la banca commerciale.
Decimo Tema: La confusione economica di economisti e cittadini
E qui mi infiammo perché i miei colleghi di “Chicago”, suppostamente liberali, non hanno mai voluto comprendere cosa sia una economia di mercato. Sono talmente ingenui che pensano, per esempio, che nel dibattito tra tassi di cambio fisso e quello flessibile – siccome quello flessibile è quello libero – in un mercato libero è necessario un tasso di cambio flessibile.
Gravissimo errore!!
Per il fatto che oggi non esiste affatto un mercato libero e ,come spiegarono Hayek nel libro “Monetary nationalism and international stability” e Mises fino alla nausea, è molto più vicino al sistema ideale un sistema di cambi fissi che ingessi la politica monetaria dei governi per impedirgli di agire fuori controllo. Invece abbiamo un sistema caotico di monete con tasso di cambio flessibile che induce alla concorrenza sleale, fanno la corsa a chi fa più inflazione per avere vantaggi competitivi rispetto agli altri.
E’ quasi impossibile credere che una persona così distinta come Milton Friedman abbia avuto una conoscenza così precaria dei processi di mercato che sia arrivato a difendere i tassi di cambio flessibili. E’ quasi impossibile credere che persone così distinte come quelli della “Scuola di Chicago” abbiano operato perché, all’epoca finale di Ronald Reagan ed in seguito sotto Clinton, fosse adottata una deregolamentazione finanziaria.
Ma che cavolata è questa! Il mercato libero esige:
- che le banche centrali spariscano;
- che il danaro venga riprivatizzato con il gold standard;
- e che tutti operino sul mercato secondo i principi generali del diritto.
Però, se questo non è possibile il mercato libero esige che ci sia una regolamentazione che per lo meno simuli, come meglio possibile, i risultati della nostra riforma.
E’ tanto assurdo come se dicessimo che siccome io sono liberale tutti, per la strada, possono fare quello che gli pare. Uno guida a destra, l’altro a sinistra, l’extracomunitario di passaggio faccia del commercio sul marciapiede. No signori! Nel mercato libero la strada sarebbe di un condominio di proprietari. E credete voi che le regole del condominio di proprietari lascerebbe passare chiunque indiscriminatamente? O credete che lascerebbe dormire un indigente al portone? Ci sarebbe una regolazione privata molto rigorosa, come quella che spiega Walter Block nel suo libro sulla privatizzazione delle strade, nel quale egli spiega che se le strade fossero private ci sarebbero meno inquinamento, meno rumore, meno incidenti ecc..
Anche se non non siamo in grado di capire come il mercato regolerebbe certi aspetti, perlomeno, attraverso queste indicazioni, sapremmo almeno quale possono essere le regolamentazioni che vanno nella giusta direzione.
E di nuovo, ripeto, che fu una tragedia per tutto il mondo civilizzato l’eliminazione della separazione radicale tra la banca commerciale, che in qualche forma somministra la liquidità a corto e cortissimo termine (quella noiosa del “cinque”: presta al 5% e chiude alle 5pm, ecc..) e quella di investimento dei “boys di Wall Street” con la loro ingegneria finanziaria. Le due cose devono rimanere separate! Siamo vittime dell’abolizione della Glass–Steagall Act del 1933 su pretesto della deregolamentazione finanziaria.
Siamo poi anche vittime, come amanti del mercato libero, perché ora arrivano attacchi con le seguenti argomentazioni: “Vedete come il mercato libero non funziona? Vedete come per aver deregolamentato è andato tutto a carte quarantotto”.
Beh! Con con dei compagni di viaggio come quelli di “Chicago” noi, amanti della libertà, non abbiamo bisogno di altri nemici.
Grazie a tutti per la vostra pazienza.
(standing ovation ndt.)
