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	<title>Accademia Ambientale del Monferrato</title>
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		<title>In Scandinavia è stato rilevato iodio radioattivo, forse rilasciato dalla centrale nucleare russa della penisola di Kola o da una nave russa rompighiaccio &#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 17:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Scandinavia è stato rilevato iodio radioattivo, forse rilasciato dalla centrale nucleare russa della penisola di Kola o da una nave russa rompighiaccio &#8230; Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it Il mistero dello iodio radioattivo in Scandinavia. Sotto accusa i russi, che negano Le autorità di Norvegia, Svezia e Finlandia hanno rilevato piccole concentrazioni dell&#8217;isotopo radioattivo iodio-131 nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Scandinavia è stato rilevato iodio radioattivo, forse rilasciato dalla centrale nucleare russa della penisola di Kola o da una nave russa rompighiaccio &#8230;<br />
Fonte: Greenreport <a href="http://www.greenreport.it">http://www.greenreport.it</a><br />
Il mistero dello iodio radioattivo in Scandinavia. Sotto accusa i russi, che negano<br />
Le autorità di Norvegia, Svezia e Finlandia hanno rilevato piccole concentrazioni dell&#8217;isotopo radioattivo iodio-131 nel nord della Scandinavia e danno la colpa all&#8217;impianto nucleare russo nella penisola di Kola, ma Mosca nega ogni responsabilità. Secondo quanto scrive il Barents Observer «La fonte dello iodio rimane sconosciuta». La Statens strålevern (Norwegian radiation protection authorities &#8211; Nrpa) assicura che «I livelli misurati non pongono alcun rischio per la salute».<br />
Lo Iodio-131, è un isotopo radioattivo, la sua emivita è di circa 8 giorni ed il suo utilizzo principale è medico e nella farmaceutica. E&#8217; uno dei principali prodotti della fissione di uranio e plutonio che presenta rischi per la salute, come dimostrano le conseguenze subite dai partecipanti ai test nucleari degli anni &#8217;50 e dalle vittime del disastro nucleare di Chernobyl. Le centrali nucleari e altri impianti atomici producono costantemente il cosiddetto &#8220;sanctioned released of Iodine-131&#8243;, e la presenza di tracce di iodio-131 in Scandinavia significano che da qualche pare deve esserci stata una situazione irregolare.<br />
Le misurazioni dello iodio radioattivo nel nord della regione di Barents sono state effettuate alcuni giorni fa e i risultati sono stati resi noti il 31 gennaio con un comunicato stampa comune delle autorità nucleari di Finlandia, Svezia e Norvegia. La Nrpa dice che in 2 delle 6 centraline di misurazione nella contea del Finnmark, nel nord della Norvegia, è stato riscontrato un aumento dei livelli di iodio radioattivo. La Swedish radiation protection authority dice di aver trovato livelli di iodio-131 radioattivo molto bassi a Kiruna nel nord della Svezia. Le tre authority nucleari dicono di non essere state informate di eventuali rilasci di radioattività in tutto il nord Europa. Secondo i norvegesi «La fonte più probabile è un reattore o una isotope-source in un ospedale e le sostanze radioattive osservate sarebbero state trasportate per via aerea da sud-est, «Il che significa da, o attraverso, il territorio russo». Infatti non ci sono reattori nucleari nelle regioni settentrionali di Norvegia, Svezia e Finlandia, ma ci sono fonti radiologiche impiegate in impianti industriali e medici, ma le authority dicono che in nessuna di queste è stato trovato iodio-131.<br />
La Finnish radiation and nuclear aafety authority (Stuk) in una nota spiega di aver misurato «Piccole quantità di iodio radioattivo (I-131) nei campioni di aria raccolti all&#8217;esterno da 16 al 23 gennaio in tutti i campionatori di sostanze radioattive trasportate dall&#8217;aria in Finlandia. Le quantità misurate di iodio erano dell&#8217;ordine di un milionesimo becquerel per metro cubo d&#8217;aria. Tali importi sono così piccoli che non pregiudicano la salute umana».<br />
Ma questo non significa che gli scandinavi non siano preoccupati. Nel sud di Finlandia e Svezia ci sono le loro centrali nucleari, ma la Russia ha 9 centrali nucleari operative, delle quali 8 si trovano nella parte europea. Le due più occidentali sono quella di Leningrado, vicina a San Pietroburgo e di Kola, a nord del Circolo Polare Artico, nella regione di Murmansk. Rosenergoatom, l&#8217;operatore di stato nucleare russo, non fornisce notizie su qualsiasi tipo di rilascio di iodio-131 dalle sue centrali.<br />
L&#8217;associazione ambientalista norvegese-russa Bellona è riuscita a contattare Atomflot a Murmansk, la base dei rompighiacci nucleari russi, che ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle emissioni dello iodio. Ma Bellona fa notare che, proprio nei giorni in cui la Stuk ha registrato la presenza di Iodio-131, «Il 16 e 17 gennaio Atomflot era impegnata nell&#8217;avvio del reattore a bordo del rompighiaccio Rossiya. Il 18 gennaio, Atomflot ha avviato i reattori a bordo del rompighiaccio nucleare Taymyr e il 21 e 23 gennaio ha avviato quello a bordo del rompighiaccio nucleare 50 Years Victory».<br />
