Fonte: C.F.S., Corpo Forestale dello Stato http://www.corpoforestale.it
di Roberta De Luca Il Forestale n. 47
Difendere e conservare i boschi attraverso sintesi scientifiche innovative e richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su una politica ambientale e forestale sostenibile. Sono stati questi i principali temi al centro del Terzo Congresso Nazionale di Selvicoltura, organizzato dal Corpo forestale dello Stato, dal Corpo forestale della Regione Siciliana e dall’Accademia Italiana di Scienze Forestali lo scorso ottobre a Taormina. Riuniti ai piedi dell’Etna, gli oltre 400 delegati, tra professori universitari, imprenditori, esponenti del mondo economico e massimi esperti di selvicoltura, la scienza che studia l’impianto, la coltivazione e l’utilizzazione delle foreste, hanno analizzato le funzioni ecologiche del bosco e le sue interazioni con la biosfera e la società. La selvicoltura non può prescindere dal riconoscimento e dalla valorizzazione di beni e servizi legati alle funzioni ecologiche che fanno del bosco un presidio per la sicurezza del territorio e una componente della qualità ambientale. D’altra parte, fattori storici di degradazione come incendi, pascoli incontrollati, utilizzazioni forestali non razionali, hanno profondamente alterato l’efficienza bioecologica di molti territori. Sotto i riflettori degli esperti la tutela della biodiversità, la lotta agli incendi boschivi, la salvaguardia delle risorse idriche, il rischio di desertificazione, la mitigazione dei cambiamenti climatici grazie al prezioso ruolo delle foreste e la certificazione della filiera del legno e delle produzioni forestali. Per migliorare la condizione del settore forestale nell’intero bacino del Mediterraneo occorrerebbero maggiori fondi per la formazione universitaria, la comunicazione e soprattutto la ricerca. Le scuole dovrebbero promuovere la specializzazione tecnico-professionale, l’educazione ambientale e l’imprenditorialità giovanile in campo forestale. Si deve pertanto sostenere una politica che dia un reale sostegno alle foreste, che hanno un ruolo fondamentale nel futuro di un bene primario come l’acqua. I boschi, infatti, se ben gestiti migliorano la qualità dell’aria, mitigano i cambiamenti climatici, rallentano il processo di desertificazione, che è lento ma costante, e agiscono sul ciclo dell’acqua purificandola. Più rigoglioso è il bosco, maggiore è l’azione di filtraggio delle acque. Proprio per questo motivo i nostri tesori verdi vanno curati e non possono essere abbandonati. Un altro elemento importante per la salvaguardia dei boschi è la fauna selvatica che va tutelata in quanto componente essenziale degli ecosistemi naturali. Una gestione forestale sostenibile non deve però tralasciare gli aspetti economici. Le attività produttive forestali, infatti, coinvolgono circa mezzo milione di lavoratori italiani impegnati nel settore della carta, dell’arredamento, delle costruzioni, dell’energia e del commercio. I pascoli e i boschi, per esempio, devono convivere così come il consumo di legno deve essere accompagnato dalla forestazione produttiva. È necessario, inoltre, incentivare la gestione del patrimonio forestale esistente e la creazione di nuove aree boscate per poter rispettare gli impegni internazionali fissati dalla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici. Il numero degli alberi che ricoprono il nostro territorio assume un ruolo strategico all’interno dei meccanismi del Protocollo di Kyoto che impegna l’Italia a ridurre le emissioni dei gas serra responsabili del surriscaldamento del Pianeta. Basti pensare che un ettaro di bosco può assorbire fino a 14 tonnellate di carbonio ogni anno, che viene fissato dalla fotosintesi nei tessuti delle piante. Dall’ultimo Inventario Nazionale delle foreste e dei serbatoi di Carbonio realizzato dal Corpo forestale dello Stato risulta che il manto verde del nostro Paese è aumentato del 23 per cento negli ultimi venti anni. Gli accresciuti volumi di anidride carbonica assorbiti dalle foreste consentiranno all’Italia di risparmiare fino a un miliardo di euro nei prossimi cinque anni. Un incremento strategico che riequilibra l’emissione di anidride carbonica dell’attività industriale notevolmente in crescita negli ultimi tempi. Dunque non si può pensare di tenere separate la politica ambientale, quella della salute pubblica e del turismo dalla politica forestale, poiché sono inevitabilmente collegate. Il Congresso Nazionale di Selvicoltura, però, ha indicato una strada naturale per intervenire e migliorare l’ambiente, che non è idealistica, ma attenta alle esigenze dell’ecosistema e dell’uomo.
