CENTRALE A BIOMASSE PREVISTA A CASEI GEROLA (PV). E’ stato illustrato a Pavia il progetto per la realizzazione di una centrale a biomasse, destinata a prendere il posto dell’ex zuccherificio di Casei Gerola. Le ripercussioni di un tale insediamento sono a vasto raggio …
Fonte: Radio Gold http://radiogold.it
E’ stato illustrato a Pavia il progetto per la realizzazione di una centrale a biomasse, destinata a prendere il posto dell’ex zuccherificio di Casei Gerola, paese a pochi chilometri dalla provincia di Alessandria.
La centrale prevede la produzione di energia con una potenza di 49,95 Megawatt e sarà alimentata con biomasse di origine vegetale (costituite prevalentemente da sorgo di fibra). L’investimento industriale è stimato in circa 75 milioni di euro.
Il comune, limitrofo, di Castelnuovo Scrivia e i gruppi ambientalisti hanno espresso forti perplessità su quest’opera, soprattutto per l’impatto a livello ambientale che questo impianto potrà avere sul territorio.
Se ne riparlerà a fine mese quando ci sarà un nuovo incontro a Pavia
La Redazione
Pubblichiamo alcune riflessioni tecniche sulla CENTRALE BIOMASSE DI CASEI GEROLA da parte degli ambientalisti locali
Fonte: Comitati Scrivia http://www.comitatiscrivia.it
Dopo le prime considerazioni esposte un mese fa sulla base articoli di stampa, ora, visto il progetto, è possibile esprimere queste valutazioni, redatte insieme da Giuseppe Carbonato e Antonello Brunetti.
Premessa
L’Amministrazione comunale, entrata in carica nel maggio 2011, parte da un presupposto: basta con il consumo di territorio, basta con l’impermeabilizzazione!
E ciò non solo per motivi ovvi generali, ma anche per il fatto che è assurdo cementificare un terreno agricolo di grande fertilità e dotato di ricche falde come quello della Bassa Valle Scrivia, considerato fra i migliori terreni orticoli della Pianura Padana.
Cinque riflessioni iniziali
A- Tutti scrivono e dicono che l’ex-zuccherificio di Casei verrà trasformato in ….Ma non è vero! La centrale biomasse sorgerà altrove, su terreni agricoli e senza alcuna struttura ricavata dall’ex-zuccherificio. Questa è una vera e propria speculazione da parte di privati utilizzando fondi europei e dei certificati verdi.
B – perché una centrale così gigantesca, con produzione di 50 megawatt quanto tutte le altre centrali a biomasse non superano i 3-5 megawat? Forse si pensa a eventuali ampliamenti futuri? Bruciando cosa?
C – non c’era alcuna necessità di centrali visto che nella nostra zona, fra Sannazzaro, Parona e Cervesina si supererebbero tranquillamente i 2.000 megawatt
D – l’impianto costa decine e decine di milioni di euro e ci viene raccontato che servirebbe per dare lavoro a 20-25 ex dipendenti dell’ex Zuccherificio. Fermo restando che l’assurda scomparsa di una struttura moderna e funzionale nasconde grossi interessi da parte di privati, per reinserire nel mondo del lavoro 25 persone si spenderebbe non più di un milione di euro senza danni al territorio e coltivazioni che nulla hanno a che fare con la produzione di beni alimentari
E – per quale motivo la Coldiretti, che rappresenta una larga fetta degli agricoltori, ha espresso parere negativo all’impianto? Nessuno ne parla.
- Dai dati del progetto constatiamo che verranno occupati mq. 155.200, ossia 240 pertiche milanesi di cui resi impermeabili mq. 105.700. Il terreno occupato è agricolo, senza alcun utilizzo di aree dismesse, quali quelle dello Zuccherificio o della Solmag. Due terzi della superficie totale verranno coperti con strutture, bruciatori, uffici e soprattutto con dodici enormi spazi coperti, alti dodici metri, per l’immagazzinamento del materiale da bruciare: uno spreco di territorio e un impatto visivo notevoli!
- Il 70 per cento del materiale da bruciare sarà costituito da sorgo, per un quantitativo complessivo di 75.000 tonn. equivalenti a 3.500 ettari tolti alle produzioni agricole vere e proprie. Per il restante 30% si utilizzeranno Biomasse legnose per complessive 34.000 tonnellate.
Per quanto riguarda il sorgo esiste una scheda sulla sperimentazione e si indicano territori nell’Oltrepò pavese, nulla invece su dove reperire il legname. Se non esistono accordi per nuove piantumazioni si rischia di andare a deforestare quel poco che rimane o far ricorso a legnami di dubbia provenienza. Anche sui sarmenti delle vigne non appare alcuna programmazione al di là di generiche dichiarazioni.
