Fonte: Terra! Onlus http://www.terraonlus.it
Prosegue con molti inciampi la folle corsa verso il nucleare. Innanzitutto le regioni mostrano diffidenza.
Il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo ha stroncato la proposta di una centrale nucleare presso gli stabilimenti Fiat di Termini Imerese: “In materia di localizzazione di siti per la produzione di energia – dice Lombardo – la Regione Siciliana ha competenza esclusiva. Con tutto il rispetto per i tecnici del Ministero delle Attività produttive, abbiamo piu’ volte ribadito le condizioni per la collocazione di centrali nucleari in Sicilia: assoluta sicurezza, notevole convenienza e pronuncia positiva delle popolazioni interessate. Senza che queste tre condizioni si realizzino, a scanso di equivoci, saremo di avviso contrario”. Anche la Liguria, la regione del ministro Scajola, forte sostenitore del ritorno italiano al nucleare, dice di no agli insediamenti di centrali nucleari. Il suo presidente Burlando ha escluso anche eventuali siti di stoccaggio.
Altra batosta contro il nucleare arriva dal Consiglio di Stato, infatti dopo le due sentenze del Tar del Piemonte sfavorevoli alla Sogin (ossia al governo), anche il Consiglio di Stato le dà torto. Il massimo organo di Giustizia Amministrativa, con sentenza del 30 giugno, depositata il 31 luglio e pubblicata ieri, dà ragione a Medicina Democratica, Comitati, Legambiente, Pro Natura: il ricorso presentato dagli ambientalisti contro la trasformazione del sito di Bosco Marengo in deposito nucleare sarà giudicato dal TAR del Piemonte, confermato tribunale competente del giudizio.
La sentenza riguarda il “regolamento di competenza”. La Sogin, dopo la prima sentenza del Tar del Piemonte che aveva sospeso i lavori di smantellamento dell’impianto nucleare, aveva fatto appello al Consiglio di Stato per spostare la competenza da un tribunale all’altro, dal Tar del Piemonte al Tar del Lazio, adducendo come motivazione “l’evidente carattere di pericolosità nazionale” dello smantellamento piuttosto che di drammatica ma limitata pericolosità piemontese. Medicina democratica l’ha definito un “tentativo di scippo”, fortunatamente andato a vuoto. I lavori avviati a Bosco Marengo (smantellamento dell’impianto nucleare e costruzione di un deposito di scorie radioattive a tempo indeterminato) provocano grave pericolo a lavoratori, popolazione e ambiente: sono stati decretati dal governo in modo illegale: la legge prevede che prima debba essere predisposto un apposito deposito nazionale, dotato di tutte le misure di sicurezza necessarie; non sono nemmeno muniti di VIA (Valutazione di impatto ambientale) e addirittura delle prescritte autorizzazioni dell’ISPRA (su piani operativi e progetti particolareggiati di disattivazione) per garantire sicurezza e radioprotezione.
