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  • News ed Eventi dell’Accademia ed in partnership

    L'Accademia Ambientale del Monferrato (AAM - Gevam Onlus) in partnership con la Società Storica Vercellese (SSV) sta attuando un microprogetto culturale che prevede la scansione di alcuni testi storici editi dalla SSV ma ormai da molti anni esauriti e quindi introvabili, inerenti importanti personaggi, istituzioni e luoghi che hanno caratterizzato e/o interagito con la storia del Monferrato. I testi digitalizzati saranno poi inseriti nel sito ufficiale della SSV e messi a disposizione degli studiosi e ricercatori di tutto il mondo. Per maggiori informazioni sulla SSV vedi nel sito la sezione Monferrato. <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Il Gruppo Gevam Onlus ha avviato un progetto propedeutico per cercare di creare un Distretto Turistico Culturale Ambientale Interprovinciale del Monferrato. Per maggiori informazioni leggete l'articolo nella sezione Iniziative-Eventi. Gli sponsor sono gli stessi che hanno già sostenuto l'avviamento dell'Accademia Ambientale del Monferrato, i cui loghi sono riportati in home page <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Il Gruppo Gevam Onlus ha variato denominazione. Il significato dell'acronimo G.E.VA.M. è divenuto “ Gruppo Ecoculturale per la Valorizzazione dell'Ambiente del Monferrato”. Maggiori particolari sono riportati nell'articolo pubblicato nella sezione Iniziative-Eventi <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Nasce 'Patria Montisferrati', la rubrica storica di Casale News, uno dei siti di informazione on line più seguiti nel Monferrato di area casalese e non solo. La conoscenza della storia locale favorisce la tutela ambientale ... questo è il concetto guida che ha favorito la reciproca collaborazione. La rubrica sarà condotta da Claudio Martinotti Doria. Per informazioni leggete l'articolo nella sezione Iniziative ed Eventi del sito <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Le vere cause della crisi economica internazionale e del degrado ambientale. Leggete l'esaustiva analisi storica e scientifica esposta da uno dei massimi esponenti europei della Scuola Economica Austriaca: l'economista spagnolo Jesus Huerta de Soto, nella sezione "Iniziative - Eventi". Un vero e proprio evento culturale per l'Italia, disponibile grazie al nostro partner USEMLAB di Torino.
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Auto ad aria compressa, partito il gruppo di acquisto italiano. Sarà una Urban Car ad emissioni zero, autonomia di 200 chilometri e velocità massima di 70 Km orari

