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  • News ed Eventi dell’Accademia ed in partnership

    L'Accademia Ambientale del Monferrato (AAM - Gevam Onlus) in partnership con la Società Storica Vercellese (SSV) sta attuando un microprogetto culturale che prevede la scansione di alcuni testi storici editi dalla SSV ma ormai da molti anni esauriti e quindi introvabili, inerenti importanti personaggi, istituzioni e luoghi che hanno caratterizzato e/o interagito con la storia del Monferrato. I testi digitalizzati saranno poi inseriti nel sito ufficiale della SSV e messi a disposizione degli studiosi e ricercatori di tutto il mondo. Per maggiori informazioni sulla SSV vedi nel sito la sezione Monferrato. <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Percorsi percettivi nelle Terre del Monferrato® - LABORATORIO DI GEOLOGIA PERCETTIVA® a Giugno 2012 il nuovo corso a Vignale con Marino Zeppa del nostro partner GEA, Istituto per l’Analisi Geobiofisica dell’Ambiente di Mantova. Per informazioni vedi la notizia nella sezione Eventi ed Iniziative <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Il Gruppo Gevam Onlus ha variato denominazione. Il significato dell'acronimo G.E.VA.M. è divenuto “ Gruppo Ecoculturale per la Valorizzazione dell'Ambiente del Monferrato”. Maggiori particolari sono riportati nell'articolo pubblicato nella sezione Iniziative-Eventi <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Nasce 'Patria Montisferrati', la rubrica storica di Casale News, uno dei siti di informazione on line più seguiti nel Monferrato di area casalese e non solo. La conoscenza della storia locale favorisce la tutela ambientale ... questo è il concetto guida che ha favorito la reciproca collaborazione. La rubrica sarà condotta da Claudio Martinotti Doria. Per informazioni leggete l'articolo nella sezione Iniziative ed Eventi del sito <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Le vere cause della crisi economica internazionale e del degrado ambientale. Leggete l'esaustiva analisi storica e scientifica esposta da uno dei massimi esponenti europei della Scuola Economica Austriaca: l'economista spagnolo Jesus Huerta de Soto, nella sezione "Iniziative - Eventi". Un vero e proprio evento culturale per l'Italia, disponibile grazie al nostro partner USEMLAB di Torino.
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Processo Eternit. Dalla Svizzera un monito: Non si deve aspettare un’ecatombe per intervenire …

