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Il PIL come indicatore dello stato di salute delle economie è fallace e andrebbe rapidamente abbandonato. L’ONU sta elaborando un nuovo indice: l’Inclusive Wealth Index (IWI), più inclusivo, responsabile e realistico

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Il PIL come indicatore dello stato di salute delle economie è fallace e andrebbe rapidamente abbandonato. L’ONU sta elaborando un nuovo indice: l’Inclusive Wealth Index (IWI), più inclusivo, responsabile e realistico
Fonte: Le Scienze http://lescienze.espresso.repubblica.it
In momenti di crisi come questo, l’attenzione al PIL e alla sua crescita o decrescita è spasmodica. Ma in realtà questo indicatore dello stato di salute delle economie è fallace e andrebbe rapidamente abbandonato. Parola degli esperti delle Nazioni Unite che hanno presentato un nuovo indice, l’Inclusive Wealth Index (IWI), nell’Inclusive Wealth Report 2012 (IWR), un’iniziativa congiunta lanciata a Rio+20 dallo Human Dimensions Programme on Global Environmental Change (UNU-IHDP), che fa riferimento alla United Nations University e allo United Nations Environment Programme (UNEP).
L’IWI guarda al di là di parametri tradizionali di valutazione economica e dello sviluppo come il prodotto interno lordo (PIL) e l’indice di sviluppo umano (HDI) includendo una complessa gamma di attività – dal capitale industriale a quello umano e a quello naturale – per arrivare a determinare lo stato reale della ricchezza e della sostenibilità della crescita di una nazione.
L’idea sottostante all’IWI è di realizzare una contabilità della ricchezza delle nazioni individuando in che cosa risiede il loro patrimonio, prendendo in considerazione la più ampia gamma possibile dei beni di cui dispone di una nazione per garantire il benessere sociale. L’IWI dovrebbe così offrire un quadro più completo e rendere consapevoli i responsabili politici dell’importanza di conservare la base del capitale del paese per le generazioni future.
Il rapporto ha preso in esame 20 nazioni (Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Ecuador, Francia, Germania, India, Giappone, Kenya, Nigeria, Norvegia, Federazione Russa, Arabia Saudita, Sud Africa, Stati Uniti, Regno Unito e Venezuela), in rappresentanza di economie ad alto, medio e basso reddito, che formano complessivamente il 72 per cento del PIL del mondo e rappresentano il 56 per cento della sua popolazione.
La differenza fra PIL e IWI appare evidente se si prendonono in esame le performances di quattro nazioni che nel periodo in esame – dal 1990 al 2008 – hanno mostrato una forte crescita del PIL: Cina, Stati Uniti, Sud Africa e Brasile, che per realizzarla hanno notevolmente impoverito la base del loro capitale naturale, ossia la somma di un insieme di risorse rinnovabili e non rinnovabili come combustibili fossili, foreste e riserve ittiche. Durante il periodo analizzato, le risorse naturali pro-capite sono infatti diminuite del 33 per cento in Sud Africa, del 25 per cento in Brasile, del 20 per cento negli Stati Uniti e del 17 per cento in Cina.
Tra il 1990 e il 2008, in termini di PIL, le economie di Cina, Stati Uniti, Brasile e Sud Africa sono cresciute, rispettivamente, del 422 per cento, del 37 per cento, del 31 per cento e del 24 per cento. Se però le performance vengono valutate in termini di IWI, l’economie cinese e quella brasiliana e statunitense sono aumentate solo del 45, del 18 e del 13 per cento, mentre il Sud Africa ha in in realtà assistito a una diminuzione dell’1 per cento.
In realtà, di tutti i 20 paesi presi in esame, solamente il Giappone non ha visto un calo del capitale naturale, grazie a un aumento della copertura forestale.
Dall’analisi condotta è emerso che in generale il maggior fattore di bilanciamento dell’erosione del capitale naturale è stato rapprtesentato dall’aumento del capitale umano e della capacità di innovazione tecnologica.
“Rio+20 è un’opportunità per mettere in discussione il Prodotto interno lordo come misura della prosperità nel XXI secolo, e come barometro per un’economia impegnata in una transizione ‘verde’: esso non tiene conto delle principali misure del benessere umano, come molte questioni sociali e lo stato delle risorse naturali di una nazione”, ha osservato il Sottosegretario generale delle Nazioni Unite e Direttore esecutivo dell’UNEP Achim Steiner.

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