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Greenpeace: respinto il ricorso di Enel contro l’associazione, non c’è stata alcuna diffamazione anche se i toni erano duri e severi, giustificati dal rischio sanitario

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Greenpeace: respinto il ricorso di Enel contro l’associazione, non c’è stata alcuna diffamazione anche se i toni erano duri e severi, giustificati dal rischio sanitario
Fonte: Green Style http://www.greenstyle.it
Di Silvana Santo
Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso di Enel contro la campagna di Greenpeace “Facciamo luce su Enel”. Secondo il giudice, infatti, non c’è stata alcuna diffamazione, dato che l’associazione ambientalista ha basato la propria comunicazione su dati scientifici che dimostrano gli effetti del carbone sul clima e sulla salute umana. Si legge nella sentenza:
I dati riportati [da Greenpeace] sono effettivamente conformi agli esiti della ricerca commissionata da Greenpeace a SOMO relativamente ai danni provocati dalle centrali a carbone e già noti alla comunità scientifica internazionale (prima tra tutte l’Agenzia Europea per l’Ambiente, EEA).
Il Tribunale, inoltre, sottolinea che i dati raccolti da Greenpeace sono stati tempestivamente comunicati al gruppo Enel, che non è stato in grado di smentirli. Secondo il magistrato, quindi, “il nucleo essenziale della notizia riportata da Greenpeace è dunque conforme a verità” e pertanto non c’è stata diffamazione ai danni dell’azienda. Le motivazioni della sentenza giustificano anche i toni usati dalla campagna di Greenpeace:
La durezza delle espressioni è giustificata dalla gravità della tematica affrontata, dal suo rilevante interesse per l’opinione pubblica (oltre che per la comunità scientifica internazionale), dalla funzione tipicamente di denuncia dell’associazione resistente. I termini killer, vittima, crimine, sporca verità e quanto altro indicato […] configurano un linguaggio, nell’intero contesto, adeguato all’importante iniziativa di denuncia ambientale.
Non si ferma, dunque, la protesta dell’associazione, secondo la quale la produzione energetica a carbone di Enel causa, in Italia, una morte prematura al giorno. L’azienda, inoltre, è il maggiore emettitore nazionale di CO2 (36,8 milioni di tonnellate) e il quarto in Europa. Soddisfazione per la decisione del Tribunale di Roma è stata espressa da Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace:
È questa la vittoria di un principio fondamentale della democrazia: il diritto alla critica. Il linguaggio aspro non è censurabile se si basa su dati e argomenti scientificamente fondati. L’utilizzo energetico del carbone danneggia il clima e uccide le persone, ed Enel è il primo utilizzatore di carbone in Italia.
A questo punto, gli ambientalisti insistono nel chiedere a Enel di impegnarsi a ridurre progressivamente la sua produzione termoelettrica a carbone, dimezzandola entro il 2020 e azzerandola entro il 2030. Greenpeace, inoltre, vorrebbe che l’azienda abbandonasse i progetti di nuove centrali a carbone, puntando invece sulle fonti rinnovabili.

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