Un pastore sardo ferma una gigantesca e devastante speculazione immobiliare a Capo Malfatano. Il motivo dell’opposizione? Conservare integro il sentiero delle pecore …
Fonte: Slow Food http://www.slowfood.it tratto da Il Fatto Quotidiano
La vittoriosa difesa del vecchio sentiero delle pecore. E adesso il Tar annulla i via libera della regione alla costruzione di un insediamento turistico da 190mila metri cubi
A Cagliari i magistrati del Tar della Sardegna hanno deciso di fermare una speculazione terrificante che da oltre dieci anni sembrava marciare spedita a Capo Malfatano con il compiaciuto consenso del comune di Teulada, e la sospetta distrazione della Regione.
Il primo eroe di questa storia è il pastore Ovidio Marras. Davanti a casa sua c’è uno stradellino su cui vanta da sempre un diritto di compossesso. L’impresa edilizia Sitas srl (di cui fanno parte anche Benetton e Monte dei Paschi) sopra lo stradellino ha costruito un lussuoso albergo. Il pastore si è rivolto al Tribunale di Cagliari, sostenendo che non potevano costruire senza il suo permesso, e che lui il permesso non lo dava perché voleva continuare a fare la strada dritta anziché il giro largo seppure asfaltato.
Il pastore Marras ha fatto un ricorso d’urgenza, di quelli con cui normalmente sono i grandi imprenditori a scambiarsi fendenti milionari. Ovidio ha avuto ragione: i giudici hanno ordinato alla Sitas di demolire l’albergo e ripristinare lo stradellino del pastore.
Nel frattempo una militante di Italia Nostra, Maria Paola Morittu, fiancheggiata dal combattivo medico-scrittore Giorgio Todde, molto popolare in Sardegna, stava preparando un altro colpo contro il cemento di Capo Malfatano. Si è messa al lavoro utilizzando la sua laurea in giurisprudenza e ha convinto i vertici nazionali di Italia Nostra a impugnare davanti al Tar le delibere comunali e regionali alla base della cementificazione. Ieri è stata pubblicata la sentenza con la quale i giudici amministrativi hanno dato ragione a Italia Nostra, annullando quattro delibere chiave: una sentenza che rende di fatto abusivo tutto l’insediamento.
In effetti, scorrendo la sentenza, c’è di che rimanere esterrefatti. Nel 15 febbraio 2002 Sitas srl inviò all’assessorato per la Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna quattro distinte istanze di “verifica preliminare di compatibilità ambientale”, dividendo in quattro un intervento assai massiccio distribuito su 700 ettari di terreno a due passi dal mare. Il 18 settembre, dopo sei mesi di accurati studi, gli uffici della regione giunsero alla conclusione che per così poco non c’era certo bisogno della “valutazione d’impatto ambientale” (Via). E da lì seguirono le rapide autorizzazioni del comune di Teulada, abbagliato dalla prospettiva di arricchimento e dalla disponibilità di posti di lavoro.
Colpisce infatti che la marcia trionfale del cemento, a Capo Malfatano, sia proseguita nonostante i celebrati interventi a tutela del governatore Renato Soru, la nota legge “salvacoste” (2004) e il “piano paesaggistico” (2006): semplicemente i provvedimenti di Soru prevedevano una deroga per gli interventi sui quali era già stata approvata la convenzione urbanistica. Poco importa che la convenzione urbanistica venga prima delle verifiche ambientali e paesaggistiche: di fatto gli editti salvacoste di Soru furono scritti in modo da aprire un’autostrada per il cemento di Capo Malfatano, nonostante che in quel momento non un solo mattone fosse ancora stato posato.
Per adesso tutto si è fermato, e non si può che gioirne.
Slow Food Italia è in prima linea su questa tematica essendo tra i fondatori del Forum nazionale Salviamo il paesaggio – Difendiamo i territori