Attività ci sono state anche tra il 15 ed il 23 gennaio a bordo della nave di servizio nucleare Lespe, che funge da stoccaggio galleggiante del combustibile nucleare esaurito russo e che gestisce scorie radioattive. Nella base di Atomflot erano in atto operazioni consistenti nella gestione di elementi del combustibile nucleare esaurito, ma non sarebbe stato registrato nessun aumento dei livelli di iodio-131. L&#8217;addetta stampa della centrale nucleare di Kola, Viktoriya Nikorenko, ha detto a Bellona Murmansk che «Durante il periodo in cui lo iodio è stato scoperto, l&#8217;impianto stava lavorando in normale modalità operativa. La centrale nucleare di Kola non ha registrato aberrazioni». Ma naturalmente non si sa niente di possibili incidenti o malfunzionamenti a sottomarini o navi nucleari militari.</p>
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		<title>Una recente ricerca cinese ha dimostrato come il cibo ci cambia dentro, perché ha un effetto sui nostri geni.</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 22:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una recente ricerca cinese ha dimostrato come il cibo ci cambia dentro, perché ha un effetto sui nostri geni. Fonte: Green Planet Natural Network http://www.greenplanet.net Da oggi la frase &#8216;L’uomo è ciò che mangia&#8217; potrebbe arricchirsi di nuovi significati in seguito alla scoperta fatta da un gruppo di ricercatori cinesi e pubblicata sulla rivista Cell [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una recente ricerca cinese ha dimostrato come il cibo ci cambia dentro, perché ha un effetto sui nostri geni.<br />
Fonte: Green Planet Natural Network <a href="http://www.greenplanet.net">http://www.greenplanet.net</a><br />
Da oggi la frase &#8216;L’uomo è ciò che mangia&#8217; potrebbe arricchirsi di nuovi significati in seguito alla scoperta fatta da un gruppo di ricercatori cinesi e pubblicata sulla rivista Cell Biology. Chen-Yu Zhang e colleghi della Università di Nanjiing hanno verificato che i microRNA, piccole sequenze di nucleotidi, contenuti nelle piante si trasferiscono nell’organismo dell’uomo che le consuma e interagiscono con l’espressione dei suoi geni.<br />
Nel sangue di 21 volontari si è cercata la presenza di microRNA derivanti da specie vegetali come il riso, il frumento, le patate e il cavolo. I microRNA non solo si trovano nei campioni di sangue prelevati, ma dimostrano di poter anche modificare le funzioni cellulari dei soggetti testati. Questo è risultato evidente nel caso di un microRNA del riso che si lega ad alcuni recettori che controllano la rimozione del colesterolo LDL (quello cattivo) dal flusso sanguigno, inibendone l’attività.<br />
Anche se è sicuramente troppo presto per capire in che modo questa interazione in tutte le sue possibili declinazioni incida sulla salute dell’uomo, quello che è chiaro è che il cibo che mangiamo ha un effetto sui nostri geni. Panorama.it ha intervistato Roberto Defez, primo ricercatore presso l’Istituto di Genetica e Biofisica del Cnr di Napoli.<br />
Dottor Defez, ci aiuti a capire la portata di questa scoperta<br />
La novità consiste nel fatto che il micrRNA ha un effetto diretto sulla regolazione di geni umani, cioè incide sul loro comportamento.<br />
Quali sono le conseguenze ipotizzabili dell’interazione a livello genetico tra piante e uomo?<br />
E’ troppo presto per capire quanto il passaggio dei microRNA possa essere funzionale e quanto e se dannoso. I ricercatori cinesi sostanzialmente dimostrano che questi microRNA si legano a proteine e geni umani e ne influenzano l’espressione. Quanto poi questo trovi una reazione nell’organismo, è aspetto diverso. Dallo studio emerge in pratica che aver mangiato riso per alcuni millenni ha indirizzato le popolazioni a un certo stile, un certo metabolismo, una certa caratteristica.<br />
Ma possono esserci anche influenze negative sul comportamento dei geni?<br />
Si può intepretare la notizia in maniera allarmante o semplicemente dire che le abitudini alimentari di ogni popolazioni influiscono sulle modalità di regolazione di vari geni.<br />
Che cosa succede se mangiamo cose diverse rispetto agli alimenti che abbiamo sempre mangiato tradizionalmente?<br />
Non esiste il pedigree di quello che mangiamo. Tutto quello che noi italiani stiamo consumando in questo istante in stragrande maggioranza non viene dal bacino del Mediterraneo ma dall’America. Siamo ancora dei neofiti per quel che riguarda il consumo di patate, pomodori, peperoni, mais, soia, riso. Continuamente arrivano specie nuove. Abbiamo assistito allo sbarco dei kiwi in Italia, un frutto che non esisteva da noi fino a poco tempo fa e del quale adesso l’Italia è un grande produttore. I cambiamenti nella dieta avvengono continuamente.<br />
Se tutto quello che mangiamo influisce a un qualche livello sui nostri geni, anche gli organismi geneticamente modificati possono avere effetti simili?<br />
Non ne sarei né sorpreso né terrorizzato perché, a partire dal grano duro della pasta che consumiamo, le modifiche genetiche subite dai cibi che consumiamo normalmente sono almeno quattro volte più abbondanti rispetto a quelli che chiamiamo Ogm. Sono specie vegetali bombardate da radiazioni mutagene che causano la modifica della regolazione di almeno 8.000 geni. Stiamo consumando in questo momento più di 2.500 varietà di prodotti vegetali modificati attraverso questa tecnologia. Uno stesso frutto rimane sugli scaffali dei supermercati per 7-8 anni, poi geneticamente cambia. Non è vero che teniamo cultivar vecchie di secoli, in realtà selezioniamo costantemente.<br />
