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Golfo del Messico: marea nera ed acqua fredda hanno causato un’insolita mortalità nei neonati di tursiopi (Tursiops truncatus)

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Golfo del Messico: marea nera ed acqua fredda hanno causato un’insolita mortalità nei neonati di tursiopi (Tursiops truncatus)
Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it
Nel 2011 è stata registrata un’insolita mortalità nei neonati di tursiopi (Tursiops truncatus), del Golfo del Messico settentrionale (northern Gulf of Mexico – Ngom). Secondo quanto si legge nello studio Were Multiple Stressors a ‘Perfect Storm’ for Northern Gulf of Mexico Bottlenose Dolphins (Tursiops truncatus) in 2011?” pubblicato su PlosOne da un team di ricercatori statunitensi, la moria di cuccioli è avvenuta dopo due perturbazioni ambientali ben documentate: un’ondata di freddo nel 2010 e la marea nera provocata dall’affondamento e dall’esplosione della piattaforma petrolifera offshore Deepwater Horizon della Bp. Il team di ricercatori di università ed istituti di ricerca marina di Alabama, Mississippi e Florida scrivono che gli spiaggiamenti di delfini sono stati preceduti da «Grandi volumi di acqua dolce fredda che sono penetrati nel Ngom a causa di uno scioglimento della neve insolitamente grande sullo spartiacque adiacente, fornendo un terzo fattore di stress potenziale».
E’ possibile che questo freddo estremo e l’immissione massiccia di acqua dolce abbiano contribuito all’aumento dello spiaggiamento di tursiopi perinatali delfini lungo la costa Usa del Golfo del Messico registrata per 4 mesi a partire dal gennaio 2011. 186 tursiopi, tra i quali il 46% erano cuccioli perinatali, cioè quasi il doppio della percentuale per lo stesso periodo 2003-2010, sono stati trovati a riva in un’area che va dalla Louisiana alla Florida occidentale. Un confronto con la distribuzione della frequenza di spiaggiamenti, le temperatura e la portata dell’acqua prese da una boa di monitoraggio al largo di Mobile Bay, in Alabama (dove c’è il quarto drenaggio acqua dolce più grande negli Usa) e lungo la costa del Ngom «Ha dimostrato che gli spiaggiamenti di delfini ha raggiunto il massimo tra febbraio e marzo, dopo temperature minime registrate per 2-3 settimane. I ricercatori sottolineano che «Se le condizioni dei delfini erano già deboli a causa delle risorse alimentari esaurite, delle infezioni batteriche o di altri fattori, è plausibile che la piena primaverile abbi contribuito alla tempistica ed alla localizzazione di questo evento unico di spiaggiamento all’inizio del 2011». La moria di tursiopi si è verificato in coincidenza con elevata mortalità di altre specie costiere tra cui pesci, tartarughe marine, uccelli costieri e soprattutto i rari lamantini che soffrono molto il freddo: circa il 6% della popolazione di lamantini degli Usa è andata persa. A questi fattori di forti stress naturali si sono aggiunti a meno di un anno dal disastro della Deepwater Horizon provocato dall’uomo, la marea nera che ha colpito senza pietà i cetacei e gli altri animali, indebolendoli.
Come spiega uno degli autori dello studio, Graham Worthy del dipartimento di biologia dell’University of Central Florida, «Purtroppo è stata una “tempesta perfetta” che ha portato alla morte dei delfini. La fuoriuscita di petrolio e il freddo inverno del 2010 aveva già messo notevole stress sulle loro risorse alimentari, con una conseguente scarsa condizione fisica e depresso la risposta immunitaria. A quanto pare i grandi volumi di acqua dolce fredda proveniente dallo scioglimento della neve che hanno immesso nella Mobile Bay e nel Mississippi Sound nel 2011 sono state il colpo finale». Tuttavia, lo studio sostiene che i delfini sarebbe probabilmente sopravvissuta al flusso di acqua dolce derivante dal repentino scioglimento della neve se non fossero già stati in cattive condizioni. Questi dati, pur nella loro tristezza, sono preziosi per osservare e valutare i legami tra stress meteorologici ed ambientali e mortalità in un predatore al culmine della catena alimentare. Rimane ancora senza risposta la domanda che si fa lo studio: «Quanto è stata responsabile a fuoriuscita di petrolio del deterioramento della salute dei tursiopi?», una risposta alla quale bisogna dare una risposta rapida, soprattutto perché ormai di questi delfini in tutto il pianeta ne rimangono solo circa 600.000 esemplari, tanto che sono stati inseriti nella Lista Rossa dell’Iucn con specie “Least Concern”.

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