<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Accademia Ambientale del Monferrato &#187; impatto ambientale</title>
	<atom:link href="http://www.accademiadelmonferrato.com/tag/impatto-ambientale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.accademiadelmonferrato.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 22:36:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3</generator>
<xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" />
		<item>
		<title>Le cartiere si dotano di un codice ambientale</title>
		<link>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/le-cartiere-si-dotano-di-un-codice-ambientale/</link>
		<comments>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/le-cartiere-si-dotano-di-un-codice-ambientale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 10:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[industria e ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[tutela ambiente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.accademiadelmonferrato.com/?p=350</guid>
		<description><![CDATA[CARTIERE. Le cartiere si dotano di un codice di sostenibilità ambientale Fonte: E-gazette http://www.e-gazette.it Milano – Arriva il codice di sostenibilità ambientale delle cartiere. Il documento è stato presentato nel corso del Miac, la fiera di settore che si è tenuta la settimana scorsa a Marina di Carrara. “Con l’adozione di un Codice di Condotta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>CARTIERE. Le cartiere si dotano di un codice di sostenibilità ambientale</strong><br />
Fonte: E-gazette  <a href="http://www.e-gazette.it/" target="_blank">http://www.e-gazette.it</a><br />
<strong><em>Milano</em></strong> – Arriva il codice di sostenibilità ambientale delle cartiere. Il documento è stato presentato nel corso del Miac, la fiera di settore che si è tenuta la settimana scorsa a Marina di Carrara.<br />
“Con l’adozione di un Codice di Condotta volontario &#8211; ha detto Giovanni Dell’Aria Burani, presidente di Assocarta &#8211; l’industria cartaria italiana rinnova la propria attenzione nel garantire la provenienza della fibra vergine da fonti sicure, impegnandosi ad acquistare legno tagliato in conformità alla legge. Questo impegno ci vede uniti a tutta l’industria cartaria europea, che ha sviluppato questa iniziativa volontaria grazie al coordinamento di CEPI, Confederazione Europea dell’Industria Cartaria.”<br />
“La massima attenzione alla provenienza delle fibre vergini e il continuo sviluppo della raccolta e del riciclo della carta da macero, principale materia prima per il settore &#8211; ha continuato Dell’Aria Burani &#8211; sono due pilastri dell’azione ambientale dell’Industria cartaria italiana, che continua con difficoltà a crescere nonostante le forti penalizzazioni competitive dei costi energetici nazionali.”<br />
Il quadro congiunturale in cui si inserisce il Miac è infatti cautamente positivo, con una produzione di carte e cartoni in aumento dell’1% nei primi sette mesi dell’anno (+1,2% nel gennaio-giugno) e un fatturato che cresce del 4% rispetto a quello del primo semestre del 2005, principalmente per effetto dell’andamento dei volumi prodotti e venduti ma anche di una dinamica dei prezzi moderatamente positiva.<br />
Sul fronte dei costi continuano ad essere forti le preoccupazioni per i livelli raggiunti dai prezzi dell’energia e del gas di cui il settore è forte utilizzatore e che a livello nazionale sono più alti del 30% rispetto agli altri Paesi Ue.<br />
Nell’anno in corso si sono evidenziati inoltre sensibili rincari delle materie prime fibrose rispetto ad un anno prima: a fine settembre + 22% per le fibre lunghe e +14% per quelle corte.<br />
Rincari anche per il macero, che per quantità utilizzate vede l’industria cartaria nazionale al terzo posto in Europa. Nei primi sette mesi il consumo nazionale di macero evidenzia un aumento del 4% che porta il tasso di utilizzo oltre il 56% (55% nel 2005). Dal lato dell’offerta di macero, continua inoltre l’evoluzione positiva della raccolta nazionale che nel primo semestre ha superato i 3,1 milioni di tonnellate (+ 4,1%) con una crescita anche dei volumi esportati (+4,5%), che nel semestre hanno sfiorato le 400 mila tonnellate.</p>
<p>Ecco il codice di sostenibilità ambientale<br />
Assocarta è convinta della necessità di perseguire uno sviluppo sostenibile e compatibile con l&#8217;ambiente, nel rispetto delle generazioni presenti e future.<br />
La missione di Assocarta in campo ambientale è quella di favorire la diffusione tra i propri associati di un approccio integrato alla prevenzione dell&#8217;inquinamento che li faciliti nel: mantenere la conformità alle disposizioni di legge e agli standard ambientali vigenti e futuri; perseguire il miglioramento continuo delle prestazioni ambientali e del livello di sicurezza e tutela della salute nei siti produttivi.<br />
Assocarta si impegna, nella tutela degli interessi dell&#8217;industria cartaria, a diffondere la cultura ambientale:<br />
· promuovendo la ricerca e la diffusione del patrimonio conoscitivo in campo ambientale tra gli associati;<br />
· partecipando allo sviluppo di leggi e regolamenti ambientali compatibili sotto il profilo tecnico ed economico;<br />
