Pubblichiamo la rassegna stampa della notizia e l’intervento del prof. Levis, esperto in materia e perito in tribunale, che ha contribuito al riconoscimento del pericolo, finora minimizzato per motivi di mero profitto, sia da parte dei media (per non perdere gli spot e le inserzioni pubblicitarie) che da parte politico istituzionale per i soliti condizionamenti che subiscono (quando non si tratta addirittura di collusione).
ANGELO LEVIS: con la predisposizione di una delle perizie presentate alla Corte d’Appello di Brescia ha contribuito in maniera sostanziale al buon esito della sentenza, sostenendo da anni l’evidenza dei rischi dei cellulari e cordless soprattutto per i bambini e i giovani andando coraggiosamente contro corrente.
UMBERTO TIRELLI: da sempre schierato a favore dell’elettrosmog e per questo fischiato dai comitati, tende ancora a minimizzare i rischi, ma FINALMENTE conclude anche lui su Il Giornale, così come sotto riportato, che il cellulare non va fatto usare dai bimbi e va evitato fino ai 12 anni.
La Corte d’Appello di Brescia ha emesso una sentenza sensazionale che ha rimbalzato su diversi giornali. E’ stato CONFERMATO IL NESSO CAUSALE TRA USO FREQUENTE DI CELLULARI E CORDLESS ED INSORGENZA DI PATOLOGIE TUMORALI, riconoscendo la malattia professionale con invalidità dell’80% al Sig. Marcolini. Tra i periti che hanno supportato scientificamente questa tesi il Prof. Angelo Levis da anni impegnato su questi temi.
COMUNE DI BOLOGNA – 7consigli per l’igiene della comunicazione al telefono cellulare http://www.comune.bologna.it/ambiente/ControlloAmbientale/Elettromagnetici/Download/eptalogoRev8.pdf
La Repubblica del 17 dicembre 2009:
“Si ammala di tumore. “Troppo tempo al cellulare” – Brescia, prima sentenza sul rapporto tra patologie e telefonino. E ora le società temono i maxi risarcimenti Le dieci regole per il corretto utilizzo dei cellulari, tra le quali: RESTARE A PIU’ DI UN METRO DI DISTANZA DA UNA PERSONA CHE STA PARLANDO AL CELLULARE”
http://www.facebook.com/notes/skudor-ti-protegge-dalle-radiazioni/si-ammala-di-tumore-troppo-tempo-al-cellulare/235329351213
Il Giornale del 17 dicembre 2009:
“Il tribunale: “Il telefonino fa male alla salute”
Per la prima volta un giudice riconosce per sentenza un legame fra l’uso del cellulare e un cancro a un nervo facciale. La vittima, un dirigente di Brescia, per dieci anni ha trascorso all’apparecchio cinque ore al giorno. Ora è invalido all’80%.”
Addirittura guardate come conclude l’oncologo UMBERTO TIRELLI dopo aver asserito che “per gli scienziati (come lui) non c’è prova di rischio” ed essersi lamentato che “in questa sentenza i periti hanno esposto ai giudici solo le tesi di chi crede che ci sia un nesso tra tumore e utilizzo eccessivo del cellulare”. Così continua Tirelli:
“E’ BENE PRENDERE PRECAUZIONI COME NON ABUSARE DEL CELLULARE E SOPRATTUTTO NON FARLO USARE AI BIMBI. FINO A DODICI ANNI VA EVITATO L’USO DEL CELLULARE. Anche gli adolescenti devono utilizzarlo moderatamente. Loro hanno un sistema nervoso in via di evoluzione e hanno parecchi anni di esposizione. Insomma, CHI HA COMINCIATO A USARE IL TELEFONINO A 15 ANNI HA UN RISCHIO MAGGIORE DI CHI HA COMINCIATO AD USARLO A 40.”
