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	<title>Accademia Ambientale del Monferrato</title>
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		<title>Biodiversità a rischio: in Italia negli ultimi 50 anni distrutto il 60% degli ecosistemi terrestri, ma disponiamo ancora del 43 per cento delle specie europee</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 16:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it Ma ritornano la lince e la foca monaca. Italia da primato: ospita 43% specie europee e 4% mondiali Legambiente: «È necessario aumentare la percentuale di superficie delle aree protette»    Il rapporto &#8221;Biodiversità a Rischio&#8221; di Legambiente evidenzia che l&#8217;Italia  «È uno dei più importanti hot spot di biodiversità in Europa, ma il suo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: Greenreport <a href="http://www.greenreport.it/"><span style="text-decoration: underline;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">http://www.greenreport.it</span></span></span></a></p>
<p>Ma ritornano la lince e la foca monaca. Italia da primato: ospita 43% specie europee e 4% mondiali</p>
<p>Legambiente: «È necessario aumentare la percentuale di superficie delle aree protette»</p>
<div id="main_photo"><a href="http://www.greenreport.it/_new/immagini/big/2013_05_21_16_32_30.jpg"><img alt="" src="http://www.greenreport.it/_new/immagini/big/2013_05_21_16_32_30.jpg" width="320" /> </a> </div>
<p>Il rapporto &#8221;Biodiversità a Rischio&#8221; di Legambiente evidenzia che l&#8217;Italia  «È uno dei più importanti hot spot di biodiversità in Europa, ma il suo ricco patrimonio naturale è a rischio». Il nostro è un  vero e proprio primato europeo: l&#8217;Italia, ospita circa 67.500 specie di piante e animali, circa il 43% di quelle descritte in Europa e il 4% di quelle del Pianeta. Ci spetta però anche il record delle specie a rischio: «Nell&#8217;Unione Europea il maggior numero di animali e piante minacciati, circa il 35%, si trova proprio nell&#8217;area del Mediterraneo, in particolare in Italia &#8211; spiega il rapporto &#8211; Ma anche nel resto del mondo la situazione non è delle migliori: la perdita di biodiversità del pianeta avanza con tassi che incidono da 100 a 1000 volte più del normale. Negli ultimi 50 anni, si è degradato il 60% degli ecosistemi terrestri con pesanti ripercussioni socio economiche».</p>
<p>Il documento del Cigno Verde traccia un quadro aggiornato sulla situazione della biodiversità in Italia e nel mondo e raccoglie due interessanti approfondimenti sulle zone umide e la biodiversità in Abruzzo. «Il dossier, i cui dati sono anticipati in vista della Giornata Mondiale della Biodiversità in programma domani 22 maggio &#8211; sottolineano gli ambientalisti &#8211;  vuole riportare in primo piano il tema della biodiversità, capitale naturale del pianeta, risorsa fondamentale per lo sviluppo e la ricchezza economica».</p>
<p>Dal rapporto emergono bellezze naturali e criticità dell&#8217;Italia: «Un Paese dove sono presenti un&#8217;enorme varietà di ambienti naturali con ben 130 gli habitat individuati dalla Direttiva europea Habitat 92/43<strong>.</strong> La fauna italiana rappresenta più di un terzo dell&#8217;intera fauna europea con 57.468 specie e sono state censite 6.711 piante vascolari. Abbiamo, inoltre una delle più ricche flore europee di muschi e licheni. Questo ricco patrimonio è però sotto scacco: secondo i dati della Lista Rossa Nazionale delle specie minacciate, elaborata dal Comitato Italiano dell&#8217;Iucn, delle 672 specie di vertebrati valutate (576 terrestri e 96 marine), 6 sono estinte nella regione in tempi recenti. Le specie minacciate di estinzione sono 161 in totale (138 terrestri e 23 marine), pari al 28% delle specie valutate. Il 50% circa delle specie di vertebrati italiani non è invece a rischio di estinzione imminente. Complessivamente però le popolazioni dei vertebrati Italiani, soprattutto in ambiente marino, sono in declino. Per quanto riguarda i dati emersi dalla Lista Rossa parziale della flora d&#8217;Italia, invece, emerge che due specie endemiche sono completamente estinte a livello globale, mente altre sopravvivono solo ex situ nelle collezioni di giardini botanici».</p>
<p>Secondo Legambiente «Questi dati evidenziano dunque la necessità di intensificare nei prossimi anni l&#8217;impegno dell&#8217;Italia per garantire che la biodiversità e i molti servizi che essa offre siano meglio integrati in tutte le altre politiche a livello nazionale e internazionale, in modo che la biodiversità diventi il fondamento su cui poggia il nostro sviluppo economico e il nostro benessere sociale».</p>
<p>Per Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente, «Frenare la perdita di biodiversità è una delle sfide più grandi da affrontare attraverso l&#8217;adozione di misure concrete, che seguano le tante buone intenzioni proposte fino ad ora e che invece non hanno trovato un&#8217;effettiva attuazione. Il deludente risultato della Conferenza delle Nazioni Unite Rio+20, che ha portato alla sottoscrizione di un debole documento privo di impegni concreti e copertura finanziaria, accelera ancora di più la necessità di attuare interventi concreti per rilanciare l&#8217;economia, mitigare gli effetti del cambiamento climatico e fermare la perdita di biodiversità, importante capitale naturale su cui fondare il nostro sviluppo economico e benessere sociale. In questo percorso di rilancio, tutela e conservazione della biodiversità, le aree protette hanno un ruolo chiave nella conservazione e valorizzazione della natura, ma a loro spetta anche il compito di diventare un organismo moderno di gestione integrata e sostenibile del territorio cercando di far crescere, entro il 2020, la percentuale della loro superficie a livello mondiale (il 17% delle aree terrestri e il 10% di quelle marine) come stabilito dall&#8217;Onu».</p>
<p>Tra le principale cause di perdita di biodiversità ci sono i cambiamenti climatici, l&#8217;introduzione di specie aliene, il sovra sfruttamento e l&#8217;uso non sostenibile delle risorse naturali, le fonti inquinanti e la perdita degli habitat.« I soggetti più esposti agli effetti negativi della perdita di biodiversità sono le popolazioni che dipendono direttamente dai beni e dai servizi offerti degli ecosistemi &#8211; sui legge nel rapporto &#8211;  Ad esempio, la deforestazione mette a rischio un miliardo e mezzo di persone che vivono grazie ai prodotti e ai servizi delle foreste, le quali proteggono anche l&#8217;80% della biodiversità terrestre. La pressione intorno alle risorse idriche, inoltre, cresce sia in termini di quantità sia di qualità in molte zone del mondo. E il sovra sfruttamento eccessivo della pesca ha conseguenze economiche disastrose per l&#8217;intero settore».</p>