· promuovendo accordi volontari e iniziative di carattere ambientale con altri soggetti interessati (autorità, enti e associazioni) per il perseguimento del comune obiettivo dello sviluppo sostenibile.</p>
<p>Comunicazione<br />
Assocarta si impegna inoltre a trattare in modo trasparente gli argomenti di natura ambientale: · informando, sensibilizzando, formando, e quindi responsabilizzando le aziende associate in materia ambientale;<br />
· comunicando alle parti interessate la politica, gli obiettivi e i traguardi raggiunti in campo ambientale, per mezzo degli organi di informazione e la pubblicazione annuale di un rapporto ambientale di settore.</p>
<p>Prodotti ecocompatibili<br />
Assocarta ha come obiettivo primario quello di promuovere presso i propri Associati la ricerca e l&#8217;utilizzo di prodotti e l&#8217;adozione di processi compatibili con l&#8217;ambiente.<br />
Per quanto riguarda i processi produttivi, Assocarta si impegna in particolare a promuovere:<br />
· l&#8217;adozione delle migliori tecniche disponibili ed economicamente accettabili per conseguire i migliori risultati ambientali;<br />
· l&#8217;utilizzo efficiente delle risorse idriche ed energetiche e delle materie prime;<br />
· il riciclo dei prodotti e il riutilizzo delle materie prime seconde e dei residui di lavorazione.<br />
Audit, Sistemi di Gestione Ambientale e di Gestione Sostenibile delle Foreste<br />
Al fine di favorire il raggiungimento degli obiettivi ambientali e di sostenibilità, Assocarta promuove tra gli associati:<br />
· l&#8217;introduzione di programmi di audit ambientali;<br />
· l&#8217;adozione di sistemi di gestione ambientale e, dove possibile, l&#8217;integrazione degli stessi con gli strumenti per la gestione della sicurezza e della qualità;<br />
· l&#8217;adozione di sistemi di gestione sostenibile delle foreste e di catena di custodia.</p>
<p>Processi di formulazione e revisione<br />
La politica ambientale di Assocarta viene formulata dal Presidente di Assocarta, su indicazione dei membri del Comitato di Presidenza, con il supporto tecnico dei componenti della Commissione Ambiente di Assocarta. Al Consiglio Direttivo compete l&#8217;approvazione del documento.<br />
La politica ambientale è soggetta a revisione su indicazione del Consiglio Direttivo.<br />
L&#8217;associazione si impegna a promuoverne la diffusione dei contenuti e a verificarne l&#8217;applicazione da parte dei Soci.</p>
<p>CODICE DI CONDOTTA SULL&#8217;APPROVVIGIONAMENTO DI LEGNO</p>
<p>Assocarta è convinta che la conformità alle leggi è un dovere imprescindibile e condanna fermamente il taglio illegale del legno.<br />
Il legno, fonte della fibra vergine per la produzione della carta, è una materia prima rinnovabile e riciclabile che, grazie a queste virtù, è in grado di assicurare al settore cartario uno sviluppo certo e sostenibile, a condizione che la materia prima sia correttamente gestita. In questo ambito, i sistemi di gestione ambientale e di gestione sostenibile delle foreste rappresentano degli importanti strumenti per attestare l&#8217;origine legale e sostenibile delle materie prime vergini che Assocarta si impegna a promuovere presso i propri associati.<br />
Per contribuire fattivamente alla lotta contro il taglio illegale del legno, Assocarta e i suoi Soci si impegnano a:</p>
<p>Approvvigionamento<br />
· condurre operazioni di taglio nel pieno rispetto di ogni legge applicabile alla specifica attività nel luogo di produzione;<br />
· acquistare solamente legno che sia tagliato in conformità alle leggi applicabili alla specifica attività nel luogo di produzione;<br />
· adottare delle procedure per l&#8217;acquisto del legno e il rispetto delle leggi applicabili che siano in conformità ai principi dettati dai sistemi di gestione ambientale.</p>
<p>Documentazione<br />
· assicurarsi che la legalità del legno acquistato sia correttamente documentata;<br />
· conservare in modo adeguato i documenti relativi all&#8217;acquisto di legno e renderli sempre disponibili qualora richiesti dalle autorità preposte al controllo dell&#8217;origine del legno.</p>
<p>Formazione e informazione<br />
· informare il personale dei principi del codice di condotta e addestrare adeguatamente coloro i quali sono coinvolti nel processo di approvvigionamento.<br />
Definizione di taglio illegale<br />
Il Codice di condotta quadro di CEPI fornisce anche una definizione di taglio illegale, necessaria alla corretta applicazione del codice stesso:<br />
&#8220;Si è in presenza di taglio illegale qualora l&#8217;albero venga tagliato in violazione di rilevanti leggi nazionali&#8221;<br />
Il taglio illegale si riferisce ad attività condotte in violazione di leggi nazionali, ad esclusione di quelle già previste da altre discipline, quali il codice penale o la legislazione fiscale (ad esempio l&#8217;evasione fiscale, le norme sui trasporti,&#8230;).</p>
<p>Assocarta<br />
Un esempio di sostenibilità e cooperazione tra territorio e industria per il futuro della gestione delle foreste canadesi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/le-cartiere-si-dotano-di-un-codice-ambientale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Campi elettromagnetici &#8211; telefonini sotto accusa</title>
