Fonte: Le Scienze http://lescienze.espresso.repubblica.it
I cambiamenti a vasta scala della circolazione oceanica si propagano fino ai ghiacciai groenlandesi molto più rapidamente di quanto si supponesse
Le acque più calde provenienti dalle regioni subtropicali lambiscono i ghiacciai della Groenlandia, accelerandone lo scioglimento: lo mostra uno studio di un gruppo di ricercatori diretto dalla italiana Fiamma Straneo, attualmente in forza presso la Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI), che firmano un articolo pubblicato sulla rivista Nature Geosciences.
“Questa è la prima volta che osserviamo acqua così calda in un qualsiasi fiordo della Groenlandia”, dice Fiammetta Straneo. “Le acque subtropicali stanno fluendo attraverso il fiordo moto velocemente, riuscendo così a trasportare calore e a innescare lo scioglimento della parte finale del ghiacciaio.”
Nell’ultimo decennio la coltre glaciale della Groenlandia, che ha uno spessore medio di tre chilometri e ricopre una superficie circa pari a quella del Messico, ha perso massa in modo sempre più accelerato.
“Fra i meccanismi che sospettiamo possano avere innescato questa accelerazione vi sono i recenti cambiamenti nella circolazione delle correnti del Nord Atlantico che stanno trasportando grandi masse di acque tropicali alle alte latitudini”, spiega la Straneo. Ma finora mancavano accurate osservazioni e misurazioni in grado di confermare empiricamente l’ipotesi.
I ricercatori hanno condotto due campagne di studio nel giugno e nel settembre del 2008. collezionando dati nel fiordo di Sermilik, nella Groenlandia orientale, che è lungo 100 chilometri, collega il ghiacciaio di Helheim con il mare di Irminger e che nel solo 2003 si è ritirato di diversi chilometri raddoppiando la velocità di scioglimento.
Per ricostruire anche l’andamento stagionale delle temperature nelle acque del fiordo, i ricercatori hanno poi sfruttato i dati rilevati da sensori di temperatura applicati a 19 esemplari di foca dalla cresta (Cystophora cristata) e inviati periodicamente via satellite.
“I cambiamenti a vasta scala della circolazione oceanica si propagano fino ai ghiacciai molto rapidamente, non nell’arco di anni, ma nell’arco di mesi. Si tratta cioè di una comunicazione estremamente rapida”, ha concluso la Straneo. (gg)