<p>Poi ci sono i costi economici causati dalla<strong> </strong>perdita di biodiversità e dal degrado degli ecosistemi, dei quali fino a poco tempo fa non si teneva praticamente conto: «La perdita annua di servizi ecosistemici viene stimata a circa 50 miliardi di euro; ed entro il 2050 si stima che le perdite cumulative, in termini di benessere, potrebbero essere equivalenti al 7% del Pil».</p>
<p>Il rapporto ha un approfondimento sulle zone umide: «Preziosi ecosistemi che forniscono acqua potabile, producono il 24% del cibo del Pianeta, servono all&#8217;irrigazione delle colture, fanno da barriera e da magazzini naturali di acqua in caso di inondazioni e sono importanti serbatoi di CO2. La complessità ecologica rende però le zone umide ambienti estremamente delicati e vulnerabili a una vasta gamma di pressioni antropiche su scala globale (bonifiche, urbanizzazione, artificializzazione in senso lato, pesca sportiva) e locale (stress idrico, inquinamento, agricoltura, pascolo, fruizione non controllata)». A queste minacce si aggiunge l&#8217;introduzione delle specie alloctone invasive come la nutria (Myocastor coypus), specie introdotta dall&#8217;America meridionale come animale da pelliccia, e la testuggine della Florida (Trachemys scripta), originaria dell&#8217;America centro-settentrionale e commercializzata in Italia come animale d&#8217;acquario».</p>
<p>L&#8217;approfondimento sull&#8217;Abruzzo evidenzia che malgrado sia la regione con il più alto tasso di specie protette in Italia, «La preziosa fauna abruzzese, tra cui lupo e orso bruno marsicano, è a rischio a causa delle costanti aggressioni di origine antropica. Solo da gennaio 2012, infatti, sono stati 44 gli esemplari di lupo trovati morti nel Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, Lazio e Molise, di cui 36 solo dall&#8217;inizio del 2013. Nello stesso lasso di tempo sono deceduti anche 3 cervi e 2 esemplari di orso bruno marsicano. Questi dati dimostrano quanto ci sia da fare per riuscire a debellare una vera e propria piaga che, se non affrontata, rischia di vanificare gli sforzi di quanti si adoperano, con volontà e spirito di sacrificio, per salvaguardare il nostro importante patrimonio naturalistico».</p>
<p>Ma ci sono anche le buone notizie: «La prima riguarda il ritorno nei mari italiani della Foca monaca, una delle specie a maggior rischio di estinzione nel Mediterraneo, che ha scelto come rifugio una grotta sulla costa delle isole Egadi, in Sicilia al largo di Trapani. La presenza di questo animale testimonia dunque l&#8217;ottimo lavoro svolto dall&#8217;Area marina protetta in questi ultimi anni e dimostra come, con una corretta e attenta gestione del territorio, sia possibile far convivere la qualità ambientale ed elementi di grande naturalità con il turismo, la nautica da diporto e un&#8217;attività di pesca sostenibile importante qual è quella condotta nel mare delle Egadi. La seconda buona notizia è il ritorno della lince nell&#8217;Appennino. L&#8217;esemplare, un maschio adulto, è stato avvistato e fotografato sull&#8217;Appennino forlivese nei pressi di Santa Sofia, uno dei comuni del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. L&#8217;avvistamento del grande predatore è una notizia eccezionale, dato che l&#8217;animale si riteneva estinto in buona parte del territorio nazionale. Una notizia che deve spronare l&#8217;intero mondo dei Parchi e la ricerca scientifica a proseguire le importanti azioni intraprese a favore della conservazione della biodiversità».</p>
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		<title>Dagli Usa arriva la foresta artificiale per scindere l&#8217;acqua e creare energia. I ricercatori del Berkeley Lab realizzano le prima fotosintesi artificiale con un nanosistema “Fully Integrated”</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 10:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it  Un team di ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory dell&#8217;Università di California e del Dipartimento Usa dell&#8217;energia (a dire il vero con nomi poco americani: Chong Liu, Jinyao Tang , Hao Ming Chen, Bin Liu e Peidong Yang) hanno pubblicato su Nano Letters il sorprendente studio A Fully Integrated Nanosystem of Semiconductor Nanowires for Direct Solar Water [...]]]></description>
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<div id="main_photo"><a href="http://www.greenreport.it/_new/immagini/big/2013_05_20_16_06_11.jpg"><img alt="" src="http://www.greenreport.it/_new/immagini/big/2013_05_20_16_06_11.jpg" width="320" /> </a></div>
<p> Un team di ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory dell&#8217;Università di California e del Dipartimento Usa dell&#8217;energia (a dire il vero con nomi poco americani: Chong Liu, Jinyao Tang , Hao Ming Chen, Bin Liu e Peidong Yang)<strong> </strong>hanno pubblicato su Nano Letters il sorprendente studio <em>A Fully Integrated Nanosystem of Semiconductor Nanowires for Direct Solar Water Splitting,</em> nel quale spiegano che «La fotosintesi artificiale, l&#8217;approccio biomimetico per convertire l&#8217;energia della luce solare direttamente in combustibili chimici, si propone di imitare la natura utilizzando un sistema integrato di nanostrutture, ognuna delle quali svolge un ruolo specifico nel processo di conversione luce solare-combustibile».</p>
<p>La ricerca  sottolinea che «Nell&#8217;ambito di luce solare simulata, è stata raggiunta un&#8217;efficienza di conversione solare in combustibile  dello 0,12%, che è paragonabile a quella della fotosintesi naturale. Il risultato dimostra la possibilità di integrare componenti materiali in un sistema funzionale che imita l&#8217;integrazione nanoscopica nei cloroplasti. Inoltre fornisce un modello concettuale del design modulare che permette l&#8217;incorporazione di componenti di recente scoperta per migliorare le prestazioni».</p>
<p>Siamo quindi oltre quella che viene definita &#8220;foglia artificiale&#8221; per passare alla &#8220;foresta artificiale&#8221;. Il leader dei ricercatori, Peidong Yang, un chimico della Materials sciences division del Berkeley Lab, spiega che «Simile ai cloroplasti nelle piante verdi che svolgono la fotosintesi, il nostro sistema fotosintetico artificiale è composto da due semiconduttori assorbitori di luce, uno strato interfacciale per il trasporto della carica, e co-catalizzatori spazialmente separati. Per facilitare la scissione solare dell&#8217;acqua nel nostro sistema, abbiamo sintetizzato eterostrutture nanofile simili ad alberi, costituiti da tronchi di silicio e rami di ossido di titanio. Visivamente, le matrici di queste nanostrutture somigliano molto ad una foresta artificiale».</p>