		<link>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/campi-elettromagnetici-telefonini-sotto-accusa/</link>
		<comments>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/campi-elettromagnetici-telefonini-sotto-accusa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 10:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[campi elettromagnetici]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[telefonini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.accademiadelmonferrato.com/?p=344</guid>
		<description><![CDATA[CAMPI ELETTROMAGNETICI. Telefonini, accusa con riserva da parte di una ricerca finanziata dall&#8217;Unione Europea che ha da poco chiuso i lavori dopo circa quattro anni CAMPI ELETTROMAGNETICI. Telefonini, accusa con riserva da parte di una ricerca finanziata dall&#8217;Unione Europea che ha da poco chiuso i lavori dopo circa quattro anni Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>CAMPI ELETTROMAGNETICI. Telefonini, accusa con riserva da parte di una ricerca finanziata dall&#8217;Unione Europea che ha da poco chiuso i lavori dopo circa quattro anni</strong></p>
<p>CAMPI ELETTROMAGNETICI. Telefonini, accusa con riserva da parte di una ricerca finanziata dall&#8217;Unione Europea che ha da poco chiuso i lavori dopo circa quattro anni<br />
Fonte: Galileo, GIORNALE DI SCIENZA E PROBLEMI GLOBALI <a href="http://www.galileonet.it" target="_blank">http://www.galileonet.it</a><br />
di Mauro Cappelli<br />
I risultati degli studi sugli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute umana sono destinati a far discutere. Dopo il progetto di ricerca che aveva coinvolto Università di Roma, Cnr e Enea è ora la volta di un progetto finanziato dall&#8217;Unione Europea che ha da poco chiuso i lavori dopo circa quattro anni. Se il progetto italiano sembra aver scagionato il telefonino &#8211; pur con i distinguo dovuti, legati alla specificità degli effetti studiati e alla necessità di nuove ricerche a conferma di alcune indicazioni emerse -, il nuovo progetto europeo, denominato Reflex, potrebbe generare nuova ansia negli ormai milioni di utilizzatori di cellulari. Tra i risultati presentati vi sarebbero infatti delle evidenze di danneggiamenti subiti dal Dna in seguito all&#8217;applicazione di campi elettromagnetici di intensità non elevata, dello stesso ordine di grandezza di quella emessa da un comune cellulare.<br />
In realtà, a ben vedere, anche in questo caso i risultati sono tutt&#8217;altro che univoci e definitivi. &#8220;Anche considerando i dati più eclatanti, quelli sulla rottura del Dna sotto l&#8217;azione di campi elettromagnetici generati da una sorgente di telefonia mobile, vi sono comunque indicazioni contrastanti e bisogna andar molto cauti nel trarre delle conclusioni su possibili danni alla salute umana&#8221;, sottolinea Ferdinando Bersani, professore di fisica all&#8217;Università di Bologna, responsabile di uno dei due gruppi italiani che hanno preso parte al progetto europeo. &#8220;Infatti questo tipo di effetto è stato osservato in due laboratori, uno austriaco e uno tedesco, ma non è stato replicato per esempio da un terzo laboratorio in Francia. Anche il nostro gruppo ha iniziato una serie di esperimenti per replicare i risultati presentati, utilizzando lo stesso protocollo, ma finora i risultati sono stati completamente negativi&#8221;.<br />
Questo dimostra quanto delicato sia il controllo di tutti i parametri biologici e elettromagnetici durante l&#8217;esperimento, che rende necessario ripetere l&#8217;esposizione in laboratori diversi con metodologie il più possibile uniformi. Proprio questa volontà di standardizzazione è stata alla base del progetto Reflex, la cui particolarità è stata la scelta di studiare esclusivamente la risposta cellulare e sub-cellulare all&#8217;azione dei campi elettromagnetici esponendo cellule viventi in vitro. In tal modo si possono andare a studiare direttamente i parametri biologici influenzati dal campo, che restano invece nascosti per esempio negli studi epidemiologici.<br />
Il progetto Reflex ha coinvolto 12 laboratori europei (due dei quali appunto italiani) che hanno studiato gli effetti di campi sia a bassa che ad alta frequenza su cellule primarie e altre linee cellulari. &#8220;Vi sono stati comunque dei risultati interessanti, come quello di un gruppo finlandese che ha evidenziato una modifica dell&#8217;espressione genica e dello stato di fosforilazione delle proteine. O come i risultati trovati dal nostro gruppo che dimostrano per la prima volta la possibilità di differenziare cellule staminali di topo in cellule cardiache sotto l&#8217;azione di un campo elettromagnetico a bassa frequenza&#8221;, sostiene ancora Bersani. &#8220;In ogni caso un risultato ottenuto su cellule in vitro non è immediatamente estensibile al problema protezionistico, implicando cioè un danno certo alla salute degli esseri umani&#8221;.<br />
