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  • News ed Eventi dell’Accademia ed in partnership

    L'Accademia Ambientale del Monferrato (AAM - Gevam Onlus) in partnership con la Società Storica Vercellese (SSV) sta attuando un microprogetto culturale che prevede la scansione di alcuni testi storici editi dalla SSV ma ormai da molti anni esauriti e quindi introvabili, inerenti importanti personaggi, istituzioni e luoghi che hanno caratterizzato e/o interagito con la storia del Monferrato. I testi digitalizzati saranno poi inseriti nel sito ufficiale della SSV e messi a disposizione degli studiosi e ricercatori di tutto il mondo. Per maggiori informazioni sulla SSV vedi nel sito la sezione Monferrato. <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Il Gruppo Gevam Onlus ha avviato un progetto propedeutico per cercare di creare un Distretto Turistico Culturale Ambientale Interprovinciale del Monferrato. Per maggiori informazioni leggete l'articolo nella sezione Iniziative-Eventi. Gli sponsor sono gli stessi che hanno già sostenuto l'avviamento dell'Accademia Ambientale del Monferrato, i cui loghi sono riportati in home page <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Il Gruppo Gevam Onlus ha variato denominazione. Il significato dell'acronimo G.E.VA.M. è divenuto “ Gruppo Ecoculturale per la Valorizzazione dell'Ambiente del Monferrato”. Maggiori particolari sono riportati nell'articolo pubblicato nella sezione Iniziative-Eventi <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Nasce 'Patria Montisferrati', la rubrica storica di Casale News, uno dei siti di informazione on line più seguiti nel Monferrato di area casalese e non solo. La conoscenza della storia locale favorisce la tutela ambientale ... questo è il concetto guida che ha favorito la reciproca collaborazione. La rubrica sarà condotta da Claudio Martinotti Doria. Per informazioni leggete l'articolo nella sezione Iniziative ed Eventi del sito <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Le vere cause della crisi economica internazionale e del degrado ambientale. Leggete l'esaustiva analisi storica e scientifica esposta da uno dei massimi esponenti europei della Scuola Economica Austriaca: l'economista spagnolo Jesus Huerta de Soto, nella sezione "Iniziative - Eventi". Un vero e proprio evento culturale per l'Italia, disponibile grazie al nostro partner USEMLAB di Torino.
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Petrolio, in Europa ci sono 27 piattaforme a rischio. E ora si trivella nel Mediterraneo

News

Fonte: Il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it
La Bp estrarrà greggio a profondità maggiori che in Louisiana. Il pericolo di un nuovo disastro è a meno di 600 chilometri dalla Sicilia
Trivellazioni per estrarre petrolio a meno di 600 chilometri dalle coste della Sicilia. Inizieranno tra poche settimane nel Golfo della Sirte, in Libia. Lo ha annunciato la Bp, la stessa compagnia responsabile del disastro nel Golfo del Messico. E se quanto accaduto alla piattaforma Deepwater Horizon succedesse nel Mar Mediterraneo? Secondo l’organizzazione ambientalista Platform, gli effetti sarebbero ancora più devastanti, per via della forma a conca di bacino del nostro mare.
Le nuove trivellazioni della Bp in Libia arriveranno poi fino a una profondità di 1.700 metri, 200 in più della Deepwater Horizon in Louisiana. Piattaforme di questo tipo sono “ad alta profondità”: le più pericolose. L’Europa, in tutto, ne ha già 27, tutte localizzate nel Mare del Nord: una lingua d’acqua di appena 970mila km, stretta tra Gran Bretagna, Scandinavia e Islanda, al centro delle preoccupazioni delle associazioni ambientaliste internazionali. In questo mare 24 piattaforme pompano petrolio a oltre 200 metri di profondità e 3 oltre i 400. Sotto i 400 metri, eventuali falle non sono raggiungibili dai sommozzatori e più si va in profondità, più aumentano i rischi di incidente, per la temperatura delle acque, la pressione, le correnti e la difficoltà di intervenire tempestivamente in caso di black out.
Varie trivellazioni sul lato britannico e scandinavo del Mare del Nord sono della Bp, che è attiva anche in Russia, dove possiede il 50% della compagnia petrolifera TNK-BP. La British Petroleum, è anche proprietaria dell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc), il secondo più lungo al mondo (1.776 km), costruito nel 2006 per trasportare il petrolio estratto nel Mar Caspio fino alle coste del Mar Mediterraneo. Proprio nel Mar Caspio si trova uno dei giacimenti di petrolio più grandi al mondo: l’area di Kashagan, che nel 2020 raggiungerà una produzione giornaliera di un milione e mezzo di barili di greggio. Qui la situazione è tenuta sotto controllo dalle ong per via dell’alto livello di solfuro e di altre sostanze tossiche nel sottosuolo e delle difficili condizioni di estrazione (clima impervio e piattaforma lontana dalle coste). L’organizzazione Friends of the Earth Europe riferisce che migliaia di persone sono già state evacuate a causa delle emissioni di solfuro.
Nonostante i rischi, in Europa il numero delle piattaforme petrolifere è destinato ad aumentare. Nuove estrazioni nel Mediterraneo potrebbero partire nei prossimi anni. La stessa British Petroleum sta infatti esplorando con la Shell i fondali libanesi ed egiziani per centinaia di chilometri quadrati. Acque in cui la BP ha già un terribile precedente: lo scoppio nel 2004 di una piattaforma per l’estrazione di gas naturale che ha bruciato per oltre una settimana. Nell’area delle isole Shetland, a nord della Scozia, sono iniziate esplorazioni affidate a BP e Transocean, lo stesso duo responsabile della catastrofe del Golfo del Messico. L’organizzazione Platform riferisce poi che la Norvegia non vede l’ora di iniziare le estrazioni nel Mare Artico attorno alle isole Lofoten. Esplorazioni sono iniziate al largo delle coste della Groenlandia e al largo della Turchia nel Mar Nero, mentre l’Irlanda è pronta a mettere all’asta diverse licenze per scandagliare il sottosuolo.
Insomma una situazione che non fa certo ridere, tanto più che, secondo tutte le associazioni ambientaliste, l’Unione europea sta facendo troppo poco per proteggere i propri mari e le proprie coste. Recentemente l’eurodeputato polacco Boguslaw Sonik, vice presidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo, ha presentato una proposta di risoluzione per richiedere controlli più stretti, misure di sicurezza più rigide e regole europee più rigorose per le trivellazioni. La sua mozione, però, non è passata.

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