<p>Le tecnologie solari sono la soluzione ideale per produrre energie rinnovabili ad emissioni zero e basterebbe sfruttarne efficientemente una minima parte per soddisfare tutti i bisogni umani per un anno. La fotosintesi artificiale, che converte direttamente l&#8217;energia solare in combustibili chimici, è considerata una tra le tecnologie solari più  promettenti, ma per competere con i combustibili fossili deve essere in grado di produrre idrogeno abbastanza a buon mercato. «Vincere questa sfida &#8211; dicono i ricercatori del Berkley Lab &#8211; richiede un sistema integrato in grado di assorbire la luce solare in modo efficiente e produrre charge-carriers che portino ad una &#8220;separate water reduction&#8221; e a &#8220;oxidation half-reactions&#8221;».  </p>
<p>Yang spiega che «Nella fotosintesi naturale l&#8217;energia della luce solare assorbita produce &#8220;energized charge-carriers&#8221; che eseguono le reazioni chimiche in regioni separate del cloroplasto. Abbiamo integrato la nostra nanowire nanoscale heterostructure in un sistema funzionale che imita l&#8217;integrazione nei cloroplasti e fornisce un modello concettuale per una migliore efficienza della conversione solare-combustibile in futuro».</p>
<p>L&#8217;efficienza di conversione dello 0,12%, anche se paragonabile ad alcune efficienze di conversione fotosintetiche naturali, dovrà essere sostanzialmente migliorata se si vuole avere un utilizzo  commerciale, ma il design modulare di questo sistema permette di migliorare le prestazioni. «Abbiamo alcune buone idee per sviluppare foto-anodi stabili con prestazioni migliori dell&#8217;ossido di titanio &#8211; conclude  Yang. Siamo sicuri che saremo in grado di sostituire gli anodi di ossido titanio in un prossimo futuro e spingere l&#8217;efficienza della conversione dell&#8217;energia fino a percentuali a cifre singole».</p>
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		<title>Biodiversità: in Italia a rischio di estinzione 355 specie. Il 22 maggio Ministero dell&#8217;Ambiente e Federparchi presentano le &#8220;liste rosse&#8221; di animali e vegetali in pericolo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 10:53:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: Greenreport <a href="http://www.greenreport.it/"><span style="text-decoration: underline;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">http://www.greenreport.it</span></span></span></a></p>
<div id="main_photo"><a href="http://www.greenreport.it/_new/immagini/big/2013_05_20_14_23_51.jpg"><img alt="" src="http://www.greenreport.it/_new/immagini/big/2013_05_20_14_23_51.jpg" width="320" /> </a> </div>
<p>Le due Liste Rosse nazionali delle specie a rischio estinzione,  due volumi realizzati dal ministero dell&#8217;Ambiente e da Federparchi nell&#8217;ambito dell&#8217;<em>International union for conservation of nature (Iucn), </em>verranno presentate  a Roma il 22 maggio in occasione della Giornata mondiale della biodiversità e della Settimana europea dei parchi. Un appuntamento che  s&#8217;inserisce nella più ampia cornice del rapporto di collaborazione ministero &#8211; Federparchi che si è data una serie di obiettivi comuni per la valorizzazione delle aree protette e della biodiversità.  </p>
<p>Intanto, il ministero anticipa alcuni dati: «Sono 161 le specie di animali vertebrati e 194 le varietà vegetali a rischio di estinzione in Italia».  Le Liste Rosse presentano la valutazione del rischio di estinzione e sono stati valutati pesci d&#8217;acqua dolce, anfibi, rettili, uccelli nidificanti, mammiferi, pesci cartilaginei (squali e razze) e flora. «La valutazione del rischio di estinzione &#8211; spiega il ministero &#8211; è basata su categorie, criteri e linee guida aggiornate periodicamente. Le valutazioni vengono effettuate tramite workshop tematici con gruppi di esperti delle diverse specie e aree del territorio nazionale, e revisionate criticamente sia nei contenuti sia nell&#8217;applicazione del protocollo secondo le linee guida».</p>
<p>Secondo Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi-Europarc Italia, «E&#8217; stato svolto un lavoro straordinario. Le caratteristiche geografiche, climatiche e storiche dell&#8217;Italia hanno consentito nel tempo l&#8217;insediamento e la permanenza di una variegata e ricca biodiversità, inclusa una gran varietà di specie endemiche e ambienti e paesaggi esclusivi.  Questa ricchezza è riconosciuta a livello mondiale. Ecco perché abbiamo la responsabilità di monitorare e salvaguardare questo capitale naturale dalle tante minacce che si profilano. Le pubblicazioni con le Liste Rosse ci dicono quali e quante specie animali e vegetali rischiano di scomparire e soprattutto quali sono le cause che possono determinare i fattori di rischio».</p>
<p>Un lavoro che ha preso in esame e valutato il rischio di estinzione delle specie di vertebrati in Italia, tutti i terrestri e un gruppo di vertebrati marini. «Poi &#8211; spiega il ministero &#8211; è stata creata una base di riferimento utile in futuro a valutare la tendenza dello stato di conservazione della biodiversità in Italia. Sono state incluse nella valutazione tutte le specie di pesci d&#8217;acqua dolce, anfibi, rettili, uccelli nidificanti, mammiferi e pesci cartilaginei, native o possibilmente native in Italia, nonché quelle naturalizzate in Italia in tempi preistorici. Le specie di uccelli presenti ma non nidificanti in Italia (svernanti, migratori) non sono state valutate. Per le specie terrestri e di acqua dolce è stata valutata l&#8217;intera popolazione nel suo areale italiano (Italia peninsulare, isole maggiori e, dove rilevante, isole minori). Per le specie marine è stata considerata un&#8217;area di interesse più ampia delle acque territoriali».</p>
<p>Delle 576 specie terrestri e 96 marine di vertebrati valutate in questa ricerca, 6 sono estinte nella regione in tempi recenti. Le specie minacciate di estinzione sono 138 terrestri e 23 marine, il 28% delle specie valutate. Il 50% circa delle specie di vertebrati italiani non è a rischio di estinzione imminente.</p>
<p>«Complessivamente le popolazioni dei vertebrati Italiani sono in declino &#8211; si legge nella nota &#8211; più marcato in ambiente marino che terrestre. Le conoscenze sul rischio di estinzione e le tendenze demografiche sono più carenti in ambiente marino. In ambiente terrestre le principali minacce ai vertebrati italiani sono la perdita di habitat e l&#8217;inquinamento. Il numero di specie minacciate dal prelievo e dalla persecuzione diretta è piuttosto ridotto. La principale minaccia rilevata in ambiente marino è la mortalità accidentale, ma questo dipende dal fatto che le specie qui valutate (squali, razze e chimere) hanno scarso interesse commerciale».</p>