&#8220;I risultati trovati, pur se non definitivi, danno comunque una indicazione della sensibilità di alcuni sistemi biologici ai campi elettromagnetici esterni&#8221;, prosegue Diego Fornasari, ricercatore di Farmacologia all&#8217;Università di Milano, appartenente all&#8217;altro dei due gruppi italiani inseriti nel progetto europeo. &#8220;Sarebbe interessante studiare più in dettaglio alcune indicazioni che suggeriscono una qualche specificità della risposta cellulare, per esempio nei fibroblasti, nei confronti dell&#8217;età del donatore o del suo patrimonio genetico&#8221;. L&#8217;effetto sarebbe stato evidenziato sia a bassa che ad alta frequenza. Ma la genotossicità a bassa frequenza sarebbe stata sorprendentemente riscontrata solo in corrispondenza di campi intermittenti, mentre nessuna alterazione del Dna sarebbe stata evidenziata in risposta a campi continui. Altri tipi di cellule, come i linfociti di donatori adulti, non avrebbero invece mostrato alcuna alterazione.<br />
Accanto poi agli effetti riscontrati vi sarebbe una serie di risultati che evidenziano la completa assenza di alterazioni, per esempio sulla sintesi del Dna, sul ciclo cellulare, sulla differenziazione e la proliferazione cellulare e sull&#8217;apoptosi. &#8220;Il nostro gruppo ha in particolare studiato l&#8217;azione di campi elettromagnetici di bassa frequenza, per intenderci quella dell&#8217;alimentazione di rete a 50 Hz, sui recettori nicotinici che sono considerati legati allo sviluppo di malattie gravi come l&#8217;Alzheimer. I nostri risultati evidenziano in modo piuttosto chiaro l&#8217;assenza di qualsiasi alterazione nell&#8217;attività di questi recettori sotto l&#8217;azione del campo applicato. E questo anche per campi magnetici molto più elevati rispetto a quelli presenti normalmente nell&#8217;ambiente che ci circonda&#8221; conclude Fornasari. &#8220;Ciò non toglie che studiando altre classi di recettori, come quelli del Gaba, o applicando campi di diversa frequenza possano emergere effetti che finora non sono stati rilevati&#8221;. Per far questo, come ben si sa, occorrono altri fondi per continuare le ricerche.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/campi-elettromagnetici-telefonini-sotto-accusa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Campi da Golf, loro impatto ambientale</title>
		<link>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/campi-da-golf-loro-impatto-ambientale/</link>
		<comments>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/campi-da-golf-loro-impatto-ambientale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2003 10:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[pesticidi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.accademiadelmonferrato.com/?p=342</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Atzori Crescono in maniera esponenziale i terreni del “green” ma anche un movimento internazionale antigolf CAMPI DA GOLF? NO, GRAZIE! REFERENDUM COMUNALI, PRONUNCIAMENTI DEL TAR E RICORSI ALLA COMMISSIONE EUROPEA PER FERMARE LA MODA DEI PRATI VERDI IN ITALIA Le proteste contro i campi da golf crescono in tutto il mondo e ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Andrea Atzori</em></p>
<p>Crescono in maniera esponenziale i terreni del “green” ma anche un movimento internazionale antigolf<br />
CAMPI DA GOLF? NO, GRAZIE!<br />
REFERENDUM COMUNALI, PRONUNCIAMENTI DEL TAR E RICORSI ALLA COMMISSIONE EUROPEA PER FERMARE LA MODA DEI PRATI VERDI IN ITALIA<br />
Le proteste contro i campi da golf crescono in tutto il mondo e ora arrivano anche in Italia. Dopo la realizzazione di un numero enorme di strutture golfistiche : oltre 18.000 sono i campi nel mondo esistenti, 5.900 in Europa e 262 in Italia, i progetti di privati spesso sponsorizzati dal finanziamento pubblico, (soprattutto in Emila Romagna e Sardegna) non accennano a diminuire.<br />
La crescita dei tappeti erbosi negli ultimi 20 anni e’ stata davvero enorme e incontrollabile: nel 1985 i campi nei paesi della European Golf Association erano 2900, adesso (dato 2002) sono 5.900. Il numero di appassionati e’ stimato oggi in 70 milioni, dei quali 5.6 milioni di persone in Europa e 3 milioni e mezzo di questi iscritti regolarmente ad un club.<br />
Ogni campo si porta via in media cinquanta ettari, solo nel vecchio continente, stiamo parlando, di oltre 300.000 gli ettari di terreno adibiti a percorsi colorati di verde e pieni di buche. Con l’aumento esponenziale dei campi se ne vanno dunque spazio, terre e acqua, ma la valutazione dell’impatto ambientale rimane ancora un optional ecco spiegato come le opposizioni crescano e si organizzino.<br />
I cittadini cominciano a riunirsi in comitati, con (o senza) l’aiuto di associazioni e raramente di qualche esponente politico locale e iniziano cosi’ a far sentire la loro opposizione al boom dei “green”. I motivi di dissenso e preoccupazione non mancano. Le prime storiche opposizione alle strutture de golf sono nate in centro-america nel Messico e soprattutto in Asia, dove e’ sorto addirittura un movimento mondiale contro i nuovi campi da golf (GAM, Global Antigolf Mouvement)su impulso di un giapponese ex golfista, Gen Morita.<br />
Ma come mai i campi da golf fanno paura ? Per quali motivi in tutti i continenti dei cittadini arrivano ad opporsi, anche duramente, alla diffusione esponenziale di questi nuovi terreni da gioco?<br />
