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    In un recente convegno, il comune di Isola Villa, seguito dalla città di Canelli e dalla Frazione di San Marzanotto di Asti, hanno informato di aver avviato la procedura di DICHIARAZIONE DI NOTEVOLE INTERESSE PUBBLICO DEL PAESAGGIO. Invitiamo tutti i sodalizi della società civile a sollecitare le amministrazioni locali e seguire questo modello "Astigiano" di conservazione paesaggistica, ai fini non solo ambientali e di fruizione turistica ma per garantire una qualità di vita soddisfacente per le future generazioni. Per informazioni vedi la sezione del sito: Iniziative-Eventi, dove trovere la relazione dei lavori del Convegno di Isola Villa e la Mozione finale. Per approfondimenti rinviamo agli amici dell'Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato e l'Astigiano http://www.osservatoriodelpaesaggio.org
    Le vere cause della crisi economica internazionale e del degrado ambientale. Leggete l'esaustiva analisi storica e scientifica esposta da uno dei massimi esponenti europei della Scuola Economica Austriaca: l'economista spagnolo Jesus Huerta de Soto, nella sezione "Iniziative - Eventi". Un vero e proprio evento culturale per l'Italia, disponibile grazie al nostro partner USEMLAB di Torino.
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Nelle città italiane giacciono 23 milioni di tonnellate d’amianto. Riconosciuto il risarcimento a due militari della Marina morti di mesotelioma pleurico

News

Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it
Intanto riconosciuto il risarcimento a due militari della Marina morti di mesiotelioma pleurico
GROSSETO. Al lungo elenco dei risarcimenti per gli effetti sulla salute dovuti all’esposizione da amianto si aggiungono anche due militari della marina militare, per cui il ministero della Difesa ha riconosciuto 850mila euro come indennizzo ai familiari per la morte dei congiunti che avevano prestato servizio su navi imbottite d’amianto.
Per effetto di questo intervento da parte del ministero della Difesa anche per le famiglie di altre 300 vittime (sempre tra militari della marina) per cui è in corso un processo nei confronti dei vertici militari potrebbe essere riconosciuto il risarcimento, o almeno è quanto auspicano dal sindacato della marina.
L’amianto era presente in molte navi della marina militare a rivestimento di diverse parti: dalle tubature ai macchinari alle cabine e sino ad ora i casi di morti per mesotelioma pleurico, il tumore messo in diretta relazione con l’esposizione alla fibre d’asbesto, ha causato la morte di oltre 300 militari imbarcati. Che si aggiungono alla lunga lista dei casi già conosciuti per esposizione lavorativa che sono conosciuti attualmente nel nostro paese, cui vanno aggiunti quelli che insorgono per effetto di esposizioni familiari, domestiche o ambientali, per cui è presente una sorveglianza epidemiologica che copre 19 delle 21 regioni italiane.
La frazione identificata come dovuta ad esposizioni lavorative è vicina all’80% negli uomini, inferiore delle donne, mentre una cifra vicina al 10% dei mesoteliomi risulta associata ad esposizioni non lavorative, ma ambientali e domestiche e colpisce soprattutto le donne. Questa frazione è particolarmente elevata in situazioni locali, per l’effetto determinato da aziende del cemento-amianto, come esemplificano le situazioni di Casale Monferrato (Alessandria), Bari, Broni (Pavia) e i numerosi poli di insediamento della cantieristica navale e della decoimbentazione delle carrozze ferroviarie.
Casi cui nessuno restituirà la salute e né tanto meno la vita e per cui il risarcimento ai familiari è un atto simbolico ancorchè importante se non altro per ripagare le spese legali per vederselo riconoscere.
Resta il fatto che ancora la cifra dei mesoteliomi che si riscontra per cause non lavorative e come tali non ha diritto al risarcimento appare crescere, come emerge anche dai dati presentati ad un convegno sul tema lo scorso aprile a Padova. Mentre le bonifiche di quanto resta sul territorio languono anche a fronte dei censimenti, ancora non definitivi, che sono stati fatti dalle varie agenzie territoriali.
A 17 anni dalla messa al bando dell’amianto, la stima (appunto ancora di stima si parla dal momento che ancora quattro regioni non hanno consegnato alcun dato al riguardo) delle quantità ancora presenti nei vari ambienti urbani parla di 23 milioni di tonnellate.
Ed oltre a non avere dati esaurienti, non si è dato seguito alle bonifiche e alla pianificazione dei necessari siti dove smaltire questi materiali una volta rimossi, nonostante il termine del 2015, entro il quale l’amianto rinvenuto nell’ambiente dovrà essere totalmente smaltito, sia ormai davvero vicino.



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