Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale le leggi regionali di Puglia, Basilicata e Campania che impediscono di costruire centrali nucleari sul loro territorio. Una scelta fatta dall’esecutivo su proposta del ministro dello Sviluppo Claudio Scajola d’accordo con il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto.
“L’impugnativa delle tre leggi è necessaria per questioni di diritto e di merito – ha affermato Scajola – In punto di diritto le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente della sicurezza interna e della concorrenza (art. 117 comma 2 della Costituzione)”. “Non impugnare le tre leggi -ha continuato il ministro – avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese”.
A dire no al nucleare era stata anche tutta la Conferenza delle Regioni, che la scorsa settimana aveva bocciato, con un parere non vincolante, lo schema di decreto legislativo per l’individuazione dei siti dei nuovi impianti. Non avevano votato a favore Veneto e Friuli Venezia Giulia, e la Lombardia si era astenuta.
Sette regioni poi, Toscana, Piemonte, Calabria, Liguria, Umbria, Emilia Romagna e Lazio, a settembre avevano fatto ricorso alla Corte costituzionale contro la legge sviluppo contestando la norma contenuta nel testo in base alla quale il governo può decidere da solo dove collocare nuovi impianti nucleari nel caso in cui non si raggiunga un’intesa con gli enti locali. (Apcom)