Le risposte sono varie e differenti a seconde dei continenti e dei siti, ma ritrovano notevoli punti in comune e similitudini. Tra queste sicuramente il legame intrinseco di tutti i progetti con operazioni immobiliari (spesso speculative), le problematiche riguardanti l’utilizzo d’acqua, eccessivo consumo necessario alla manutenzione della struttura (molte volte proposte in zone siccitose), rischio di salinizzazione della falda nelle zone costiere e possibile inquinamento da pesticidi. Altri motivi di forte opposizione sono il potenziale pericolo per le aree di alto valore naturalistico (boschi, foreste, laghi e zone umide) e il conflitto con le attività economiche preesistenti (agricoltura e allevamento in particolare).</p>
<p>CONSUMO D’ACQUA</p>
<p>Ma quanto consuma un campo da golf?<br />
Per il prof.Vittorio Gallerani dell’Università di Bologna “Il campo da golf necessita’ di una notevole mole d’acqua irrigua per mantenere un’adeguata crescita della vegetazione nelle aree di gioco”(Agrobusiness Paesaggio Ambiente nn.2-3 1997/1998).<br />
Ogni campo da golf, tipo medio, a 18 buche, secondo stime dell’Associazione Europea del Golf, consuma in media 2.000 metri cubi di acqua al giorno. Ovvero ogni 24 ore un percorso si “beve” la stessa quantità d’acqua consumata da un paese da 8.000 persone.Sono leggermente più ottimistiche le stime della giornalista Marina Forti,<br />
<a href="http://www.dweb.repubblica.it/archivio_d/2002/12/14/attualita/attualita/205ver329205.html" target="_blank">http://www.dweb.repubblica.it/archivio_d/2002/12/14/attualita/attualita/205ver329205.html</a><br />
70/80 metri cubi di acqua al giorno, se in un campo di 60 ettari se ne irrigano solo 20, i percorsi delle buche, arriviamo a 1400-15000 metri cubi d’acqua al giorno per ogni singolo campo. Più’ o meno analoghi sono i calcoli del mensile italiano La Nuova Ecologia del numero di novembre 1993 che parla di 1.600 metri cubi di acqua al giorno.<br />
Comunque la si metta si tratta indubbiamente di una quantità’ non trascurabile: un dato che diventa uno schiaffo, al 1 miliardo e 400 mila persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua potabile,s econdo le stime di Riccardo Petrella, studioso e autore della proposta per un Contratto e un Parlamento Mondiale sull’acqua. Ma in tempi di emergenza idrica anche per l’occidente si può parlare tranquillamente di uno spreco oggettivo. Nella stessa Italia in non poche zone, come Sicilia, Sardegna e Puglia i cittadini sono costretti a fare i conti tutti i giorni con i razionamenti dell’oro bianco.<br />
L’uso dell’acqua per il golf dunque oltre ad essere considerato una sorta di lusso insopportabile tra i consumatori, anche per alcune norme legislative sembrerebbe essere non ammesso:<br />
&lt;&gt; (art.28 Legge nazionale n.36 del 5 gennaio 1994)<br />
Un uso ludico, quello dell’innaffiamento per il mantenimento del golf, che inoltre contraddice il principio di sostenibilita’ dell’uso delle risorse naturali propugnato dall’Agenda 21, il decalogo stilato dalla Conferenza delle Nazioni Unite svoltasi a Rio De Janeiro nel 1992.</p>
<p>Coste<br />
Per quel che riguarda i siti di percorsi golfistici costieri o in prossimità del vi e’ un ulteriore potenziale secondo rischio ambientale. Quando non viene utilizzata l’acqua di acquedotti, dighe o condotte spesso i promotori del golf si vantano di essere autosufficienti per l’approvvigionamento idrico attraverso l’utilizzo di propri pozzi .In questo caso viene ignorato o quantomeno trascurato che le trivellazioni per pozzi sono causa diretta e inequivocabile di un’aumento della percentuale di sale nell’acqua nelle falde idriche preesistenti. Si tratta del cosiddetto fenomeno di salinizzazione delle acque potabile e per uso civile, situazione ben conosciuto in tutte le aree predesertiche- mediterranee , studiato ampiamente nelle sedi universitarie.<br />
Come accennato inoltre, il golf non arriva quasi mai da solo dunque nei siti in prossimità del mare l’impatto va valutato globalmente, non solo per il singolo percorso, ma anche per ciò che riguarda i suoi annessi (dichiarati o meno) di strutture urbane: villette, opere di urbanizzazione e quant’altro.</p>
<p>Montagne<br />
Delle problematiche relative ai campi da golf realizzati in montagne vi e’ uno studio della CIPRA (Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi).<br />
“Si può evidenziare come le grandi movimentazioni di terra, richieste per creare i campi, siano in montagna più pericolose con l’aumentare della quota, in quanto compromettono maggiormente il potenziale naturale e la capacita’ di rigenerazione delle specie vegetali(dai 700/800 m sul versante nord e dai 1000 m sul versante sud delle Alpi).<br />
<a href="http://www.arpa.piemonte.it/statoambiente/dpsir/turismo4.htm" target="_blank">http://www.arpa.piemonte.it/statoambiente/dpsir/turismo4.htm</a></p>
<p>I COSTI : REALIZZAZIONE, GESTIONE DEI CAMPI</p>