Mi sta dicendo che il cambiamento che noi tanto temiamo, Ogm inclusi, non ci deve spaventare?<br />
Le spighe di grano erano altre un metro e mezzo durante la Seconda Guerra Mondiale, adesso sono oltre 80 cm. L’abbassamento delle spighe è il frutto di una serie di mutazioni operate in maniera casuale al solo fine di ottenere una specie di grano più produttiva. Per gli Ogm vengono prese le stesse misure di sicurezza che si adottano con i farmaci, mentre quel grano non è mai entrato in un trial di valutazione. Lì bastava migliorare la resa e il prodotto veniva immesso subito sul mercato senza bisogno di validazione.<br />
Quindi quello che mangiamo è potenzialmente tutto a rischio?<br />
Nessuno ha mai provato la pericolosità, chessò, di una carota somministrandola ad animali da esperimento e valutando 500 parametri come si fa con gli Ogm. Se così si facesse con tutti gli alimenti oggi probabilmente non potremmo consumare fagioli e patate perché, se non vengono cotti, contengono tossine estremamente pericolose. A mia memoria il riso, protagonista di una delle interazioni individuate nella ricerca, non ha mai provvocato stragi alimentari. Ma il kiwi, che citavamo prima, ne avrebbe potute provocare. Ci sono classi di popolazione che sono pesantemente allergiche al kiwi. La ricerca cinese è insomma interessante e importante, ma se dovessi individuare seri rischi per la salute comincerei da cose più semplici.<br />
Per esempio?<br />
Le nostre diete ci dimostrano che noi non siamo adatti a mangiare tanti carboidrati e tanto zucchero. La sovradisponibilità di zuccheri e carboidrati sta di fatto causando l’epidemia di obesità a cui assistiamo. (fonte: Panorama.it)</p>
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		<title>La prima ricerca paneuropea mostra gli effetti del cambiamento climatico sulle montagne. Genziane e stelle alpine potrebbero addirittura sparire.</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 22:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima ricerca paneuropea mostra gli effetti del cambiamento climatico sulle montagne. Genziane e stelle alpine potrebbero addirittura sparire. Fonte: CIPRA/AlpMedia, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi http://www.cipra.org/it Alpi senza genziane e stelle alpine Le crescenti temperature rendono la vita più difficile del previsto alle piante alpine. Genziane e stelle alpine potrebbero addirittura sparire. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima ricerca paneuropea mostra gli effetti del cambiamento climatico sulle montagne. Genziane e stelle alpine potrebbero addirittura sparire.<br />
Fonte: CIPRA/AlpMedia, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi <a href="http://www.cipra.org/it">http://www.cipra.org/it</a><br />
Alpi senza genziane e stelle alpine<br />
Le crescenti temperature rendono la vita più difficile del previsto alle piante alpine. Genziane e stelle alpine potrebbero addirittura sparire. La prima ricerca paneuropea mostra gli effetti del cambiamento climatico.<br />
Il gruppo di ricerca internazionale GLORIA ha analizzato le comunità vegetali a portamento prostrato al di sopra del limite della vegetazione arborea in sessanta cime di tutti i principali gruppi montuosi d&#8217;Europa. I ricercatori hanno trovato indizi che segnalano come molte piante adattate al freddo vengono soppiantate da specie più termofile. Nel giro di alcuni decenni, diverse specie di stelle alpine e genziane spariranno, se dovesse proseguire l&#8217;attuale processo. I ricercatori avevano effettivamente previsto una maggior presenza delle piante termofile ad alta quota, sorprende però la rapidità della loro diffusione tra il 2001 e il 2008, anni in cui sono state effettuate le campagne di rilevamento.<br />
Da studi condotti a livello regionale si conosce la relazione intercorrente tra estati calde e cambiamenti delle biocenosi alpine. Ora è emerso che questo processo riguarda l&#8217;intero continente europeo. Nel 2015 si procederà a un&#8217;ulteriore indagine. GLORIA è una rete di più di 100 gruppi di ricerca da sei continenti che studiano le regioni montane del pianeta.</p>
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		<title>Serrati controlli antibracconaggio compiuti dal CFS in Val di Vara (La Spezia)</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 22:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Serrati controlli antibracconaggio compiuti dal CFS in Val di Vara (La Spezia) Fonte: C.F.S., Corpo Forestale dello Stato http://www.corpoforestale.it ANTIBRACCONAGGIO: LA SPEZIA, UNA SETTIMANA DI SERRATI CONTROLLI DELLA FORESTALE NELLA VAL DI VARA Contestate una decina di violazioni amministrative ed emesse sanzioni per un totale di circa 1.500 euro Al fine di prevenire e contrastare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Serrati controlli antibracconaggio compiuti dal CFS in Val di Vara (La Spezia)<br />