<p>L&#8217;Italia, che si trova al centro del bacino del Mediterraneo, è una delle aree più importanti di biodiversità nel mondo e possiede una flora molto ricca in specie, molte delle quali endemiche. In alcune porzioni della penisola la percentuale di varietà tipiche raggiunge valori compresi tra il 13% ed il 20%. La biodiversità vegetale mediterranea è però fortemente minacciata da cambiamenti ambientali provocati dalle attuali dinamiche socio-economiche e di utilizzo del suolo. L&#8217;Italia, in questo contesto non fa eccezione e molte delle sue specie necessitano di misure di conservazione per evitare un impoverimento di biodiversità con ripercussioni su scala mondiale. Le principali minacce alla biodiversità vegetale in Italia sono rappresentate dall&#8217;urbanizzazione selvaggia (abusivismo edilizio), dallo sviluppo di infrastrutture, dall&#8217;allevamento intensivo e dal turismo.  Problemi si manifestano anche nelle aree protette a causa dello sviluppo non oculato di infrastrutture e della mancanza di adeguati controlli.</p>
<p>Il rapporto di  64 pagine che verrà presentato il 22 maggio è il risultato di un progetto iniziato nel 2012, finanziato dal ministero dell&#8217;Ambiente e realizzato dalla Società botanica italiana, che ha coordinato oltre 200 botanici di tutto il Paese. La Lista Rossa parziale della flora d&#8217;Italia  include tutte le 197 &#8220;policy species&#8221; italiane, specie inserite negli allegati della Direttiva 92/43/CEE &#8220;Habitat&#8221; e della Convenzione di Berna, entrambe ratificate dal Governo Italiano e di fatto costituenti leggi nazionali. Un secondo contingente di specie, che include vascolari, licheni, briofite e funghi, tra le più minacciate d&#8217;Italia, o endemiche, è stato anch&#8217;esso valutato attraverso i criteri Iucn, definendo così le categorie di minaccia in cui ricadono.</p>
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		<title>Eolico: a Taiwan è previsto un grattacielo ricoperto da migliaia di microturbine</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 10:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: Green Style http://www.greenstyle.it   Un grattacielo eolico nel futuro di Taiwan. Il progetto Taiwan Tower prevede la costruzione di una torre alta 350 metri ricoperta da migliaia di mini turbine eoliche e dalla facciata ispirata al fiore tradizionale della cultura locale e cinese, il susino (o pruno). Il nuovo colosso eolico è stato disegnato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: Green Style <a href="http://www.greenstyle.it/"><span style="text-decoration: underline;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">http://www.greenstyle.it</span></span></span></a></p>
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<div><img alt="" src="http://www.greenstyle.it/wp-content/uploads/2013/05/taiwan-tower-eolico.jpg" width="652" /></div>
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<div>Un <strong>grattacielo eolico</strong> nel futuro di Taiwan. Il progetto <strong>Taiwan Tower</strong> prevede la costruzione di una torre alta 350 metri ricoperta da migliaia di <strong>mini turbine eoliche</strong> e dalla facciata ispirata al fiore tradizionale della cultura locale e cinese, il susino (o pruno).</div>
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<div id="ngg-gallery-1265-37977">
<div id="ngg-image-20061"><a title="Taiwan Tower, le immagini del grattacielo eolico" href="http://www.greenstyle.it/gallerie/taiwan-tower-le-immagini-del-grattacielo-eolico-cinese?ngg=&amp;sid=20061&amp;post=37977"><img title="Taiwan Tower, le immagini del grattacielo eolico" alt="Taiwan Tower, le immagini del grattacielo eolico" src="http://www.greenstyle.it/wp-content/gallery/taiwan-tower-le-immagini-del-grattacielo-eolico/thumbs/thumbs_20120717101745960.jpg" data-lazy-src="http://www.greenstyle.it/wp-content/gallery/taiwan-tower-le-immagini-del-grattacielo-eolico/thumbs/thumbs_20120717101745960.jpg" data-lazy-type="image" /> </a></div>
<div id="ngg-image-20062"><a title="Taiwan Tower, le immagini del grattacielo eolico" href="http://www.greenstyle.it/gallerie/taiwan-tower-le-immagini-del-grattacielo-eolico-cinese?ngg=&amp;sid=20062&amp;post=37977"><img title="Taiwan Tower, le immagini del grattacielo eolico" alt="Taiwan Tower, le immagini del grattacielo eolico" src="http://www.greenstyle.it/wp-content/gallery/taiwan-tower-le-immagini-del-grattacielo-eolico/thumbs/thumbs_20120717101754324.jpg" data-lazy-src="http://www.greenstyle.it/wp-content/gallery/taiwan-tower-le-immagini-del-grattacielo-eolico/thumbs/thumbs_20120717101754324.jpg" data-lazy-type="image" /> </a></div>
<div id="ngg-image-20063"><a title="Taiwan Tower, le immagini del grattacielo eolico" href="http://www.greenstyle.it/gallerie/taiwan-tower-le-immagini-del-grattacielo-eolico-cinese?ngg=&amp;sid=20063&amp;post=37977"><img title="Taiwan Tower, le immagini del grattacielo eolico" alt="Taiwan Tower, le immagini del grattacielo eolico" src="http://www.greenstyle.it/wp-content/gallery/taiwan-tower-le-immagini-del-grattacielo-eolico/thumbs/thumbs_20120719071654172.jpg" data-lazy-src="http://www.greenstyle.it/wp-content/gallery/taiwan-tower-le-immagini-del-grattacielo-eolico/thumbs/thumbs_20120719071654172.jpg" data-lazy-type="image" /> </a></div>
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<p>Il nuovo colosso <strong>eolico</strong> è stato disegnato dal Decode Urbanism Office di Pechino e si autoalimenterà grazie alle <strong>turbine eoliche</strong> presenti sulle sue facciate, a loro volta illuminate dalle migliaia di <strong>luci LED</strong> presenti sulla struttura. I rotori saranno in grado di adattarsi alle mutazioni nella direzione del vento, fornendo l’effetto del movimento di tanti fiori di susino. Questo grazie all’involucro esterno, sul quale saranno attivi i generatori eolici, che assumerà una differente angolatura in base all’effettiva produzione energetica.</p>
<p>La struttura portante resterà invece ferma e ospiterà al suo interno della struttura previsti spazi espositivi, attività commerciali, musei e centri commerciali. Località scelta per la costruzione del grattacielo <strong>Taichung City</strong>, al centro dell’isola di Formosa (Taiwan).</p>
<p>Al fine di rendere l’<strong>impatto paesaggistico</strong> del grattacielo eolico più “naturale” possibile le luci LED che illumineranno l’edificio assumeranno differenti colorazioni a seconda della temperatura ambientale e della <strong>stagione</strong> in corso.</p>
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		<title>In una delle zone più belle dell’Umbria e del Parco Nazionale dei Monti Sibillini uno sversamento di liquami fognari rischia di compromettere l’ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 10:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: Ecoblog http://www.ecoblog.it La notizia rimbalzata negli scorsi giorni su alcuni organi di stampa del centro Italia è sintomatica dell’incuranza delle istituzioni nei confronti del territorio. In Umbria, cuore verde dell’Italia, un’enorme quantità di liquami fognari è stata sversata dalla rete fognaria di Norcia nell’area verde più pregiata dell’Umbria e del Parco Nazionale dei Monti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<header>Fonte: Ecoblog <a href="http://www.ecoblog.it/"><span style="text-decoration: underline;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">http://www.ecoblog.it</span></span></span></a></p>
