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Il monitoraggio effettuato da Legambiente rivela che il lago più inquinato d’Italia è quello di Como, seguito dal Garda, Iseo e Maggiore. I migliori invece risultano Viverone e Bracciano

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Il monitoraggio effettuato da Legambiente rivela che il lago più inquinato d’Italia è quello di Como, seguito dal Garda, Iseo e Maggiore. I migliori invece risultano Viverone e Bracciano
Fonte: Green Style http://www.greenstyle.it
Di Claudio Schirru
Ultima tappa per la Goletta dei Laghi di Legambiente. Giunta alla sua settima edizione, la campagna per il monitoraggio della salute delle acque lacustri italiane ha mostrato un panorama tutt’altro che confortante, con il 62,5% dei campioni analizzati risultato fuori norma. Il campionamento dei bacini d’acqua dolce ha coinvolto alcune regioni del Centro e Nord Italia, mentre per la prima volta l’iniziativa per la promozione delle acque dolci ha raggiunto le regioni Toscana, Marche, Sicilia e Calabria. A distanza di anni è di nuovo incluso nell’elenco anche l’Abruzzo.
Un passaggio, quello della Goletta dei Laghi, che ha avuto come finalità principale quella di riportare l’attenzione sugli specchi lacustri italiani. Ad affermarlo Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, che prosegue:
Queste aree rappresentano una parte importantissima del nostro territorio, un enorme serbatoio di paesaggio, natura e biodiversità. Non solo, rappresentano infatti anche un’importantissima riserva di acqua dolce fondamentale per l’ambiente e per l’uomo, soprattutto durante i periodi di siccità, come quello che stiamo vivendo, che fanno da contraltare alle violente precipitazioni autunnali.
Per questo la tutela non solo qualitativa ma anche quantitativa dell’acqua deve diventare una priorità delle amministrazioni rivierasche e a tutti i livelli istituzionali, a partire dalla regolamentazione degli usi e dal controllo sulle eccessive captazioni.
Tra gli aspetti positivi sottolineati da Legambiente la gestione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e dal Parco della Sila, così come la preservazione della biodiversità presente nell’area del lago di Accesa (Massa Marittima, GR). È stata al contrario assegnata una bandiera nera alla Riserva di Piani di Spagna, sul lago di Como, sulla quale grava la possibile realizzazione di nuove costruzioni.
Lago più inquinato d’Italia è risultato essere quello di Como (Lombardia), che ha presentato 10 criticità (presenza di batteri fecali) su 13 campionamenti effettuati, di queste ben 8 sono state definite “Fortemente Inquinate”. Subito dietro si posiziona il Garda (Lombardia, Trentino e Veneto), con i suoi 8 punti critici di cui 5 a forte inquinamento.
A poca distanza si posizionano i laghi Iseo (Lombardia) e Maggiore (Lombardia e Piemonte), rispettivamente con 6 e 5 punti critici, quasi tutti risultati al livello più alto di inquinamento batterico da Escherichia Coli. Giudizi negativi anche per quanto riguarda il Lugano e il Varese (Lombardia), con il 100% dei campionamenti giudicati fuori norma (3 e 2 criticità). Sono 3 gli sforamenti anche per il Bolsena (su 5 controlli), mentre 1 ciascuno per Vico, Albano e Fibreno, tutti nel Lazio.
I più virtuosi sono stati Viverone (Piemonte), Bracciano, Salto e Turano (Lazio), con nessuna infrazione registrata. Sotto accusa soprattutto i laghi del Nord, che da soli presentano ben 34 dei 40 sforamenti totali.
Come sottolinea Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente:
Il monitoraggio scientifico svolto da Legambiente mette in luce anche quest’anno le numerose criticità per quanto riguarda l’inquinamento proveniente da scarichi civili non depurati che riguardano i grandi laghi del nord Italia ma anche gli specchi d’acqua minori monitorati nel Lazio.
Una fotografia che rileva oltre il 60% dei prelievi al di sopra dei limiti di legge. Un sistema depurativo carente, che nel nostro Paese riguarda ancora un quarto della popolazione e che rischia, oltre che gravi ripercussioni ambientali, anche di farci pagare pesanti sanzioni derivanti dalle procedure d’infrazione aperte per il mancato rispetto delle direttive europee.
Buone notizie arrivano però dal partner principale della campagna di Legambiente, il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU), che afferma di aver raccolto nel 2011 oltre il 95% del potenziale dei lubrificanti esausti, pari a circa 189.268 tonnellate. Da Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU, un invito rivolto a tutti affinché non sottovalutino il possibile inquinamento derivato da un cattivo smaltimento degli oli usati:
Se eliminato in modo scorretto questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come un campo di calcio. Con la nostra attività di comunicazione cerchiamo di modificare i comportamenti scorretti di chi crede che piccole quantità di olio lubrificante disperse nell’ambiente provochino poco inquinamento. Fonte: Legambiente

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