News

Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it
LIVORNO. I fan dell’auto ad aria compressa, riapparsa in Francia come la fenice dalle ceneri di uno strano oblio, si stanno organizzando anche in Italia con un gruppo di acquisto. «È realtà. L’Auto ad Aria Compressa funziona e sbarcherà sul mercato a breve. Emissione nocive zero, autonomia di 200 chilometri e velocità massima di 70 Km orari: una Urban Car destinata a rivoluzionare il mondo della mobilità – scrivono sul sito autoariacompressa.com – La lobby petrolifera trema e i produttori di auto tradizionali, inchiodati come sono al passato, iniziano ad avere seriamente paura». I veicoli alimentati ad aria compressa prenotabili sono L’AirPod e l’AirOne.
Secondo i sostenitori della rivoluzione ad aria compressa le grandi imprese automobilistiche si starebbero muovendo per impedire che questa tecnologia venga alla ribalta. La prima strategia è quella del silenzio che i media dedicherebbero a quella che viene prospettata come “la rivoluzione del secolo”, «I questi mesi l’auto ad aria compressa è in road show per l’Europa, ne avete sentito parlare?» chiedono polemicamente quelli del gruppo di acquisto. La seconda strategia è invece quella di mettere in cattiva luce l’azienda produttrice, la lussemburghese Motor Developement International (Mdi), che però opera in Francia, «Attraverso studi scientifici, come quello condotto dall’università Californiana Berkeley, che vadano a minare la bontà del progetto. Per loro l’auto ad aria inquina ed è più costosa di un’auto tradizionale. Insomma, i monopolisti della mobilità su ruota hanno iniziato a difendersi e, questa, è una notizia fantastica per tutti noi poiché sintomatica del fatto che siamo di fronte ad una possibile rivoluzione epocale».
Al rapporto dell’università di Berkley ha risposto direttamente la Mdi con una lettera «Nella quale facilmente si smontano le tesi propinate – assicurano sul sito autoariacompressa.com – con il dettaglio degli errori grossolani commessi nello studio». Secondo i sostenitori delle nuove urban car ad aria compressa la Berkeley avrebbe fatto una pessima figura: «Ha deciso di minare la propria credibilità internazionale salendo sul carro del potere anziché di essere obiettiva. La lettera di Mdi ci ha però dato qualche notizia tecnica in più rispetto al passato in merito all’AirPod in arrivo: pesa 330 chilogrammi, il suo sistema ad aria compressa sopporta dodicimila ricariche (stima di vita: 30 anni), impiega meno di due minuti per la ricarica ed il costo si aggira intorno ai 6.000/7.000 Euro» (che sono un po’ più dei 4.000/5.000 euro pubblicizzati con il primo lancio della mini-auto).
I fan della auto elettrica illustrano anche le caratteristiche dell’AirPod presentata al salone dell’auto di Ginevra: ha 3 ruote, una davanti e due dietro, e un discreto spazio per i passeggeri perché il serbatoio per l’aria occupa poco spazio. Il carburante è l’energia dell’aria compressa immagazzinata in un serbatoio di 5000 libbre per pollice quadrato e «Nell’AirPod il conducente è seduto da solo ed il movimento della ruota anteriore avviene mediante l’utilizzo di un semplice e preciso joystick anziché avvalendosi del classico volante. La capienza dell’AirPod è di due passeggeri oltre il conducente, seduti al contrario rispetto alla direzione di guida, come si può immaginare dalle foto pubblicate». Si tratta di un mezzo “slow”, con una lenta accelerazione, visto che il motore è spinto da otto cavalli e che la velocità massima che può raggiungere è di circa 70 km orari, con un’autonomia di circa 180 km. Per riempire il serbatoio di 210 litri di aria compressa ci vogliono 2 minuti.
Secondo autoariacompressa.com «Rispetto agli altri veicoli “alternativi”, quali l’auto elettrica per esempio, l’auto ad aria compressa ha il vantaggio di non dover avvalersi di costose batterie pertanto il suo prezzo è davvero accattivante». La Mdi afferma che il costo del pieno di aria compressa potrebbe essere intorno ad un euro e che l’aeroporto di Parigi ha già deciso di utilizzare questi mezzi per gli spostamenti interni e che quello di Amsterdam lo seguirà a ruota.
Ai fan italiani dell’auto ad aria compressa non va giù l’atteggiamento dei grandi marchi automobilistici: «Certo, in un mondo perfetto i produttori di auto tradizionali si sarebbero stretti intorno all’idea dell’auto ad aria compressa, avrebbero lavorato giorno e notte collaborando per metterla in produzione al più presto, le strade delle città si sarebbero di conseguenza trasformate molto prima da luoghi invivibili, portatrici di malattie gravissime per noi e per i nostri figli, in luoghi quantomeno migliori. Naturalmente, l’ostruzionismo figlio del protezionismo al quale stiamo assistendo, non sorprende più: ci siamo abituati, in mondo dominato dal dio denaro». Il problema ancora una volta sembra quello del modello di consumo dominante: «Ci sono aziende, fior di professionisti pagati e strapagati per effettuare ricerche di mercato nel campo automobilistico, capire le tendenze, i desideri della gente, le potenzialità del settore. Le case costruttrici di automobili prendono questi dati e che fanno? Li manipolano secondo gli interessi decennali che legano l’industria automobilistica ai petrolieri. Il messaggio che si vuole fare passare è quello che l’auto dei desideri é un’auto che in 3 decimi di secondo raggiunge i 200 chilometri orari. I consumi? Elemento poco significativo. Le emissioni nocive? Idem. Le pubblicità rilanciano ancora auto con 3.000 di cilindrata che percorrono meno di 10 km con un litro di combustibile fossile, inquinante a dismisura. È davvero questo che desiderano i consumatori-automobilisti? Non lo credo e non lo voglio credere – conclude il curatore del sito autoariacompressa.com . Saranno piuttosto i cartelli del petrolio che non vogliono mollare l’osso, a discapito della salute delle persone compresi i figli stessi dei petrolieri. Ma pare che i danni a lungo termine non interessino a nessuno».

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