Fonte: C.F.S., Corpo Forestale dello Stato <a href="http://www.corpoforestale.it">http://www.corpoforestale.it</a><br />
ANTIBRACCONAGGIO: LA SPEZIA, UNA SETTIMANA DI SERRATI CONTROLLI DELLA FORESTALE NELLA VAL DI VARA<br />
Contestate una decina di violazioni amministrative ed emesse sanzioni per un totale di circa 1.500 euro<br />
Al fine di prevenire e contrastare il fenomeno del bracconaggio, il personale dei Comandi Stazione Forestali di Sesta Godano, Bugnato e La Spezia, ha svolto, nella scorsa settimana, un&#8217;intensa attività di perlustrazione del territorio.<br />
In località Salino, nel comune di Rocchetta Vara, gli agenti dei Comandi di Sesta Godano e Bugnato hanno soccorso un cane da caccia rimasto intrappolato da un laccio in acciaio, teso dai bracconieri per la cattura di ungulati come cinghiali e caprioli.<br />
Dopo aver messo in salvo il cane, gravemente ferito e visibilmente dolorante, i Forestali hanno rinvenuto e sequestrato altri otto lacci posizionati nel bosco, con grave pericolo per escursionisti e viandanti.<br />
In località Beverone, sempre nel comune di Rocchetta Vara, gli stessi agenti hanno sanzionato due cacciatori colti nell&#8217;atto di sparare ad alcuni fringuelli, appartenenti a una specie di avifauna non cacciabile. I due volatili abbattuti sono stati posti sotto sequestro.<br />
In località Piano di Brugnato, gli agenti dei Comandi di Sesta Godano, Brugnato e La Spezia hanno sorpreso un cacciatore che, in ore notturne, a distanza ravvicinata dall&#8217;autostrada e appena al di fuori dai confini del Parco fluviale del Magra, aveva abbattuto un cinghiale.<br />
Durante questa serie di controlli sono state contestate dieci violazioni amministrative, per circa 1.500 euro di sanzioni, ed è stata trasmessa all&#8217;Autorità Giudiziaria una notizia di reato a carico di ignoti.<br />
Peraltro, nella zona di Piano di Bugnato della Val di Vara, nelle giornate immediatamente precedenti alle operazioni descritte, erano già stati sanzionati alcuni cacciatori che, in ore notturne, transitavano all&#8217;interno del parco fluviale con un mezzo fuoristrada e un fucile da caccia a bordo del mezzo, violando così sia la norma che non consente di transitare in area parco con mezzi fuoristrada sia quella che vieta il trasporto di armi da fuoco nelle medesime aree parco.</p>
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		<title>Il CFS sequestra il depuratore di Lodi. Le conseguenze del mal funzionamento dell&#8217;impianto interessano il fiume Adda e la zona del Parco Regionale Adda Sud.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 22:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il CFS sequestra il depuratore di Lodi. Le conseguenze del mal funzionamento dell&#8217;impianto interessano il fiume Adda e la zona del Parco Regionale Adda Sud. Fonte: C.F.S., Corpo Forestale dello Stato http://www.corpoforestale.it INQUINAMENTO: SEQUESTRO PREVENTIVO, DA PARTE DELLA FORESTALE, DELL&#8217;IMPIANTO DI DEPURAZIONE DEL COMUNE DI LODI Le conseguenze del mal funzionamento dell&#8217;impianto interessano il fiume [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il CFS sequestra il depuratore di Lodi. Le conseguenze del mal funzionamento dell&#8217;impianto interessano il fiume Adda e la zona del Parco Regionale Adda Sud.<br />
Fonte: C.F.S., Corpo Forestale dello Stato <a href="http://www.corpoforestale.it">http://www.corpoforestale.it</a><br />
INQUINAMENTO: SEQUESTRO PREVENTIVO, DA PARTE DELLA FORESTALE, DELL&#8217;IMPIANTO DI DEPURAZIONE DEL COMUNE DI LODI<br />
Le conseguenze del mal funzionamento dell&#8217;impianto interessano il fiume Adda e la zona del Parco Regionale Adda Sud. Tra i reati contestati la gestione illecita di rifiuti speciali, il danneggiamento e la frode nelle pubbliche forniture<br />
Il personale del Comando Provinciale di Lodi del Corpo forestale dello Stato, al termine di lunghe indagini iniziate nel 2009 su disposizione della Procura della Repubblica, ha posto sotto sequestro preventivo l&#8217;impianto di depurazione che serve la città di Lodi. Le indagini erano state disposte per accertare ed individuare le cause ed i responsabili di un possibile inquinamento dovuto allo scarico abusivo di reflui fognari all&#8217;interno del corso d&#8217;acqua Roggia Molina che attraversa il Comune di Lodi e il Parco Regionale dell&#8217;Adda Sud, fino a sfociare nel fiume Adda.<br />
Le indagini, erano partite in seguito alla denuncia, presentata all&#8217;Autorità Giudiziaria da un agricoltore proprietario di parte dei terreni attraversati dal Roggia, per il continuo sversamento di rifiuti, anche solidi, sui campi coltivati.<br />
I controlli effettuati dal personale del Comando Provinciale di Lodi e del Comando Regionale di Milano del Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con l&#8217;Unità di refertazione e Indagini Scientifiche dell&#8217;Ispettorato Generale e con l&#8217;ausilio del Dipartimento ARPA di Lodi si sono concentrati sul depuratore comunale di Lodi, il cui scarico si immette, dopo il ciclo depurativo, proprio nella Roggia, nel tratto che transita nella località Cà Basse e Maldotta.<br />