News

Processo Eternit. Dalla Svizzera un monito: Non si deve aspettare un’ecatombe per intervenire. Quando una sostanza è sospetta cangerogena deve essere eliminata o trattata con estrema cautela. Ci sono buone probabilità che la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo entri in materia sul ricorso inoltrato contro questa sentenza.
Fonte: Swissinfo, L’informazione Svizzera nel Mondo http://www.swissinfo.ch/ita/index.html
«Non si deve aspettare un’ecatombe per intervenire». Dopo due anni di processo e 66 udienze, le vittime dell’amianto e i loro famigliari hanno ottenuto giustizia
Di Daniele Mariani, swissinfo.ch
Il processo di Torino ha permesso di far venire a galla la verità nella vicenda dell’amianto. Per François Iselin, che da oltre trent’anni segue da vicino il dossier, il verdetto deve servire soprattutto da monito per evitare un uso sconsiderato di tutti i prodotti cancerogeni.
La sentenza pronunciata lunedì dal tribunale di Torino non mette di certo la parola fine alla saga giudiziaria Eternit. Oltre al processo in appello, altri procedimenti si apriranno a breve in Italia.
Il verdetto rappresenta comunque un punto di partenza importante per chi si preoccupa della salute dei lavoratori e dei cittadini. Secondo l’ex professore del Politecnico federale di Losanna e esperto del Comitato di aiuto e di orientamento alle vittime dell’amianto (CAOVA) François Iselin, questo processo sarebbe stato perfettamente evitabile se i numerosi studi sulla nocività di questo materiale fossero stati presi in considerazione un po’ più velocemente.
swissinfo.ch: Il procuratore Raffaele Guariniello ha dichiarato che quello di Torino è stato il processo più importante della storia per quanto concerne la sicurezza sul lavoro. Per lei cosa ha rappresentato?
François Iselin: Qualcosa di importante, effettivamente. Bisogna però relativizzare. I due imputati sono stati condannati per alcune migliaia di vittime, ma ogni anno ce ne sono dieci volte tante nel mondo. I problemi sono gli stessi se non addirittura più gravi in Brasile, Nicaragua, Spagna, Francia e molti altri paesi. Questo processo è solo l’inizio.
Stephan Schmidheiny è stato giudicato, è vero. Ma solo per uno dei tanti aspetti in cui è implicata la sua responsabilità. La sua responsabilità è in effetti molto più grande, poiché è stato alla testa di una multinazionale che ha esposto moltissime persone a questa sostanza in diversi paesi del mondo.
swissinfo.ch: Quali sono gli insegnamenti da trarre?
F.I.: A mio modo di vedere non dovremmo più avere questo genere di processi. Da un lato, questa sentenza non farà risuscitare i morti, dall’altro il processo era perfettamente evitabile.
A partire dagli anni ’50-’60, gli scienziati hanno pubblicato degli studi dove veniva dimostrato che questo minerale è nocivo. Queste ricerche non hanno però avuto nessun impatto. Non perché erano controverse, ma perché la trasmissione delle conoscenze tra scienziati, istituzioni di prevenzione, sindacati e autorità politiche non è funzionata.
Oggi vi sono migliaia di prodotti a rischio cancro. Penso ai cellulari e alle loro radiazioni, alle nanoparticelle… Vi sono dei rapporti molto seri sulla pericolosità di molti prodotti industriali. Appena vi sono dei sospetti bisogna intervenire e non aspettare che vi sia un’ecatombe.
swissinfo.ch: Ritiene che questo verdetto possa servire da monito per quegli industriali che non fanno abbastanza per garantire la sicurezza ai lavoratori e ai cittadini?
F.I.: Il fatto è che molti industriali sono pronti a prendere dei rischi enormi, soprattutto coi prodotti cancerogeni, perché sanno che il tempo di latenza è sufficientemente lungo.
Schmidheiny, dal canto suo, ha aspettato troppo. Se avesse smesso con l’amianto quando ha preso le redini della Eternit in Svizzera (nel 1975, ndr), la catastrofe sarebbe stata minore. Invece si è intestardito a proseguire con questa sostanza fino a quando non era più redditizia. Lui stesso del resto ha detto ‘smettiamo perché l’amianto non rende più’.
Già a partire dagli anni ’60, autorità, sindacati e così via avrebbero da parte loro dovuto dire: ‘adesso basta, l’amianto è troppo pericoloso, sappiamo che è un potente cancerogeno che farà molte vittime’. Invece si è continuato ad utilizzarlo ancora per molti anni.
swissinfo.ch: Sedici anni di condanna per i due imputati, un lunghissimo elenco di risarcimenti… Si aspettava una sentenza simile?
F.I.: No, ero molto pessimista. Schmidheiny usufruisce di enormi appoggi a livello diplomatico e finanziario e gode di un grande prestigio in Svizzera. È una persona che si è ritagliata una fama considerevole nell’ambito del cosiddetto capitalismo verde.
Anche con un solo mese di prigione, tutto questo prestigio viene però a cadere. Sarà drammatico per tutte le società che ha fondato e in un certo è drammatico anche per la Svizzera. Come ha potuto la Confederazione lasciare che questa persona agisse indisturbata, allorquando la Svizzera è stato il primo paese ad utilizzare il cemento-amianto e per questo ha avuto la più lunga esperienza sui rischi associati alla lavorazione di questo materiale? Perché la Svizzera non è intervenuta subito dicendogli ‘caro signor Schmidheiny, lei sta giocando con il fuoco’?
swissinfo.ch: I due imputati non si sono mai presentati al processo e adesso si apre tutta la trafila dei ricorsi. Pensa che un giorno Stephan Schmidheiny finirà veramente in prigione?
F.I.: Non penso che sia l’aspetto centrale. L’essenziale è che questo processo abbia permesso di far venire a galla la verità.
Non so se un giorno sarà estradato dalla Svizzera o dal Costarica, dove vive gran parte dell’anno. Per lui il problema sarà comunque di non poter più viaggiare facilmente. E per persone come lui, non poter viaggiare è catastrofico.
swissinfo.ch: In Svizzera, nel 2008 il Tribunale federale ha respinto tre denunce penali contro, tra gli altri, Stephan e Thomas Schmidheiny per prescrizione dei reati. Crede che vi sia ancora spazio per un’offensiva giudiziaria anche nella Confederazione?
F.I.: Sì, questa sentenza forse aprirà delle porte. Per questo genere di casi, il termine di prescrizione di 10 anni è assurdo. Ci sono buone probabilità che la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo entri in materia sul ricorso inoltrato contro questa sentenza.
Non bisogna poi dimenticare che a Torino adesso inizia il processo Eternit-bis, che potrebbe fare molto male in Svizzera, poiché concerne gli emigrati italiani che si sono ammalati negli stabilimenti svizzeri della Eternit e chiama in causa, tra gli altri, anche la Suva (l’Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni, ndr).
È necessario sapere quello che è successo in Svizzera. Sono però un po’ più pessimista. A Torino il processo è stato vinto grazie alla mobilitazione delle parti civili. Ci sono persone che sono venute a Torino per tutte le 66 udienze, che hanno testimoniato, hanno cercato delle prove… In Svizzera non vedo dei gruppi di pressione simili. Basti pensare che a Torino non era presente neppure un rappresentante del sindacato Unia o qualche personalità politica.
Daniele Mariani, swissinfo.ch

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