Fonte: La Nuova Ecologia http://www.lanuovaecologia.it
di SONIA DISTEFANO
Domani il Gup Cristina Palmesano dovrà decidere se rinviare a giudizio i responsabili della multinazionale svizzera sotto accusa per le morti da amianto oppure accogliere la richiesta della difesa di trasferire il processo a Genova, sede del ramo italiano dell’azienda
IL GIORNO DELLA VERITÀ. Il miliardario Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis de Cartier, accusati di disastro doloso ambientale permanente, saranno rinviati a giudizio o il gup Crstina Palmesano accoglierà le richieste della difesa? Questa è la domanda che ci si pone a Torino, dove l’atmosfera intorno al Palagiustizia si fa sempre più calda. Domani il giorno della verità: l’ultima tappa dell’udienza preliminare del processo Eternit, partito in seguito alle indagini della procura della Repubblica sul dramma delle morti da amianto.
IL CLIMA. Per partecipare all’udienza, aperta solo ai parenti delle parti lese, da Casale Monferrato si stanno organizzando tre pullman che porteranno in aula 160 persone, mentre è ormai stabile il numero delle parti civili iscritte al processo, circa 700. A chiedere giustizia a gran voce sarebbero state molte di più, ma lo stesso giudice, per poter avviare il lavoro, ha dovuto bloccare le iscrizioni. Il numero delle vittime e dei malati a causa dell’inalazione di polveri di amianto è sempre in crescita. Si parla di 3000 decessi e 800 ammalati tra Casale Monferrato, Cavagnolo, un piccolo stabilimento di Torino, Bagnoli, in Campania, e Rubiera (Reggio Emilia).
LA DIFESA. All’udienza dello scorso sei luglio il collegio difensivo aveva reiterato la propria linea difensiva puntando sulla richiesta di trasferimento del processo da Torino a Genova. Secondo gli avvocati della difesa, il capoluogo ligure sarebbe il luogo più idoneo per la causa in quanto sede del ramo italiano d’azienda. Nel corso delle udienze di giugno gli avvocati Cesare Zaccone e Guido Carlo Alleva, per i quali il reato sarebbe prescritto, avevano inoltre chiesto il proscioglimento dei due imputati, in quanto non li ritenevano responsabili di quanto avveniva negli stabilimenti italiani, e la traduzione di ulteriori documenti che avrebbero comportato uno slittamento del processo di diversi mesi.
L’ACCUSA. Per l’accusa il trasferimento sarebbe solo un sistema per allungare i tempi e far cadere il reato in prescrizione. Il pubblico ministero, puntando sulle conseguenze di un reato ancora in essere, ribadisce invece la necessità che le indagini si concludano con un processo. «Il pm Guariniello – ci spiega Bruno Pesce, coordinatore dell’Associazione familiari vittime dell’amianto di Casale Monferrato – ha parlato di reato permanente. Noi siamo fiduciosi che la straordinaria indagine che ha fatto venire a galla più di 1.500 decessi dovuti all’amianto solo a Casale Monferrato e la devastazione di interi territori si concluda con un giusto processo».
LE INDAGINI. Secondo le indagini condotte dalla procura torinese, lo scarto di amianto veniva smaltito illegalmente: regalato o venduto a basso costo a chi aveva intenzione di riutilizzarlo, mettendo così a rischio un territorio sempre più grande. Le aree contaminate infatti, dal momento che si tratta di un reato diffuso, sono presenti anche in provincia di Torino, dove si tratta della prima indagine sulla vic