</header>
<div itemprop="articleBody">
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<p><img title="TO GO WITH AFP STORY BY RIYAD ABU AWADA" alt="" src="http://static.blogo.it/ecoblog/1/193/108636143-586x390.jpg" width="586" height="390" /></p>
<p>La notizia rimbalzata negli scorsi giorni su alcuni organi di stampa del centro Italia è sintomatica dell’incuranza delle istituzioni nei confronti del territorio. In <strong>Umbria</strong>, cuore verde dell’Italia, un’enorme quantità di liquami fognari è stata sversata dalla rete fognaria di <strong>Norcia </strong>nell’area verde più pregiata dell’Umbria e del <strong>Parco Nazionale dei Monti Sibillini</strong>: quella delle <strong>Marcite</strong>.</p>
<p> Diversi metri cubi di liquami fognari sono fuoriusciti da un tombino “esploso” nelle scorse settimane a causa delle forti piogge. Il Corpo Forestale ha chiesto al Comune di Norcia di intervenire poiché Le Marcite sono una zona ambientale molto pregiata sottoposta a vincoli paesaggistici molto rigorosi, nonché una zona a Protezione speciale secondo diverse disposizioni italiane ed europee.</p>
<p>La <strong>Vus Spa</strong>, la società che ha in gestione l’impianto di depurazione e lo smaltimento dei rifiuti, è stata obbligata da un’ordinanza comunale a provvedere alla messa in sicurezza del sito.  La Vus Spa ha iniziato i lavori da qualche giorno ma ha chiesto una proroga di qualche giorno a causa dell’estrema difficoltà dell’intervento: nel punto in cui è avvenuto lo sversamento sono convogliate le acque nere della cittadina che ha 5mila abitanti, un sistema quello che viaggia verso i depuratori estremamente sottodimensionato rispetto a quando è stato progettato.</p>
<p>Nella bella stagione, l’afflusso dei turisti quadruplica le presenze di Norcia creando stress alle infrastrutture idriche.  Fra gli ambientalisti locali monta la rabbia e qualcuno chiede addirittura che si proceda con un’azione giudiziaria nei confronti della Vus Spa.</p>
<p>Via | <a href="http://www.lanazione.it/umbria/cultura/2013/05/14/888385-liquami-fognari-nelle-marcite-norcia.shtml" target="_blank">La Nazione</a></p>
<p>Foto © Getty Images</p>
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		<title>Muos, il console degli USA Moore conferma la sospensione dei lavori</title>
		<link>http://www.accademiadelmonferrato.com/news-accademia-monferrato/muos-il-console-degli-usa-moore-conferma-la-sospensione-dei-lavori/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 10:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: Ecoblog http://www.ecoblog.it   Il console americano Donald Moore lo ha confermato questa mattina: stop al Muos , nella base solo manutenzione. Dopo la sospensiva voluta ed ottenuta dal Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, anche il console americano in Italia Donald Moore ha confermato la sospensione dei lavori per la realizzazione del Muos a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<header>Fonte: Ecoblog <a href="http://www.ecoblog.it/"><span style="text-decoration: underline;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">http://www.ecoblog.it</span></span></span></a></p>
<hgroup> </hgroup>
<hgroup>Il console americano Donald Moore lo ha confermato questa mattina: </hgroup>
<p><strong>stop al Muos</strong><br />
<hgroup>, nella base solo manutenzione.</hgroup>
</header>
<div itemprop="articleBody">
<div id="article-media"><img itemprop="image" alt="Muos, il console Moore conferma la sospensione dei lavori" src="http://static.blogo.it/ecoblog/0/0db/muos1.jpg" /></div>
<div id="post_content">
<p>Dopo <a href="http://www.ecoblog.it/post/60913/muos-crocetta-revocata-defintivamente-lautorizzazione">la sospensiva</a> voluta ed ottenuta dal Presidente della Regione Sicilia <strong>Rosario Crocetta</strong>, anche il console americano in Italia <strong>Donald Moore</strong> ha confermato la sospensione dei lavori per la <a href="http://www.ecoblog.it/tag/muos">realizzazione del Muos</a> a Niscemi (Cl), il sistema militare di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza i cui danni all’ambiente e alla salute delle persone sono sconosciuti.</p>
<p>Potrebbe essere la parola “fine” quella di Moore, come si evince da una nota diffusa oggi dalla presidenza della Regione Sicilia:</p>
<blockquote><p>Il console americano Donald Moore, nel corso di un colloquio con il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, ha confermato che la Marina navale degli Stati Uniti ha sospeso, in ossequio a quanto deciso nell’incontro avuto nel marzo scorso con il governo Monti e con il governo regionale, i lavori di costruzione dell’impianto Muos. I soli lavori che si fanno all’interno della base americana di Niscemi, sono esclusivamente relativi alle normali attività di manutenzione della medesima base. Il presidente Crocetta si ritiene soddisfatto per il rispetto degli accordi e sottolinea l’importante risultato ottenuto dal governo regionale.</p></blockquote>
<p>La mossa politica di Crocetta, legittimare con la conferma statunitense il provvedimento firmato poche settimane fa che bloccava le autorizzazioni al <strong>Muos</strong> firmate dal suo predecessore, ha avuto il chiaro scopo di placare le ire dei manifestanti i quali, nonostante la revoca delle autorizzazioni da parte del governatore siciliano, non si sono mai del tutto convinti e anzi hanno diffuso <a href="http://www.youtube.com/results?search_query=nomuos&amp;oq=nomuos&amp;gs_l=youtube.3..0i10j0j0i10.665.3455.0.3600.18.10.6.1.1.0.138.733.9j1.10.0...0.0...1ac.1.11.youtube.ZZbsufrQrO0">più di un filmato</a> che dimostrerebbe la prosecuzione delle opere in dispregio degli accordi e degli annunci.</p>
</div>
<div id="fbaction_status"> </div>
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		<title>In Puglia coi muretti a secco si cattura e condensa l’umidità dei venti per dare acqua ad un suolo tra i più aridi d’Italia.</title>
		<link>http://www.accademiadelmonferrato.com/news-accademia-monferrato/in-puglia-coi-muretti-a-secco-si-cattura-e-condensa-lumidita-dei-venti-per-dare-acqua-ad-un-suolo-tra-i-piu-aridi-ditalia/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 11:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog In Puglia muretti a secco contro la desertificazione e l’erosione Con originalità e sostenibilità è possibile far fronte alle emergenze per rilanciare e vivere profondamente il territorio. Un’interessante esperienza arriva da Ugento (LE): con muretti a secco si cattura e condensa l’umidità dei venti per dare acqua ad [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Fonte: Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio <a href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog"><span style="text-decoration: underline;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog</span></span></span></a></p>