L&#8217;ispezione ha permesso di verificare alcune incongruità sia di conferimento di rifiuti dall&#8217;esterno sia strutturali, in seguito alle quali sono state ipotizzate responsabilità di carattere penale a carico di alcuni rappresentanti legali della Società che gestisce l&#8217; impianto di depurazione. I reati ipotizzati riguardano la gestione illecita di rifiuti speciali, la loro immissione nelle acque superficiali e la carenza autorizzativa di esercizio.<br />
Inoltre, le violazioni ipotizzate sono state commesse su un territorio che rientra nel Parco Regionale Adda Sud, una zona di vincolo paesaggistico. Per questo, oltre ai citati reati ambientali, sono state ipotizzate anche violazioni al codice penale per &#8220;getto pericoloso di cose/imbrattamento&#8221; e &#8220;danneggiamento&#8221;.<br />
Il GIP, sulle motivazioni del Corpo forestale dello Stato, ha ipotizzato, inoltre, per i vertici dell&#8217;azienda che gestisce l&#8217;impianto di depurazione, anche i reati di &#8220;frode nelle pubbliche forniture&#8221;, in quanto pur percependo gli introiti sulla tassa di depurazione comunale, l&#8217; impianto da loro gestito non era sufficiente allo scopo.<br />
Il GIP ha inoltre, disposto la nomina del Presidente della Provincia di Lodi, in qualità di Autorità Amministrativa competente per il settore, a Custode Giudiziario con l&#8217; osservanza di disposizioni volte a ristabilire un corretto funzionamento dell&#8217;impianto, senza interruzione del funzionamento.</p>
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		<title>Dalla ricerca svizzera la possibilità di sfruttare la geotermia a bassa energia per scaldare le case</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 22:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla ricerca svizzera la possibilità di sfruttare la geotermia a bassa energia per scaldare le case Fonte: Swissinfo, L&#8217;informazione Svizzera nel Mondo http://www.swissinfo.ch/ita/index.html Per riscaldare un edificio con poco dispendio energetico si possono usare le sue fondamenta e fare in modo di estrarre il calore dal sottosuolo. L&#8217;idea, già ben sperimentata, verrà illustrata dal direttore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla ricerca svizzera la possibilità di sfruttare la geotermia a bassa energia per scaldare le case<br />
Fonte: Swissinfo, L&#8217;informazione Svizzera nel Mondo <a href="http://www.swissinfo.ch/ita/index.html">http://www.swissinfo.ch/ita/index.html</a><br />
Per riscaldare un edificio con poco dispendio energetico si possono usare le sue fondamenta e fare in modo di estrarre il calore dal sottosuolo. L&#8217;idea, già ben sperimentata, verrà illustrata dal direttore del Laboratorio di meccanica del suolo del Politecnico Federale di Losanna (Svizzera) agli specialisti mondiali di geostrutture energetiche, invitati a un seminario co-finanziato dalla Natonal Science Foundation statunitense.<br />
Sappiamo che la stragrande maggioranza della massa terrestre è bollente. Allora perché non sfruttarne il calore per riscaldare le nostre case, con tutto quello che può significare in termini di risparmio energetico, economico, ambientale? Secondo il professor Lyesse Laloui si può fare. Si può cioè recuperare quest&#8217;energia termica inserendo nelle fondamenta degli edifici dei tubi in cui scorre il fluido termovettore (un fluido che trasmette bene il caldo).<br />
Le geostrutture energetiche sono dei sistemi che sfruttano la geotermia a bassa energia, ossia il calore che si sprigiona a una profondità compresa tra uno e cento metri sotto la superficie terrestre. Per tutto l&#8217;anno lì si possono avere stabilmente dai 10 ai 12 gradi: non è molto, ma a una buona pompa di calore possono bastare come fonte di riscaldamento degli edifici. Tra l&#8217;altro, con lo stesso procedimento li si può raffreddare in estate.<br />
Tutt&#8217;altra storia è la geotermia profonda, con il suo sistema di perforazione di pozzi fino a 5 chilometri e l&#8217;utilizzo di 150-200 gradi per produrre il vapore che aziona le turbine elettriche.<br />
L&#8217;idea d&#8217;integrare nelle fondazioni degli immobili i tubi che contengono un fluido termovettore è vecchia quanto le pompe di calore capaci di sfruttare anche pochi gradi. Ma Laloui e i suoi collaboratori sono i primi ad aver fatto le prove in condizioni concrete, tenendo conto del suolo circostante -argilloso o di altra natura. Per misurarne la possibile deformazione, undici anni fa hanno inserito il primo palo energetico a scopo sperimentale; ora hanno pronto un programma informatico con cui architetti e ingegneri posso adeguare il sistema al tipo di terreno su cui si costruisce.<br />
Se l&#8217;Università di Cambridge, con cui collabora a numerosi altri progetti, è interessata al programma, il Politecnico di Losanna ha deciso che il suo nuovo Centro congressi sarà dotato di fondamenta energetiche; in prospettiva ci sono anche il Museo cittadino di Belle Arti e il nuovo ospedale Riviera-Chablais di Rennaz (Cantone di Vaud).<br />
Una posta in gioco molto grande<br />