<p>Anche questo e’ un aspetto volutamente trascurato dai proponenti una nuova struttura. L’investimento necessario per la realizzazione di un nuovo campo da golf si aggira intono agli 8-10 miliardi di vecchie lire e molto spesso la gestione da sola non e’ in grado di coprire le spese di manutenzione. In tempi di magra economica comunque i circoli e le società’ proponenti un progetto sono comunque alla ricerca o dei grimaldelli giusti per poter attingere da un finanziamento pubblico a fondo perduto. Leggi regionali, nazionali e fondi europei sono già state usate in molti casi a questo scopo. Iperattive due regioni su tutte: l’ Emilia Romagna e la Sardegna.<br />
La prima ha regalato per legge negli anni ’90 4 miliardi di vecchie lire a “costruttori” del golf e la seconda quest’anno e’ andata a concedere, sempre per legge, più di 900.000 euro a due gestori (vedi paragrafo dedicato alla Sardegna).<br />
Ogni progetto di percorso da golf e’ quasi sempre accompagnato, prima o dopo, dalla realizzazione di residence e villini.. Questa realizzazione si rende necessaria quando l’impianto viene realizzato quando viene proposto in località’ distanti dai grossi centri (ovvero quasi sempre)e la motivazione economica e’ quella di garantire un ritorno economico dei notevoli investimenti necessari alla realizzazione delle stesse strutture.<br />
Negli Usa il 40% dei circoli sono passati dalla gestione privata a quella pubblica per problemi economici. Il rapporto tra numero di iscritti e circoli indica in generale un dato elevato di numero di campi per giocatori.<br />
In Italia i golfisti tesserati sono 56.000 per 262 campi con una media di 214 giocatore per campo contro i 2.000 giocatori per campo degli USA e i meno di 1.000 per Olanda e Giappone.</p>
<p>Dunque ciò spiega il perché numerosi club sono minacciati di fallimento. Come esempio può essere citato il fallimento del club di Schladming in Austria con 21 milioni di vecchi scellini di debiti.<br />
Per cercare di smentire la convinzione comune che lo considera per eccellenza lo sport d’élite, e’ in corso uno sforzo da parte delle federazioni golfistiche e loro fiancheggiatori. Probabilmente allo scopo di poter attingere ancora di più soldi dai fondi pubblici, per ripianare gli alti costi di realizzazione e gestione, si cerca di presentare il golf come disciplina aperta e alla portata di tutti .Ma quando si vanno a vedere i costi di iscrizioni ai circoli i prezzi di una mazza una risulta davvero difficile sostenerne la sua accessibilità popolare.<br />
Contemporaneamente la Federazione Internazionale del Golf si batte invano per cercare di inserirsi all’interno dei Giochi Olimpici. Fin ora il CIO, Comitato Olimpico Internazionale e’ riuscito a respingere le forti pressioni e il golf rimane ancora oggi fuori dalle Olimpiadi.</p>
<p>IMPATTO AMBIENTALE</p>
<p>Purtroppo oggi in Italia non esiste alcuna obbligatorietà di Valutazione d’Impatto Ambientale sui progetti di nuovi campi da golf che al contrario, come dimostrato da molti studi producono di per se un notevole impatto sull’ambiente che andrebbe valutato prima di poter realizzare la struttura.<br />
A sottolineare la necessita’ d’inclusione nella lista di progetti da sottoporre a VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) vi e’ la stessa CIPRA, la Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi.<br />
“Gli impatti generali connessi alla realizzazione e al mantenimenti dei campi da golf sono: grandi movimenti terra, sottrazione di terreno agricolo e forestale, distruzione del paesaggio naturale, bonifica di aree umide per creare campi da gioco, laghi artificiali ,ecc.: interruzioni nelle vie idrologiche esistenti ;di conseguenza si possono verificare erosione e inondazioni. Nei climi umidi, l’uso di pesticidi per la manutenzione del green può comportare il rischio di inquinamento idrico; non si dovrebbero adibire a campi da golf le aree interessate da sorgenti, i terreni sabbiosi, le aree con falda idrica fluttuante..&gt;&gt;<br />
<a href="http://www.arpa.piemonte.it./statoambiente/dpsir/turismo4.htm" target="_blank">http://www.arpa.piemonte.it./statoambiente/dpsir/turismo4.htm</a><br />
In una procedura d’infrazione del diritto comunitario contro l’Italia, riguardante un campo da golf in Sardegna (di cui parleremo dopo specificatamente), e’ direttamente l’Unione Europea nel 2001 che mette in guardia a proposito del possibile impatto ambientale del green. Nel documento d’accusa si legge &lt;&lt;..la Commissione Europea ritiene che il campo da golf abbia un impatto significativo sul sito. Questo impatto e’ idoneo a mettere in pericolo il mantenimento del sito in uno stato favorevole di conservazione, e pertanto, dato che il sito in questione contiene habitat prioritari (che risultano alterati in modo sostanziale)…&gt;&gt;<br />
Andrebbe quindi sicuramente introdotta l’obbligatorietà di sottoporre i percorsi golfisti di più’ di 9 buche alla procedura amministrativa di Valutazione d’Impatto Ambientale.</p>
<p><strong>PESTICIDI</strong></p>
<p>Anche in questo delicato settore non mancano i tentativi di mascherare i possibili pericoli dell’utilizzo di diserbanti e pesticidi per la manutenzione dei greens. Gli sforzi propagandistici, bisogna riconoscerlo, delle varie Federazioni golfistici sono notevoli e hanno cercato di coinvolgere in questi anche alcune associazioni ambientaliste, enti e istituzioni. Il tutto per cercare di fugare i pesanti dubbi sui rischi di inquinamento di risorse idriche, faunistiche e vegetali in prossimità dei percorsi sportivi.<br />