<h1>In Puglia muretti a secco contro la desertificazione e l’erosione</h1>
</div>
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<h3><img title="20130515_ortoturat" alt="" src="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/20130515_ortoturat.jpg" width="640" height="290" /></h3>
<h3><strong></strong><strong></strong>Con originalità e sostenibilità è possibile far fronte alle emergenze per rilanciare e vivere profondamente il territorio. Un’interessante esperienza arriva da Ugento (LE): con muretti a secco si cattura e condensa l’umidità dei venti per dare acqua ad un suolo tra i più aridi d’Italia.</h3>
<p><strong>Sostenibilità ambientale, lotta alla desertificazione e all’erosione, riqualificazione territoriale</strong>: questi gli obiettivi del progetto<a href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2013/05/in-puglia-muretti-a-secco-contro-la-desertificazione-e-lerosione/www.ortodeiturat.it"><strong> Orto dei Tu’rat</strong></a> portato avanti dal 2008 dall’omonima associazione. Un’idea innovativa riconosciuta e premiata a livello locale e nazionale</p>
<h2>Il progetto</h2>
<h3><a href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/pianta-progetto1.jpg"><img title="La pianta del progetto" alt="" src="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/pianta-progetto1-300x94.jpg" width="300" height="94" /></a></h3>
<p><strong>Costruendo muretti a secco, tecnica a basso impatto ambientale e tipicità del paesaggio pugliese, dalla forma a mezzaluna, si cattura l’aria umida dei venti di libeccio e scirocco e la si trasforma in acqua alimentando il suolo</strong>. A queste opere viene affiancato il fondamentale  <strong>ripristino della macchia mediterranea</strong> con i suoi arbusti e alberi autoctoni.</p>
<p>Coinvolgimendo inoltre gli attori locali con un’<strong>efficace attività culturale e di sensibilizzazione </strong>(sono numerose infatti le attività dell’Associazione), si completa e si sostiene questa esperienza unica per <strong>un rilancio del territorio che escluda, finalmente, le speculazioni e l’insostenibile sfruttamento delle risorse naturali.</strong></p>
<p><strong>Maggiori informazioni sul sito <a href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2013/05/in-puglia-muretti-a-secco-contro-la-desertificazione-e-lerosione/www.ortodeiturat.it" target="_blank">www.ortodeiturat.it</a></strong></p>
<p>________________________________</p>
<h3><strong>Galleria fotografica</strong></h3>
<div id="gallery-1">
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<dt><a title="20130515_ortoturat" href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/20130515_ortoturat.jpg"><img title="20130515_ortoturat" alt="20130515_ortoturat" src="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/20130515_ortoturat-290x290.jpg" width="290" height="290" /></a></dt>
</dl>
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<dt><a title="292694_248857771885453_1427932848_n" href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/292694_248857771885453_1427932848_n.jpg"><img title="292694_248857771885453_1427932848_n" alt="292694_248857771885453_1427932848_n" src="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/292694_248857771885453_1427932848_n-290x290.jpg" width="290" height="290" /></a></dt>
</dl>
<dl>
<dt><a title="484153_247507362020494_1263068389_n" href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/484153_247507362020494_1263068389_n.jpg"><img title="484153_247507362020494_1263068389_n" alt="484153_247507362020494_1263068389_n" src="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/484153_247507362020494_1263068389_n-290x290.jpg" width="290" height="290" /></a></dt>
</dl>
<dl>
<dt><a title="545678_248854215219142_425898998_n" href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/545678_248854215219142_425898998_n.jpg"><img title="545678_248854215219142_425898998_n" alt="545678_248854215219142_425898998_n" src="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/545678_248854215219142_425898998_n-290x290.jpg" width="290" height="290" /></a></dt>
</dl>
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<dt><a title="pianta-progetto" href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/pianta-progetto1.jpg"><img title="pianta-progetto" alt="pianta-progetto" src="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/pianta-progetto1-290x290.jpg" width="290" height="290" /></a></dt>
</dl>
</div>
</div>
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		<title>“Tracce ad alta tensione”: in viaggio nei territori su cui dovrebbe sorgere l’elettrodotto Fano-Teramo</title>
		<link>http://www.accademiadelmonferrato.com/news-accademia-monferrato/tracce-ad-alta-tensione-in-viaggio-nei-territori-su-cui-dovrebbe-sorgere-lelettrodotto-fano-teramo/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 11:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Quella di Marco Totti è una bellissima “impresa” che ha il duplice scopo di far conoscere sia il progetto di Terna dell’elettrodotto Fano-Teramo nei luoghi ove questo è previsto, e sia il territorio marchigiano su cui il tracciato insisterà. Percorrere ciò che probabilmente andrà perso per rendersi conto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Fonte: Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio <a href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog"><span style="text-decoration: underline;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog</span></span></span></a></p>
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<p><a href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/923126_10151454273093036_1998152779_n.jpg"><img alt="" src="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2013/05/923126_10151454273093036_1998152779_n.jpg" width="621" height="281" /></a></p>
<h3><strong>Quella di Marco Totti è una bellissima “impresa” che ha il duplice scopo di far conoscere sia il progetto di Terna dell’elettrodotto Fano-Teramo nei luoghi ove questo è previsto, e sia il territorio marchigiano su cui il tracciato insisterà. Percorrere ciò che probabilmente andrà perso per rendersi conto di quale sia veramente l’impatto dell’opera.</strong></h3>
<p><em><strong>(da “Il Resto del Carlino”, di Lucia Gentili):</strong></em></p>
<p><strong>Zaino in spalla e mappa in mano per un viaggio ad lta tensione sui sentieri che potrebbero essere consegnati alla Terna per realizzare l’elettrodotto da 380.000 volt.</strong> E’ “l’into the wild” di Marco Totti, impiegato anconetano di 43 anni che, partito a piedi il primo maggio da Morro d’Alba ha percorso l’area del futuro tracciato dell’opera, toccando le località di Monsano, S. M. Nuova, Filottrano, Cingoli, Treja e Belforte del Chienti.</p>