Oggi, architetti e costruttori non se la sentono di lanciarsi in una tecnologia ancora poco conosciuta e Lyesse Laloui comprende le loro remore. &#8220;Se per puntare su una tecnologia che promette di far risparmiare energia nei successivi cinquant&#8217;anni il rischio è la bocciatura del progetto (per i costi più elevati), il gioco non vale la candela, secondo loro&#8221;, sintetizza. Ma l&#8217;impulso dovrebbe venire dall&#8217;alto. L&#8217;Ufficio Federale dell&#8217;Energia sta già facendo grossi sforzi, ora spetta ai Cantoni e agli enti locali andare nella nuova direzione. A questo proposito si può citare la Gran Bretagna, dove cinque anni fa il numero di pali energetici istallati nel sottosuolo registrò un&#8217;impennata: da alcune centinaia a più di cinquemila. E l&#8217;amministrazione londinese li raccomanda per le nuove costruzioni.<br />
Tornando alla Svizzera, se circa la metà dell&#8217;energia consumata serve per riscaldare gli ambienti e per produrre acqua calda, le tecnologie capaci di svolgere le stesse funzioni con un minor dispendio energetico e anche un tasso minimo di emissioni di Co2 dovrebbero avere un potenziale enorme</p>
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		<title>Impianti solari in Svizzera: o sono all&#8217;avanguardia o sono devastanti</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 22:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Impianti solari in Svizzera: o sono all&#8217;avanguardia o sono devastanti Fonte: CIPRA/AlpMedia, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi http://www.cipra.org/it Moduli fotovoltaici installati su skilift e versanti montani: Fukushima e i costi crescenti dell&#8217;energia elettrica rendono sempre più creativa la produzione di energia elettrica. Una carrellata su megaprogetti e anteprime mondiali. L&#8217;impianto fotovoltaico più grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Impianti solari in Svizzera: o sono all&#8217;avanguardia o sono devastanti<br />
Fonte: CIPRA/AlpMedia, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi <a href="http://www.cipra.org/it">http://www.cipra.org/it</a><br />
Moduli fotovoltaici installati su skilift e versanti montani: Fukushima e i costi crescenti dell&#8217;energia elettrica rendono sempre più creativa la produzione di energia elettrica. Una carrellata su megaprogetti e anteprime mondiali.<br />
L&#8217;impianto fotovoltaico più grande della Svizzera sarà costruito, questo almeno è il progetto, in una cava dismessa sulle rive del Lago di Walen. Le associazioni ambientaliste sono indignate: la cava è infatti diventata un monumento naturale di importanza nazionale. &#8220;La Svizzera ha una quantità sufficiente di tetti&#8221; afferma criticamente Anita Wyss della Fondazione per la tutela del paesaggio. &#8220;Un&#8217;area di tutela del paesaggio, in una posizione ben in vista, è senza dubbio poco adatta ad ospitare un impianto isolato&#8221;.<br />
Un altro impianto fotovoltaico, grande come quattro campi di calcio e con una produzione elettrica sufficiente a soddisfare il fabbisogno di 1.200 famiglie, sorgerà in un&#8217;area occupata da paravalanghe a 1800 metri di quota. Nel novembre 2011 nel comune di St. Antönien, nei Grigioni, è stato installato un impianto pilota. Secondo calcoli dell&#8217;Università di San Gallo, in Svizzera ci sarebbero 200 km di paravalanghe che sarebbero idonei come supporto per pannelli fotovoltaici.<br />
Nel Safiental, nei Grigioni, l&#8217;energia del sole aziona anche il primo skilift al mondo alimentato ad energia solare: i pannelli solari sono montati direttamente sullo skilift recentemente inaugurato e si orientano automaticamente verso il sole. L&#8217;impianto produce 90.000 kWh di energia all&#8217;anno, un quarto dei quali sono utilizzati per azionare lo skilift, lungo 450 metri, durante la stagione invernale.</p>
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		<title>Il Comune di Casale Monferrato dice no all&#8217;offerta Schmidheiny (Eternit-Amianto). Si conclude una vicenda che ha diviso e dilaniato la città.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Comune di Casale Monferrato dice no all&#8217;offerta Schmidheiny (Eternit-Amianto). Si conclude una vicenda che ha diviso e dilaniato la città. Fonte: Casale News http://www.casalenews.it/index Si conclude una vicenda che ha diviso e dilaniato la città. Demezzi: &#8216;Andiamo avanti con lo Stato al nostro fianco&#8217; La Giunta di Casale Monferrato riunitasi alle ore 11 di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comune di Casale Monferrato dice no all&#8217;offerta Schmidheiny (Eternit-Amianto). Si conclude una vicenda che ha diviso e dilaniato la città.<br />
Fonte: Casale News <a href="http://www.casalenews.it/index">http://www.casalenews.it/index</a></p>
