Fonte: Tutela Fauna http://www.tutelafauna.it
Secondo i dati forniti dal Ministero della Pesca islandese al proprio Parlamento, nel periodo 2003-2007 la “caccia a scopo di ricerca scientifica” delle balene è costata 400 milioni di ISK (oltre 2 milioni di euro), ovvero 2 milioni per ogni Balenottera minore uccisa, di cui 900.000 in sussidi alle imprese baleniere (10/07/09)
Un altro scandaloso paradosso dell’infame caccia alle balene spacciata per “ricerca scientifica”. Per l’industria baleniera islandese, il vero business non è affatto la caccia alle balene ma i sussidi che per questa riceve dal Governo.
Un’ulteriore conferma della insensatezza di tale caccia. Nei frigoriferi giapponesi si sono accumulate a oggi oltre 3.000 tonnellate di carne di balena invenduta. I norvegesi hanno chiuso la stagione di caccia subito dopo averla aperta per mancanza di acquirenti ed è appena stato pubblicato un dettagliato report sui sussidi pubblici norvegesi e giaopponesi che consentono alle rispettive imprese baleniere di sopravvivere.
Adesso ecco i dati islandesi che ricalcano la stessa identica situazione. Lungi dall’essere una ricerca scientifica, che non hai mai prodotto risultati in termini di conoscenza della biologia o dell’etologia delle balene, la caccia non è neanche un buon affrae economico.
Intanto i dati scientifici forniti dal Libro Rosso della World Conservation Union collloca le Balene Franche Nordatlantiche come a rischio di estinzione con un calo della loro popolazione di oltre il 70% dal 1927 ( tre solo generazioni di balene).
L’unico dato certo è che la caccia baleniera, oltre che rovinare l’immagine dell’Islanda, ne danneggia anche uno dei pochi settori vitali, ovvero quello del turismo basato sull’osservazione delle balene. Secondo una nota recentemente emessa dalla Icelandic Travel Industry Association, “la caccia alle Balenottere minori ha significativamente danneggiato le attività di whale watching e si vedono sempre meno cetacei nelle aree dove operano le barche per la loro osservazione. Il whale watching è il settore del nostro turismo che negli ultimi anni ha registrato i maggiori tassi di crescita, creando posti di lavoro e flussi economici per il nsotro paese. È evidente che qualsiasi decisione di aumentare il prelievo (come quella assunta dal governo bancarottiere prima di dimissionarsi dopo aver portato il paese sull’orlo dell’abisso finanziario, all’inizio del 2009) non fa che ulteriormente danneggiare la nostra economia”.
Una ricerca di mercato della Gallup (una delle maggiori società internazionali del settore) del 2006 ha mostrato che non esiste un mercato islandese per la carne di balena: solo l’1,1% della popolazione la mangia regolarmente mentre l’82,4% dei giovani tra i 16 e i 24 anni non sa neanche cosa sia.
Tutte le speranze sono riposte nella possibilità di esportare questa carne in Giappone (è appena successo dopo lunghissime pratiche doganali che avevano rischiato di far distruggere il carico per motivi sanitari) ma come abbiamo visto i magazzini giapponesi esplodono di carne di balena invenduta ed è insensato rinunciare agli incassi reali dell’industria del whale watching – stimati in almeno 5 milioni di dollari all’anno – a favore di quelli minori – a causa della scarsa domanda il prezzo della carne di balena si è più che dimezzato negli ultimi anni – e aleatori, del possibile mercato giapponese.
Il precedente Governo islandese bancarottiere con un provvedimento dell’ultimo minuto aveva portato la quota di prelievo di Balene Franche Nordatlantiche a 150 e quella di Balenottere minori a 100 all’anno per i prossimi 5 anni. Il nuovo Governo sembrava intenzionato a riportare le quote ai loro valori precedenti, ma ha invece optato prima per una loro conferma per un solo anno, per poi elevare quella delle Balenottere minori a ben 200.