<p><strong>All’iniziativa si aggiunge lo sfogo di un politico, Giampiero Feliciotti, presidente della Comunità montana dei monti Azzurri</strong>, che dichiara di voler denunciare penalmente il Governatore della regione Marche, Mario Spacca “Non ottemperando a quanto deciso in Consiglio, nel 2009 e adesso, dato che la giunta non ha agito in nessun modo per fermare Terna, è colpevole di ommissione di atti di ufficio e di attentato alla sicurezza dei cittadini” spiega.</p>
<p><strong>A Belforte del Chienti, Marco, è stato ospitato da un cicerone d’eccezione, Franco Grifi, membro del comitato locale</strong>. Gli ha mostrato il viale di querce secolari che il progetto dovrebbe abbattere per consentire il transito dei camion e lo sbancamento di 5 ettari di terreno creando una piattaforma di cemento. L’ha portato a visitare l’Azienda biologica “Le Sodere” con bovini d’alta qualità, investita dal passaggio dell’elettrodotto e a rischio per i cinque ettari di sottostazione di smistamento.</p>
<p><strong>Marco nel suo cammino, oltre che “bussare” alle case dei comuni cittadini, si è fatto sentire anche nei bed and breakfast e agriturismi,</strong> dove tanti inglesi o olandesi hanno investito denaro, per trovarsi poi con l’incubo del fotovoltaico prima e dei tralicci poi.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>“E’ stata un’esperienza di condivisione perchè ho incontrato moltissima gente lungo il tragitto e non ci arrendiamo” sostiene. Anche Grifi l’ha accompagnato lungo il suo viaggio.</strong></p>
<p><strong>Feliciotti è sicuro che l’iniziativa di Marco può essere lo stimolo per una staffetta organizzata dalle varie amministrazioni coinvolte</strong>, magari creando un percorso di assaggi di prodotti tipici, ormai tesori inestimabili che rischiamo di perdere.</p>
<h3><strong>Il prossimo appuntamento riguarda l’incontro di alcuni dei sindaci dei territori interessati dal tracciato Terna, con la giunta regionale, il 15 maggio prossimo.</strong><strong> La brutta notizia è che, in questi giorni, sono stati già avvistati i macchinari Terna.</strong></h3>
<p>Il link del sito dedicato alla protesta contro l’elettrodotto:<br />
<a href="http://www.noelettrodotto.it/" target="_blank"><strong>www.noelettrodotto.it</strong></a></p>
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		<title>Con la crisi aumenta l’abbandono di cani e gatti</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 17:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: Green Style http://www.greenstyle.it     La crisi economica influisce negativamente anche sulle condizioni di vita di cani, gatti e altri animali domestici. Si è discusso più volte di come le ristrettezze di portafoglio possano causare gravi problemi nella normale cura di Micio e Fido, ma un campanello di assoluto allarme proviene dalla Toscana, precisamente [...]]]></description>
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<p>Fonte: Green Style <a href="http://www.greenstyle.it/"><span style="text-decoration: underline;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">http://www.greenstyle.it</span></span></span></a></p>
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<p><img alt="" src="http://www.greenstyle.it/wp-content/uploads/2013/05/cane_abbandonato1.jpg" width="652" /></div>
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<div>La <strong>crisi economica</strong> influisce negativamente anche sulle condizioni di vita di <strong>cani</strong>, <strong>gatti</strong> e altri animali domestici. Si è discusso più volte di come le ristrettezze di portafoglio possano causare gravi problemi nella normale cura di Micio e Fido, ma un campanello di assoluto allarme proviene dalla Toscana, precisamente da Arezzo. Stando a quanto riporta La Nazione, sarebbero infatti in aumento gli <strong>abbandoni</strong> da proprietari non più in grado di accudire i loro amici a quattro zampe.</div>
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<div id="ngg-image-18727"><a title="Cani: scene di vita" href="http://www.greenstyle.it/gallerie/scene-di-vita-canine-foto?ngg=&amp;sid=18727&amp;post=37980"><img title="Cani: scene di vita" alt="Cani: scene di vita" src="http://www.greenstyle.it/wp-content/pets/gallery/cani2/thumbs/thumbs_42925002667897510_6xoihtvf_c.jpg" data-lazy-src="http://www.greenstyle.it/wp-content/pets/gallery/cani2/thumbs/thumbs_42925002667897510_6xoihtvf_c.jpg" data-lazy-type="image" /> </a></div>
<div id="ngg-image-18742"><a title="Cani: scene di vita" href="http://www.greenstyle.it/gallerie/scene-di-vita-canine-foto?ngg=&amp;sid=18742&amp;post=37980"><img title="Cani: scene di vita" alt="Cani: scene di vita" src="http://www.greenstyle.it/wp-content/pets/gallery/cani2/thumbs/thumbs_come_pulire_denti_ai_cani.jpg" data-lazy-src="http://www.greenstyle.it/wp-content/pets/gallery/cani2/thumbs/thumbs_come_pulire_denti_ai_cani.jpg" data-lazy-type="image" /> </a></div>
<div id="ngg-image-18733"><a title="Cani: scene di vita" href="http://www.greenstyle.it/gallerie/scene-di-vita-canine-foto?ngg=&amp;sid=18733&amp;post=37980"><img title="Cani: scene di vita" alt="Cani: scene di vita" src="http://www.greenstyle.it/wp-content/pets/gallery/cani2/thumbs/thumbs_cane-meticcio.jpg" data-lazy-src="http://www.greenstyle.it/wp-content/pets/gallery/cani2/thumbs/thumbs_cane-meticcio.jpg" data-lazy-type="image" /> </a></div>
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<p>Va fatta innanzitutto una doverosa precisazione: non ci troviamo di fronte a casi di abbandono di animali in autostrada e nemmeno di atti di violenza. Quel che succede, invece, è che molti proprietari si rivolgono alle strutture competenti, quali l’<strong>ASL</strong> o i <strong>canili</strong>, per consegnare spontaneamente i loro cuccioli. Un processo doloroso, un abbandono forzato, che costa molta sofferenza e fatica.</p>
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<div id="wbo_root_50">Il quotidiano spiega, ad esempio, come in mattinata all’ASL locale siano stati consegnati due <a title="Gatti, le news" href="http://www.greenstyle.it/storie/gatti">gattini</a>, uno tigrato e l’altro bianco e grigio. Il proprietario non può più accudirli, ma non vuole che si aggregano alle sempre più popolate <strong>colonie feline</strong> e nemmeno che siano lasciati al loro destino. Così lì ha portati alla struttura, nella speranza che prima o poi qualcuno li adotti.</div>
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<p>La situazione descritta in quel di Arezzo è comune a tutta Italia, dove da Nord a Sud sono in aumento i casi di abbandono. E purtroppo, a differenza della cittadina toscana, può capitare spesso che l’addio a <a title="Cani, le news" href="http://www.greenstyle.it/storie/cani">Fido</a> e Micio sia drastico, su strada e senza alcuna alternativa. Si ricorda che cani e gatti abbandonati ai margini delle strade sono un pericolo per loro stessi e per gli altri, perché possono causare incidenti automobilistici anche parecchio gravi. Inoltre i randagi, se non sterilizzati, aumentano la popolazione di animali nomadi con le loro attività riproduttive, creando così anche una minaccia alla normale sicurezza pubblica. Chi proprio non potesse più accudirli, scelga sempre la via dell’affido alle strutture preposte, attrezzate a ogni necessità.</p>