www.ilgiornale.it/pag_pdf.php?ID=121494
Il Sole 24 Ore del 18 dicembre 2009:
“Ammesso dal giudice il nesso causa-effetto tra tumori e cellulare”
http://www.laleva.org/it/ambiente.html
DAL PROF. LEVIS: ALCUNE NOTE SULLA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO DI BRESCIA PER IL RICONOSCIMENTO DI MALATTIA PROFESSIONALE DA USO DI TELEFONI MOBILI “Inoltro il messaggio ricevuto da uno dei miei assistiti, colpiti da tumore alla testa dopo uso prolungato di telefoni mobili (TM: cellulari e cordless): il Sig. Marcolini da neurinoma del 5° nervo cranico (ganglio di Gassner e nervo trigemino) dopo più di 10 anni e 15.000 ore di utilizzo dei TM e il Sig. Stradiotti (che ha appena iniziato la causa civile contro l’INAIL) da carcinoma alla parotide dopo più di 20 anni e 30.000 ore di utilizzo dei TM. Entrambi destrorsi, sono stati colpiti sul lato sinistro della testa in quanto, essendo addetti ai rapporti con i clienti delle Ditte presso le quali lavoravano, usavano la mano destra per prendere appunti e la sinistra per telefonare. Pertanto i loro tumori sono ipsilaterali come la grandissima maggioranza di quelli documentati da Hardell e Coll. I tempi di utilizzo dei TM da parte di questi due pazienti sono esorbitanti, comunque Hardell ha riportato aumenti statisticamente significativi di tumori alla testa (soprattutto astrocitomi cerebrali e neurinomi acustici) in utilizzatori di TM con 500-2.000 ore di esposizione e con tempi di utilizzo e/o di latenza di almeno 10-15 anni. Da notare che per i tumori alla parotide da uso di TM gli unici dati positivi in letteratura sono quelli della componente israeliana del Progetto Interphone (Sadetzki 2008), ignorati nei rapporti più recenti di tale Progetto, mentre sui neurinomi del trigemino non ci sono dati in letteratura.
Nella causa di Marcolini sono state presentate 3 perizie di parte ricorrente: del sottoscritto, del Prof. B. Saia (ordinario di Medicina del Lavoro a PD) e del Dott. G. Grasso (il neurochirurgo di Brescia che ha operato e seguito clinicamente sia Marcolini che Stradiotti). In primo grado il consulente del Tribunale (CTU) non ha letto nulla nè della letteratura sull’argomento nè delle nostre perizie, negando quindi la relazione tra malattia e uso dei TM e pertanto il Tribunale ha dato ragione all’INAIL.
Invece in appello il CTU (Dott. Ottavio Di Stefano, Primario di Medicina Interna presso gli Osp. Civili di Brescia) ha fatto una buona ricognizione della letteratura citando i dati degli ultimi 4 lavori di Hardell (lo studio caso-controllo sui tumori cerebrali maligni del 2006, le due “pooled analyses” del 2006 e quella del 2009 e la metaanalisi di Kundi del 2009) e ha premesso che “l’analisi della letteratura non porta ad un giudizio esaustivo ma, con tutti i limiti insiti nella tipologia degli studi, un rischio aggiuntivo per i tumori cerebrali ed in particolare per il neurinoma è documentato dopo esposizione per più di 10 anni alle radiofrequenze emesse dai telefoni portatili (cordless) e dai cellulari…. Il dato anamnestico di esposizione supera il limite dei 10 anni…. Nello studio di Hardell del 2006 l’esposizione per più di 10 anni comporta un rischio relativo di 2,9, sicuramente significativo…Si tratta quindi di una situazione “individuale” che gli esperti riconducono al “modello probabilistico-induttivo” ed alla “causalità debole” che ha comunque valenza in sede previdenziale … Un ruolo quindi almeno concausale delle radiofrequenze nella genesi della neoplasia che ha patito il Sig. Marcolini è “probabile” (probabilità qualificata). Il CTU ha così concluso: “Il quesito proposto può essere così svolto:
l’esposizione a radiofrequenze, anamnesticamente per un tempo efficace (più di 10 anni), ha molto verosimilmente avuto un ruolo concausale nell’evoluzione della neoplasia patita dal Sig. Marcolini. La menomazione dell’integrità fisica legata alla malattia ed ai suoi esiti si stima in misura dell’80%”.
Il caso in questione ha una grande rilevanza perchè, a mia conoscenza, si tratta della prima pronuncia, difficilmente ribaltabile in Cassazione a detta dell’Avv. Danilo Mina del Foro di Brescia difensore di Marcolini, sulla base del dispositivo della sentenza) con la quale viene riconosciuto il nesso causale o almeno concausale tra esposizione professionale ai TM e patologia neoplastica, con conseguente riconoscimento e relativo indennizzo della menomazione dell’integrità fisica legata alla malattia e ai suoi esiti, nel caso specifico in misura dell’80%.
Appena ne sarò in possesso invierò a tutti la sentenza che sarà pubblicata tra una ventina di giorni. Intanto vi sarò grato se vorrete diffondere e pubblicizzare questa notizia. Cordialmente. Prof. Angelo Levis” – 26-02-2010
