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L’allarme fanghi rossi in Sardegna. C’è il pericolo di una bomba ecologica nella zona di industriale di Portovesme …

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L’allarme fanghi rossi in Sardegna. C’è il pericolo di una bomba ecologica nella zona di industriale di Portovesme, 20 milioni di metri cubi di fanghi rossi residui della lavorazione della bauxite …
Fonte: Ecoblog, http://www.ecoblog.it
Pochi ancora ne parlano, ma si tratta di una vera e propria bomba ecologica che secondo gli esperti sarebbe capace di far danni in misura 25 volte maggiore rispetto a quelli provocati, per un analogo motivo, in Ungheria i giorni scorsi. Teatro del pericolo la zona di industriale di Portovesme, nel Comune di Portoscuso, in Sardegna, dove quasi 20 milioni di metri cubi di fanghi rossi inquinanti e pericolosi, residui della lavorazione della bauxite, versati in un bacino dal 1975 dalla società Euralluminia, si annidano in una zona a pochissima distanza dal mare.
Il pericolo non è comunque recente, dato che già lo scorso anno, i carabineri del Nucleo Operativo Ecologico avevano sequestrato i bacini di stoccaggio (in quanto nel frattempo Eurallumina aveva cessato la produzione) perché le acque della falda avevano inziato a riversarsi in strada per un danno alle tubature. Ora nuove indagini sul bacino sono state affidate al ministero dell’Ambiente, che il magistrato ha nominato custode giudiziale del sito.
Nonostante il pericolo, il primo cittadino di Portoscuso Adriano Puddu, getta però acqua sul fuoco: i timori per la salute e la sicurezza ambientale esistono, sono palesi, tuttavia al contrario di quando accaduto in Ungheria, il problema è sotto controllo da oltre un anno. I liquidi residui della lavorazione della bauxite, spiega il Sindaco, raggiungono bacini attraverso particolari tecniche idrauliche; inoltre si tratta comunque di fanghi meno dannosi rispetto a quelli ungheresi.
Tra circa due settimane, annuncia Puddu, partiranno i lavori della messa in sicurezza delle falde. C’è da credergli? Chissà, la popolazione infatti sta esprimendo tutta la propria preoccupazione. Intanto, data la gravità della questione, noi di Ecoblog seguiremo la vicenda nella speranza che le parti interessate si impegnino con il massimo delle loro forze a monitorare una situazione che ai più appare particolarmente pericolosa.

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