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		<title>Gli insetticidi non fanno male solo alle api: affamano e uccidono anche gli organismi acquatici</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 17:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it Un team di ricercatori svizzeri dell’Istituto per la ricerca sulle acque nel settore dei Politecnici federali [ 17 maggio 2013 ] &#160; Anna-Maija Nyman, Anita Hintermeister, Kristin Schirmer e il britannico Roman Ashauer, dell&#8217;environment department dell&#8217;università di York, ha scoperto che «Le api non sono le sole a patire la presenza di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: Greenreport <a href="http://www.greenreport.it/"><span style="text-decoration: underline;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;">http://www.greenreport.it</span></span></span></a></p>
<p>Un team di ricercatori svizzeri dell’Istituto per la ricerca sulle acque nel settore dei Politecnici federali</p>
<p>[ 17 maggio 2013 ]</p>
<div id="main_photo"><a href="http://www.greenreport.it/_new/immagini/big/2013_05_17_11_48_19.jpg"><img alt="" src="http://www.greenreport.it/_new/immagini/big/2013_05_17_11_48_19.jpg" width="320" /> </a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anna-Maija Nyman, Anita Hintermeister, Kristin Schirmer e il britannico Roman Ashauer, dell&#8217;environment department dell&#8217;università di York, ha scoperto che «Le api non sono le sole a patire la presenza di nicotinoidi nell&#8217;ambiente. Questi insetticidi particolarmente solubili nell&#8217;acqua sono pericolosi anche per gli organismi acquatici. Delle deboli concentrazioni possono rivelarsi mortali».</p>
<p>E&#8217; la conferma che la Commissione europea aveva ragione quando a fine aprile ha ordinato una forte limitazione dell&#8217;utilizzo c dei composti m neurotossici della famiglia dei nicotinoidi con una moratoria di due anni. Subito dopo l&#8217;Ufficio federale svizzero dell&#8217;agricoltura (Ufag) aveva annunciato la sospensione per due anni dell&#8217;autorizzazione concessa per l&#8217;impiego di tre insetticidi per la concia di sementi di colza e mais: «Tali insetticidi, appartenenti alla classe chimica dei neonicotinoidi, sono stati oggetto di una valutazione seguita a una pubblicazione dell&#8217;Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efs). L&#8217;Ufag giunge alla conclusione che il margine di sicurezza è basso benché tali prodotti, se utilizzati conformemente alle prescrizioni, non costituiscano un rischio inaccettabile per le api. Lo scopo del periodo di sospensione è mettere a punto tecniche che consentano di ridurre il rischio per le api e di aumentare il margine di sicurezza».</p>
<p>Ma lo studio dell&#8217;Ewag pubblicato  su PlosOne dimostra che i problemi ambientali e sanitari degli insetticidi neonicotinoidi vanno ben oltre le api e gli insetti impollinatori e che sono ugualmente tossici anche per gli invertebrati acquatici. L&#8217;insetticida neonicotinoide imidacloprid è una sostanza neurotossica che agisce specificamente sul sistema nervoso delle api e di altri insetti e lo studio dimostra che «Ha il potenziale di causare indirettamente letalità nelle popolazioni di invertebrati acquatici a basse concentrazioni sub-letali, compromettendo così i loro movimenti e le attività di alimentazione». </p>
<p>I biologi hanno esposto gli artropodi acquatici  <em>Gammarus Pulex</em>, piccoli crostacei autoctoni, a concentrazioni elevate ma intermittenti e a concentrazioni deboli ma parmanenti di insetticida imidacloprid e spiegano che «I picchi di inquinamento si producono generalmente nei corsi d&#8217;acqua quando una parte delle sostanze solubili, ma poco biodegradabili sono coinvolte nel ruscellamento in seguito a delle piogge intervenute durante o subito dopo le applicazioni nei campi. Curiosamente, I picchi di breve durata &#8211; Massimo un giorno &#8211; colpiscono meno gli animali esposti delle concentrazioni molto più basse ma mantenute durante diversi giorni o più settimane. Mentre i gammari si rimettono abbastanza rapidamente da un&#8217;esposizione forte ma passeggera quando vengono rimessi nell&#8217;acqua pulita, muoiono di  fame nel giro di due o tre settimane di esposizione cronica in seguito ad un&#8217;azione perturbatrice del prodotto neuro-tossico sulle loro funzioni motorie ed alimentari». Su Plos One si legge: «L&#8217;alimentazione del <em>G.</em><em> </em><em>pulex</em> così come il contenuto lipidico si sono significativamente ridotti sotto esposizione alla bassa concentrazione costante di imidacloprid (15 mg/l). Gli organismi non sono stati in grado di muoversi e di nutrirsi e questo ha causato un&#8217;elevata mortalità dopo 14 giorni di esposizione costante. Al contrario, l&#8217;alimentazione e il contenuto di lipidi non sono stati colpiti dagli impulsi ripetuti di imidacloprid». Quindi una lenta agonia provocata dagli effetti di una debole ma cronica esposizione  ai nicotinoidi che non viene rilevata nei test di tossicità classici perché, come spiega il team elvetico-britannico «Non sono realizzati sulla durata di più settimane che sarebbe necessaria». Lo studio ha d&#8217;altronde rivelato che «La stagione in cui i gammari sono prelevati nei corsi d&#8217;acqua per gli esperimenti e l&#8217;ambiente nel avevano vissuto in precedenza possono avere una grande influenza sulla gravità degli effetti». A quanto pare «Il loro stato di salute iniziale e le loro riserve adipose influiscono fortemente sui risultati dei test».</p>
<p>Per evitare queste interferenze e determinare i processi che agiscono a complemento della perturbazione trofica sulla sopravvivenza dei <em>Gammarus Pulex</em>,  i ricercatori dell&#8217; Eawag hanno sviluppato un modello matematico che permette di predire le concentrazioni e le durate di esposizione che sono pericolose per gli organismi studiati. Infatti hanno anche eseguito un esperimento sulla  fame senza esposizione all&#8217;imidacloprid che «Ha dimostrato che la fame da sola non spiega la mortalità nell&#8217;esposizione costante all&#8217;imidacloprid. Utilizzando un approccio di modellazione &#8220;multiple stressor toxicokinetic-toxicodynamic&#8221; &#8211; concludono i ricercatori &#8211;  abbiamo dimostrato che sia la fame che  altri effetti tossici dell&#8217;imidacloprid svolgono un ruolo determinante per la mortalità con una costante esposizione all&#8217;insetticida».</p>
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