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    In un recente convegno, il comune di Isola Villa, seguito dalla città di Canelli e dalla Frazione di San Marzanotto di Asti, hanno informato di aver avviato la procedura di DICHIARAZIONE DI NOTEVOLE INTERESSE PUBBLICO DEL PAESAGGIO. Invitiamo tutti i sodalizi della società civile a sollecitare le amministrazioni locali e seguire questo modello "Astigiano" di conservazione paesaggistica, ai fini non solo ambientali e di fruizione turistica ma per garantire una qualità di vita soddisfacente per le future generazioni. Per informazioni vedi la sezione del sito: Iniziative-Eventi, dove trovere la relazione dei lavori del Convegno di Isola Villa e la Mozione finale. Per approfondimenti rinviamo agli amici dell'Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato e l'Astigiano http://www.osservatoriodelpaesaggio.org
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Le teredini si mangiano i reperti archeologici del Mar Baltico (aiutate dal cambiamento climatico).

News

Le teredini si mangiano i reperti archeologici del Mar Baltico (aiutate dal cambiamento climatico). Sono molluschi vermiformi considerati le termiti del mare, hanno invaso i mari svedesi e stanno distruggendo tutto il legno sommerso, cioè le imbarcazioni affondate
Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it
BRUXELLES. Le teredini (teredinidae) sono una famiglia di molluschi vermiformi che sono considerati le “termiti del mare”. Secondo dei ricercatori dell’università svedese di Göteborg che partecipano al progetto Ue Wreckprotect, stanno mettendo a repentaglio vasti siti archeologici sottomarini nel Mar Baltico. Gli svedesi hanno registrato una vera e propria invasione di teredinidae ed ipotizzano che sia stata favorita dal cambiamento climatico.
Wreckprotect (Strategies for the protection of shipwrecks in the Baltic Sea against forthcoming attack by wood degrading marine borers. A synthesis and information project based on the effects of climatic changes), coordinato dall’istituto di ricerca SP Technical research institute of Sweden, riunisce ricercatori provenienti da Danimarca, Germania, Olanda e Svezia e si concluderà alla fine del 2011. E’ destinato alla valutazione dei manufatti a rischio ed ha avuto più di 750.000 euro di finanziamenti all’interno del tema “Ambiente” del Settimo programma quadro dell’Ue.
Il progetto ha l’obiettivo di mettere a punto efficaci strumenti per la protezione di aree archeologiche potenzialmente a rischio nel Mar Baltico, ricoprendo i relitti con geotessili e sedimenti del fondale, e di redigere linee guida per la tutela dei 100.000 relitti che giacciono sui fondali del Mar Baltico ancora in buone condizioni.
Le teredini (secondo gli esperti ne esistono 65 specie) possono vivere fino a 4 anni e scavare tunnel fino a 30 centimetri in qualsiasi tipo di legname, si fanno spazio divorando e disintegrando il legno in mare, anche in tempi rapidi. Secondo gli esperti basta un un decennio perché questi animali possano distruggere un ritrovamento archeologico sottomarino.
Nel Mar Baltico la ridotta salinità delle acque ha protetto a lungo i relitti e gli altri reperti archeologici, esposti solo a funghi, batteri e altri microorganismi molto meno dannosi delle devastanti teredini. Da qualche tempo però la presenza delle terenidi è in forte aumento, in particolare lungo le coste danesi e tedesche. Le teredini sarebbero arrivate così a nord ed in profondità nel Mar Baltico a causa del cambiamento climatico, riuscendo ad adattarsi alla ridotta salinità grazie all’aumento della temperatura dell’acqua.
Christin Appelqvist, del dipartimento di ecologia marina dell’università di Göteborg, spiega su Cordis, il bollettino scientifici dell’Ue, che «Le teredini, per esempio, hanno attaccato relitti risalenti al 1300 che si trovano lungo le coste tedesche e abbiamo iniziato ad osservare la loro presenza anche lungo le coste svedesi, all’altezza dello storico stabilimento Ribersborg Kallbadhus di Malmö. Sono circa 100 i relitti già infestati da questi molluschi nell’area meridionale del Mar Baltico, ma per ora non sono ancora arrivati a Falsterbo. Sappiamo che questi molluschi sono in grado di sopravvivere alla salinità dell’arcipelago di Stoccolma, sebbene abbiano bisogno di una maggiore salinità per riprodursi».



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