<p>Si conclude una vicenda che ha diviso e dilaniato la città. Demezzi: &#8216;Andiamo avanti con lo Stato al nostro fianco&#8217; La Giunta di Casale Monferrato riunitasi alle ore 11 di questa mattina ha messo la parola fine ai sofferti dibattiti delle ultime settimane sulla possibilità di accettare l’offerta di oltre 18 milioni di euro presentata dall’imputato svizzero Stephan Schmidheiny, a titolo di transazione nel processo Eternit. A poco più di una settimana dalla sentenza prevista per il 13 febbraio, l’Amministrazione comunale ha deciso di rifiutare la proposta presentata dalla Becon A.G. per conto di Schmidheiny e di proseguire lungo il percorso delineato a livello istituzionale con il Ministro della Salute Renato Balduzzi e con il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini nel corso dell’incontro tenutosi a Roma lo scorso 26 gennaio. L’obiettivo è quello di arrivare alla stipula di una sorta di Accordo di Programma che impegni lo Stato e le amministrazioni locali a risolvere l’emergenza di Casale Monferrato. «Questa Amministrazione si è trovata davanti a una decisione difficile e particolarmente complessa – commenta il sindaco Giorgio Demezzi – che abbiamo valutato con senso di responsabilità e razionalità, nonostante la forte emotività che evoca il nostro dramma. Abbiamo perseguito sempre e solo l’interesse presente e futuro della Città. E lo abbiamo fatto con l’intento di offrire una possibilità di riscatto al nostro territorio, pensando prima di tutto ad eliminare le criticità ambientali e a favorire la ricerca sanitaria». «Due sono state le motivazioni che ci hanno spinto a prendere in considerazione l’offerta economica di Schmidheiny – ricorda il Sindaco – l’assoluta incertezza sui tempi e sulle somme che eventualmente avremmo potuto ottenere rimanendo parte civile nel processo e la certezza che comunque giustizia sarebbe stata fatta. Non abbiamo però mai smesso di cercare soluzioni alternative per dare una risposta vera e concreta ai problemi di chi soffre e di chi vive nel rischio, senza farci travolgere dalle polemiche o dalla strumentalizzazione dei sentimenti di una popolazione così colpita. Al contrario il sostegno e il costante stimolo da parte della Giunta e dei Consiglieri di maggioranza nel valutare ogni possibilità non sono mai venuti meno e hanno permesso di tracciare insieme un percorso condiviso in ogni sua fase». «Ci siamo impegnati affinché – continua Demezzi – l’emergenza che ormai da troppo tempo vive la nostra città tornasse prepotentemente oggetto dell’interesse pubblico. È con questo spirito che abbiamo colto nell’intervento del Ministro Balduzzi la possibilità di ottenere da parte dello Stato impegni e programmi per fare fronte definitivamente e in maniera strutturata all’emergenza ambientale e sanitaria di Casale Monferrato. Fattori che ci hanno permesso di riconsiderare la nostra posizione nei confronti dell’offerta di Schmidheiny». «Il rinnovato impegno da parte dello Stato apre una nuova fase per Casale – continua Demezzi – che va oltre il proseguimento delle azioni di bonifica e il reperimento dei fondi necessari per la realizzazione di una nuova discarica per l’amianto. Nel campo della ricerca, della prevenzione e della cura del mesotelioma, è previsto l’avvio attraverso il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) di un progetto prototipale per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori e della popolazione esposti alle fibre di amianto, e per il potenziamento della presa in carico di queste patologie. Inoltre, anche grazie al ruolo di primo piano del Centro Regionale per la Ricerca, la Sorveglianza e la Prevenzione dei Rischi da Amianto (CRA) dell’ASL di Alessandria, verrà potenziata la rete di strutture collegate a livello nazionale e internazionale capaci di sviluppare una ricerca innovativa sulla malattia». «Siamo coerenti con noi stessi e con i cittadini che rappresentiamo – conclude il Sindaco –, è questo il sentimento che emerge anche dalla Giunta. E’ cambiato lo scenario, non cambiano gli obiettivi. Che rimangono quelli di mantenere viva l’attenzione su Casale Monferrato: non accetteremo che una volta respinta l’offerta e passata la sentenza di primo grado l’emergenza torni nel dimenticatoio. Ogni sforzo di questa Amministrazione sarà rivolto a presidiare il tema della ricerca e della bonifica, a sollecitare costantemente le istituzioni centrali a dare seguito ai programmi delineati per intercettare, promuovere e favorire lo sviluppo di nuove possibilità nel campo della prevenzione, diagnosi precoce e cura del mesotelioma, per risanare definitivamente e per sempre il territorio. Non dimenticheremo mai il nostro passato, ma è arrivato il momento di guardare al futuro. Questa Amministrazione può farlo con l’orgoglio di chi si è battuto e continuerà a battersi per la vita». Redazione On Line</p>
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		<title>Grazie alla loro abilità nel volo ascendente e l&#8217;enorme apertura alare, gli albatri traggono vantaggio dai cambiamenti climatici, volando per ore senza alcuna fatica &#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:52:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie alla loro abilità nel volo ascendente e l&#8217;enorme apertura alare, gli albatri traggono vantaggio dai cambiamenti climatici, volando per ore senza alcuna fatica &#8230; Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI GLOBALI http://www.galileonet.it Global warming, per gli albatri è un vantaggio di Francesco Toti Già provvisti di “vele” all’avanguardia, ultimamente hanno anche il vento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alla loro abilità nel volo ascendente e l&#8217;enorme apertura alare, gli albatri traggono vantaggio dai cambiamenti climatici, volando per ore senza alcuna fatica &#8230;<br />
Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI GLOBALI <a href="http://www.galileonet.it">http://www.galileonet.it</a><br />
