L’alimentazione a chilometro zero o filiera corta stabilisce un numero esiguo di passaggi tra produttore e consumatore di alimenti di stagione, che siano sani, biologici e al contempo saporiti.
Fonte: Green Style http://www.greenstyle.it
di Viola Yael
La scelta dell’alimentazione basata sul chilometro zero, cioè sulla produzione da filiera corta, stabilisce un numero esiguo di passaggi tra produttore e consumatore. Molto spesso il dialogo avviene in modo diretto, senza l’intermediazione della distribuzione commerciale abbattendo così spese di trasporto, costi e inquinamento. I prodotti venduti sono biologici e naturali, il consumatore può accertare direttamente la qualità, la provenienza e la metodologia utilizzata per la sua creazione. La vendita avviene nei pressi del luogo di produzione, per questo si definisce chilometro zero, e sono sempre di più le attività commerciali, i negozi, i Farmer Market, I GAS e i ristoranti che si avvalgono di questi prodotti.
Perché filiera corta
La ragioni che spingono all’acquisto presso una filiera corta sono da ricercare in una necessità reale di alimenti di stagione, che siano sani, biologici e al contempo saporiti. Inoltre una sempre maggiore consapevolezza del mondo che ci circonda, delle problematiche legate all’inquinamento e dell’impatto che ognuno ha sull’ambiente, spingono sempre più persone verso una spesa più meditata. I costi di trasposto di una produzione di tipo convenzionale, oltre all’inquinamento creato dalla distanza percorsa in base alla provenienza del prodotto, da sempre hanno una ricaduta in negativo sull’ecosistema che condividiamo.
L’abitudine di trovare sempre frutta e verdura, di ogni genere e in ogni periodo, con il tempo ha inciso negativamente sull’aria che respiriamo e sulla percentuale di CO2 presente. Al contrario una coltivazione con relativa vendita locale, solitamente con prodotti ecologici e naturali, ha un basso impatto sul terreno coltivato e sull’aria che respiriamo. Oltre al vantaggio di poter gustare cibo sano, qualitativamente migliore e in percentuale più nutriente. Da uno studio condotto da Coldiretti se ogni famiglia scegliesse prodotti locali e di stagione, con una reale cura per imballaggi e sprechi, non emetterebbe fino a 1000 chili di CO2 in un anno.
Oltre a un risparmio di circa 100€ mensili, a fronte dei costi altissimi dei prodotti d’importazione. In un momento di crisi economica, come quello attuale, la scelta del chilometro zero raccoglie sempre più consensi diventando concorrenziale.
