Fonte: Vercelli Oggi, Quotidiano on line della provincia di Vercelli http://www.vercellimeteo.it
MONCRIVELLO – Tanto tuonò che piovve. Se n’è parlato tanto e, alla fine, si è passati dalle parole ai fatti.
La nuove centrale a biomasse, capace di produrre appena un po’ meno di un Megawatt (per restare entro il limite di Legge) sta vedendo la luce. Proprio a ridosso del Lago Lanuccio, una delle bellezze naturali di questo ridente ed un tempo pacifico paesino al crocevia della provincia di Vercelli con l’Eporediese.
Per la verità, di centrale a biomasse ancora non si può ufficialmente parlare. Il progetto dell’impianto di produzione energetica è ancora in istruttoria e cerchiamo di riassumerne i termini.
Innanzi tutto: a chi conviene e perché costruire un impianto che produca energia a partire da “biomasse”? Cosa sono le biomasse? Il termine, in effetti, è come in tanti casi un po’ edulcorato. Sono, in questo caso, i liquami provenienti dall’allevamento di oltre 150 capi di bestiame bovino che già sta in riva al lago. Ma un impianto del genere, per funzionare, ha bisogno anche di “biomassa” vegetale e tale sarebbe assicurata dalle coltivazioni di mais che nella zona non mancano certamente: ne bastano 150 – 200 ettari. Cosa si ricava dall’impianto, che è sostanzialmente un grande trasformatore dei prodotti della fermentazione? Si ricava energia elettrica che si rivende a 28 centesimi circa il Kilovattora. Quindi, 28 centesimi per un Megavatt, fa circa 2 milioni e 800 mila euro l’anno che si sperano di ricavare dal processo. Un fatturato niente male, che in due anni copre il costo di realizzazione della struttura, stimato in circa 4 milioni di euro. Insomma, un bell’investimento, dai grandi ritorni. E, sin qui, tutto è chiaro. Ma gli abitanti delle case che sono vicine all’area dove è previsto che sorga lo stabilimento non sono affatto contenti. Lamentano che le distanze dall’abitato sono assai ridotte, temono effetti di impatto ambientale negativi.
Preparano, intanto, carta e penna per presentare ricorso al Tar affinchè annulli il provvedimento autorizzativo della Provincia di Vercelli. Perché Vercelli? E chi lo sa?! Il proprietario dell’allevamento abita in una tenuta a pochi passi da Moncrivello, ma già in provincia di Torino: “perché non lo fa lì l’impianto?” si domandano i residenti.
Il ricorso, però, oggi non può ancora essere presentato. Per il semplice motivo che questo provvedimento della Provincia ancora non c’è. C’è solo il parere favorevole della Conferenza dei Servizi, rilasciato poche settimane orsono. E forse tanto è bastato perché la ditta incominciasse i lavori che sono – così ricorda il Sindaco, Giovanni Carlino – per ora volti solo alla realizzazione delle fosse di stoccaggio del mais che alimenterà la struttura. Insomma, tutto questo movimento di terreno, questi grossi tubi che si stanno interrando, sono per fare, in definitiva, dei silos e niente più. Poi si vedrà: se arriverà anche l’autorizzazione della Provincia si procederà anche con la centrale, altrimenti ci si contenterà dei sili.
E l’impatto ambientale? C’è da credere che la Conferenza dei Servizi abbia valutato attentamente tutti gli aspetti, dedicandovi magari qualche attenzione in più di quanto non abbia dedicato alla discarica di pneumatici che sta proprio in riva al lago: de minimis non curat Praetor, del resto.
I lavori sono incominciati lunedì scorso, dopo che sabato 14 agosto la ditta ha presentato in Comune (uno dei pochi Enti che, lodevolmente, sia aperto di sabato e per di più alla vigilia di Ferragosto) la dichiarazione di inizio lavori. Chi ha tempo non aspetti tempo: “Ruit hora, tempus non erit amplius” amava ricordare l’indimenticato Presidente della Provincia, Marcello Biginelli. Altre circostanze ed anche altri tempi.