Global warming, per gli albatri è un vantaggio<br />
di Francesco Toti<br />
Già provvisti di “vele” all’avanguardia, ultimamente hanno anche il vento dalla loro parte. Gli albatri urlatori (Diomedea exulans), una vita trascorsa tra cielo e mare senza quasi mai posare le zampe a terra, viaggiano infatti più agevolmente da quando il sistema di correnti atmosferiche dell’oceano Indiano meridionale si è fatto più intenso. Accorciando i tempi di spostamento, grazie soprattutto alla rinvigorita forza dei venti occidentali, questi uccelli erranti si nutrono meglio e si riproducono con più successo. Ad attestare il fenomeno &#8211; forse un “beneficio” (almeno per questa specie) inatteso dei cambiamenti climatici globali &#8211; sono stati i dati raccolti negli ultimi decenni dai ricercatori del Centre d’Etudes Biologiques de Chizé (CNRS-CEBC), in Francia, e del German Helmholtz-Centre for Environmental Research (UFZ), in Germania.<br />
Il volo di un albatro, tanto elegante quanto è sgraziato il suo atterraggio, è sostenuto per centinaia di chilometri sia dall’apertura alare (la più grande tra gli uccelli viventi), sia dai venti degli oceani meridionali. Proprio in queste acque sorgono le isole Crozet, su cui abitualmente la specie Diomedea exulans approda per nidificare e riprodursi. Proprio queste isole sono state utilizzate come principale centro di raccolta dati per il nuovo studio franco-tedesco pubblicato su Science.<br />
L’indagine, cominciata quarant’anni fa sotto il coordinamento di Henri Weimerskirch, si è avvalsa di trasmittenti satellitari applicate sugli albatri (al fine di tracciare i loro percorsi) e di monitoraggi demografici e della massa corporea. Integrando queste osservazioni a lungo termine con i dati sulla variazione del sistema di correnti atmosferiche, è risultato che l’intensificazione e lo spostamento verso Sud dei venti occidentali ha indotto un accorciamento delle traversate a scopo di nutrizione (gli albatri mangiano pesci e calamari pescati in mare aperto), regalando quindi più tempo ed energie da dedicare alla riproduzione. Infatti, la generazione di albatri avvantaggiata da queste nuove condizioni ha una prole più numerosa e pesa mediamente un chilo in più. Secondo i climatologi, la nuova circolazione atmosferica tanto favorevole agli albatri è solo una delle espressioni del riscaldamento globale, al quale si collegano anche le note variazioni di piovosità e l’innalzamento del livello marino. “Gli effetti positivi dei cambiamenti ambientali registrato negli ultimi decenni non durerà a lungo”, avverte però Maite Louzao Arsuaga (UFZ), secondo la quale entro il 2080 il campo dei venti occidentali sarà spostato così a Sud da costringere gli albatri a volare più a lungo per trovare le zone adatte alla pesca.</p>
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		<title>In FRANCIA i pesci acqua dolce sono talmente inquinati (essendo bioaccumulatori) che le autorità sanitarie ne hanno limitato il consumo a due volte al mese</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In FRANCIA i pesci acqua dolce sono talmente inquinati (essendo bioaccumulatori) che le autorità sanitarie ne hanno limitato il consumo a due volte al mese Fonte: Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori http://www.aduc.it Pesci d&#8217;acqua dolce, come anguille, carpe, barbi, troppo inquinati. Necessario quindi limitarne il consumo, portandole a tavola al massimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In FRANCIA i pesci acqua dolce sono talmente inquinati (essendo bioaccumulatori) che le autorità sanitarie ne hanno limitato il consumo a due volte al mese<br />
Fonte: Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori <a href="http://www.aduc.it">http://www.aduc.it</a><br />
Pesci d&#8217;acqua dolce, come anguille, carpe, barbi, troppo inquinati. Necessario quindi limitarne il consumo, portandole a tavola al massimo due volte al mese. E una volta ogni due mesi nel caso di donne incinte e bambini sotto i 3 anni. E&#8217; la raccomandazione dell&#8217;Agenzia nazionale della sicurezza sanitaria (Anses) d&#8217;Oltralpe, che dopo aver rilevato nei pesci livelli elevati di policlorobifenili (Pcb) ha deciso di emanare raccomandazioni basate sul principio di precauzione.<br />
I Pcb sono sostanze chimiche &#8211; notoriamente presenti in molti corsi d&#8217;acqua anche se vietati da 20 anni in molti Paesi europei, Francia compresa &#8211; conosciute per la loro capacita&#8217; di provocare effetti sullo sviluppo mentale e motorio nei bambini, esposti durante la gravidanza o l&#8217;allattamento. L&#8217;Agenzia francese ha condotto uno studio durato 3 anni, insieme all&#8217;Istituto nazionale di sorveglianza sanitaria, per valutare la presenza di Pcb nei consumatori di pesci d&#8217;acqua dolce. Sono state analizzate le abitudini alimentari e i campioni di sangue di 606 pescatori dilettanti e 16 professionisti.<br />
Il livello di consumo di questi alimenti era in generale molto limitato nelle persone controllate e solo in pochi casi i livelli di Pcb sono stati suparati. Ma i pesci d&#8217;acqua dolce sono dei bio-accumulatori, ricorda l&#8217;Agenzia francese che ha ritenuto necessario porre dei limiti.</p>
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