- Poiché il materiale contiene umidità si dichiara che la massa bruciata sarà alla fine di 90.000 tonnellate. Ne rimangono 19.000 sotto forma di fumi e di vapori emessi a 80 gradi di calore. Quindi ogni giorno ben 52 tonnellate usciranno dal camino: cosa contengono e dove vanno a finire?
- Abbiamo notato che sono previsti controlli all’interno dell’impianto, ma non sul territorio circostante per un raggio di cinque chilometri. Tali controlli vanno effettuati tramite un tecnico scelto e incaricato dai Comuni coinvolti e pagato dalla ditta proponente l’impianto.
Fra i 70 camion giornalieri ve ne sono due che porteranno via 36 tonnellate giorno di residui solidi e ceneri. Di che si tratta e dove finiscono?
- In merito a quanto uscirà dal camino alto 60 metri non abbiamo avuto il tempo per chiedere delucidazioni tecniche, ma siamo preoccupati poiché sappiamo che la maggior parte dei fumi si dirigerà verso nord-est e verso sud-ovest in direzione di Castelnuovo Scrivia.
- Siamo perplessi di fronte ai dati che dimostrerebbero una falda che è fra i 3 e i 9 metri di profondità. La vicina cascina Venezia era così denominata poiché spesso, prima dello Zuccherificio, i terreni circostanti venivano allagati da fontanili. Due anni fa si è verificato dopo parecchio tempo lo stesso fenomeno alla cascina Borgnina, collocata a sud dell’impianto. La zona è allagabile anche tramite alluvioni, come avvenne nel 1977 con acque provenienti dal dal Calvenzolo, in unione con esondazioni del Curone. Di questo fenomeno esistono documentazioni fotografiche e giornalistiche. Inoltre il deflusso di scarichi nel Calvenzolo e poi nella Scrivia va analizzato con maggiore attenzione poiché riguarda una zona protetta inserita nel Parco del Po. Il Calvenzolo segna la linea di demarcazione fra Casei e il Parco del Po alessandrino.
- Risulta che è stato chiesto il parere alla sola Soprintendenza archeologica di Milano e non si è tenuto conto del fatto che verrà eseguito uno scavo di 5 km. lungo la strada prati. Fermo restando che risultano essere stati fatti molti ritrovamenti nelle cave di Casei intorno agli anni Settanta, mai resi noti alle autorità, va segnalato quanto segue. Il territorio a est della strada Castelnuovo – Molino costituisce il più evidente e interessante reperto della centuriazione romana. La distanza fra le due strade, inclinate a nord-est di gradi 11,30 è di 711 metri. Strade poderali la spezzettano in cinque centurie esatte. Tutto ciò è citato negli studi eseguiti sul territorio, in particolare dalle dott.sse Silvana Finocchi (Castrumnovum terra magna et opulenta, – 1992 – pag 1 – 12) ed Emanuela Zanda (Archeologia nella valle del Curone – La suddivisione agraria fra Scrivia e Curone, 1993, pag. 83-89).
Poiché tale centuriazione viene coinvolta dall’impianto e dal suo collegamento con la centrale ENEL di Castelnuovo, occorre fornire documentazione e chiedere parere alla Soprintendenza di Torino.
- Leggiamo di due cavi a 20 kV e uno a 132 kV stesi a un metro di profondità, ma non riusciamo a capire come sia possibile trasferire alla Centralina di Castelnuovo la produzione di 50 kMt e come verrà risolto il passaggio a ridosso di una abitazione collocata lungo la strada dei prati.
- Nella progettazione non si fa alcun riferimento alla vicina area del Parco del Po, distante non più di 2 chilometri dall’impianto. Ci pare che l’analisi della flora e della fauna sia piuttosto superficiale: tre esempi per tutti.
Si ignora che questo territorio è collocato lungo una rotta migratoria sud-nord importantissima; non si fa accenno alla folta presenza di falchi e predatori notturni, quali lo sparviere; incredibile l’affermazione che in zona si nota un ritorno della lontra, che sappiamo benissimo scomparsa da decenni (forse si fa confusione fra le lontre e le nutrie che sono ben altra cosa).
Le decine di pagine dedicate alle mitigazioni ambientali non dicono assolutamente nulla. Qualsiasi progettino per una piccola cava documenterebbe perfettamente il recupero ambientale in ogni suo dettaglio con relative essenze, fideiussioni e tempi. Qui si parla genericamente di una siepe e di qualche albero; poi ecco una serie di fotomontaggi che, tipo i progetti degli anni Settanta, affogano nel verde (poi mai realizzato) i manufatti. Puerili i fotomontaggi da sud (da Castelnuovo) con visione di boschi a perdita d’occhio su terreni che, una volta verificati sulla cartografia, risultano ben poca cosa. Ci sarà sfuggito, ma non vengono quantificate le essenze da piantumare, le loro dimensioni e distanze.