Interessante e dettagliato a proposito dei rischi sanitari da pesticidi, il rapporto del Procuratore generale di New York Elliot Sptizer a proposito del campi di Long Island.<br />
<a href="http://www.oag.state.ny.us/environment/golf95.html" target="_blank">http://www.oag.state.ny.us/environment/golf95.html</a><br />
Per il settimanale New Scientist un campo da golf in Giappone su un campo si impiegano mediamente una tonnellata e mezzo di prodotti chimici all’anno una quantità superiore di 8 volte quella utilizzata per i campi da riso. Stima inferiore viene fatta dal Journal of Pesticides Reform che si ferma a 750 chili per anno in un campo standard negli Usa.<br />
Uno studio del Sport Turf Research Institute lancia l’allarme sul sovradosaggio dei fertilizzanti a base di fosfati tanto da scrivere &lt;&gt;.<br />
Ancora negli Usa l’Audubon Society ha tentato di individuare i criteri di classificazione dei campi da golf in base al grado di ecologicita’. Una strada che non convince del tutto le altre associazioni ambientaliste e in particolare il Sierra Club altro storico e combattivo movimento statunitense.<br />
La tattica seguita ora da club e società golfistico-immobiliari anche in Europa e’ quella dotarsi di codici volontari per poter vantare patenti pseudo-ecologiste. Lo scopo dichiarato e’da una parte di cercare di rifare il trucco ad un’immagine non positiva del golf e dall’altra, più concretamente, accelerare autorizzazioni degli enti pubblici e cercare di superare le opposizioni locali.<br />
Una sorta di decalogo delle buone intenzioni e’ stato redatto nel 1997 dall’Associazione Europea del Golf insieme ad Audubon International , arrivato poi alla sigla di una dichiarazione comune: Valderrama del 1999. Pura e semplice operazione d’immagine tanto e’ vero che mai si parla di inserire i campi da golf nell’elenco di opere da sottoporre obbligatoriamente alla Valutazione d’Impatto Ambientale.<br />
In Danimarca i 135 campi da golf (il 40% del totale) che sorgono su terreni statali o comunali entro quest’anno (2003)dovranno adeguarsi ad un bando completo dei residui di pesticidi previsti che possono inquinare le acque di falda .Ciò’ e’ prescritto dalla normativa nazionale riguardante di questo paese, segno evidente di un problema esistente.<br />
Sempre dagli Stati Uniti per cercare di ovviare alle critiche sull’uso eccessivo di pesticidi nel golf, arrivano ora anche i prati biotech, a promuoverli, ma le proteste non si fiaccano. Anzi. la Società’ americana del paesaggio, insieme all’economista new global Jeremy Rifkin, ritengo no che si cada a dalla padella alla brace e ha chiesto al Ministero dell’Agricoltura di ordinare la sospensione dei test condotti dalle note multinazionali leader (fra le quali la Monsanto) delle coltivazioni geneticamente modificate.<br />
<a href="http://www.ecsinc.com/uw/inter_uw/exp/golf.htm" target="_blank">http://www.ecsinc.com/uw/inter_uw/exp/golf.htm</a></p>
<p>I PARERI DI UN’ AGENZIA ONU E DEGLI AGRICOLTORI ITALIANI</p>
<p>Persino un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che persegue la promozione della giustizia sociale e il riconoscimento dei diritti umani nel lavoro, l’OIL (l’Organizzazione Mondiale del Lavoro), si esprime in maniera molto critica: “La realizzazione di percorsi golfistici e’ stata un disastro in molti paesi (Filippine, Indonesia, etc) accentuando la penuria d’acqua, attraverso l’espropriazione di terre e la deforestazione , al punto di suscitare la nascita di un movimento internazionale di resistenza, il Global Antigolf Network”(n.39 giugno 2001, magazine OIL, dedicato al turismo socialmente responsabile). <a href="http://www.ilo.org/public/french/bureau/inf/magazine/39/tourism.htm" target="_blank">http://www.ilo.org/public/french/bureau/inf/magazine/39/tourism.htm</a><br />
A esprime preoccupazione in prima linea sono anche gli agricoltori italiani. Su un notiziario della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), una delle maggiori organizzazioni del settore, (Mondo Agricolo Veneto n.29 del 2001)si legge infatti che &lt;&gt;<br />
Dunque malgrado apparenze e costose propagande patinate di verde, il golf si e’ rivelato nei fatti una disciplina ecologicamente insostenibile.</p>
<p>ANTIGOLF MONDO</p>
<p>Il Global Antigolf Movement (<a href="http://www.verdinrete.it/oristano/antigolf.htm" target="_blank">http://www.verdinrete.it/oristano/antigolf.htm</a>) movimento mondiale antigolf, nasce ufficialmente in Asia negli anni ‘80 per merito del giapponese Gen Morita, golfista pentito e convertito all’ambientalismo tanto da considerare questa disciplina &lt;&lt; il più serio problema ambientale del pianeta essendo responsabile di deforestazioni , uso sconsiderato di pesticidi, diserbanti e acqua e propagazione di disparità sociale&gt;&gt;.<br />
Il 29 aprile di ogni anno si celebra la giornata mondiale antigolf, dopo un raduno tenuto nella stessa data del 1993 in Malesia che aveva riunito gli antigolfisti di tutto il mondo.<br />
Oggi la rete internazionale antigolf ha spostato il suo baricentro dall’ Asia, all’ Europa (in particolare nell’area mediterranea) dove le lotte di comitati locali antigolf fanno parte dell’attualità.</p>
<p>ASIA<br />
- Filippine<br />
La lotte tra contadini e società pro golf in Filippine e’ diventata drammatica e anche soggetto di alcuni film.<br />
Due contadini che si opponevano al progetto di Nasugbu sono stati uccisi proprio a causa della loro protesta contro il progetto della Hartbortown golf, a 80 chilometri da Manila, erano Terry Sevilla e Roger Alla.<br />
Ecco i siti dove e’ possibile attingere alcune interessanti notizie.<br />
- <a href="http://www.geocities.com/RainForest/Wetlands/8780/strug/looc/n000305.html" target="_blank">http://www.geocities.com/RainForest/Wetlands/8780/strug/looc/n000305.html</a><br />
- <a href="http://www.geocities.com/kmp_ph/reso" target="_blank">http://www.geocities.com/kmp_ph/reso</a><br />
- <a href="http://www.golfwar.org/score.htm" target="_blank">http://www.golfwar.org/score.htm</a><br />
- Giappone<br />
La deforestazione avvenuta in Giappone causate da un grande sviluppo dei percorsi golfisti sono studiate in maniera seria e approfondita nel sito <a href="http://www.american.edu/projects/mandala/TED/jpgolf.htm" target="_blank">http://www.american.edu/projects/mandala/TED/jpgolf.htm</a></p>
<p>AMERICA<br />
- Messico<br />
E’ forse qui che e’ avvenuta la più famosa lotta, finita anche su organi d’informazione prestigiosi (The New York Times, Le Monde e Il Manifesto)che si riferisce al progetto del Consorzio finanziario multinazionale KS: struttura turistica con annesso golf. Dal 1995 in poi l’opposizione arrivo’ ad occupare il palazzo municipale di Tepoztlan , nello stato del Morelos, con ben 4.000 persone.<br />
Nel sito Internet <a href="http://www.ipsnet.it/CHIAPAS/1tepoz.htm" target="_blank">http://www.ipsnet.it/CHIAPAS/1tepoz.htm</a><br />
si possono trovare tutti i particolari.<br />
- USA<br />
In un comunicato stampa l’EPA, l’Agenzia per l’ambiente degli USA parla della distruzione delle zone umide nell’area di Filadelfia.<br />
<a href="http://www.epa.gov/region03/r3press/pr98-17.htm" target="_blank">http://www.epa.gov/region03/r3press/pr98-17.htm</a><br />
Un’azione dell’associazione Sierra Club contro un campo da golf nel Parco di Occoneechee la lsi puo’ trovare nel sito Internet<br />
<a href="http://virginia.sierraclubaction.org/showalert.asp?aaid=32" target="_blank">http://virginia.sierraclubaction.org/showalert.asp?aaid=32</a><br />
- Hawai<br />
Nella costa est dell’isola, distretto di Kona sud, dopo lunga battaglia e’ stato realizzato un progetto, nonostante la raccolta di firme contrarie di diverse migliaia di persone. La storia nel sito<br />
<a href="http://www.earthisland.org/journal/golf.html" target="_blank">http://www.earthisland.org/journal/golf.html</a><br />
- Canada<br />
Un appello per salvare il Parco di Joseph Davis da un progetto golfistico e’ contenuto nel sito<br />
<a href="http://www.nfwhc.org/current/josephdavis.htm" target="_blank">http://www.nfwhc.org/current/josephdavis.htm</a><br />
La Federazione dei naturalisti dell’Ontario ha preparato un suo manifesto contro il golf nel parco provinciale di Bronte Creek .<br />
<a href="http://www.geocities.com/RainForest/Vines/7336/reasons.htm" target="_blank">http://www.geocities.com/RainForest/Vines/7336/reasons.htm</a><br />
- Australia<br />
La storia del rigetto da parte del Consiglio Comunale della città di Brisbane (Queensland) si può’ leggere nel sito<br />
<a href="http://www.rag.org.au/minnippi/default.htm" target="_blank">http://www.rag.org.au/minnippi/default.htm</a></p>
<p>EUROPA<br />
- Spagna<br />
Anche qui il golf ha conosciuto un grandissimo sviluppo e ora sta incontrando notevoli opposizioni. e’ stato una delle cause del prosciugamento del Coto Donana, una delle aree umide e delle riserve naturali più conosciute in Europa.<br />
Nel sito Internet<br />
<a href="http://viaverda.dhs.org/golf_index.html" target="_blank">http://viaverda.dhs.org/golf_index.html</a><br />
sono raccolte le principali lotte, in prevalenza portate avanti da comitati e associazioni della Catalogna (Cerdanyola a Collserola,Torrebonica).Manifestazioni, biciclettate sono state fatte nell’ultimo anno con discreto successo, anche con oltre 5.000 partecipanti.<br />
<a href="http://www.greenpeace.es/costas/home2.asp?PagePosition=2" target="_blank">http://www.greenpeace.es/costas/home2.asp?PagePosition=2</a><br />
Greenpeace, anch’essa in prima linea, evidenzia il legame tra il Piano Idrologico Nazionale della Spagna (PHN) e i campi da golf che attingeranno dal trasversamento del fiume Ebro.<br />
<a href="http://www.agroterra.com/noticias/resultados_noticias.asp?IdNoticia=3955" target="_blank">http://www.agroterra.com/noticias/resultados_noticias.asp?IdNoticia=3955</a><br />
- Gran Bretagna<br />
Un agricoltore inglese esprime tutta la sua protesta contro un progetto che metterebbe sul lastrico la propria azienda.<br />
<a href="http://www.savearnold.co.uk/" target="_blank">http://www.savearnold.co.uk</a></p>
<p>ALTRI PAESI<br />
Anche in Croazia sembra essere scoppiato un vero e proprio boom golfistico e le associazioni ambientaliste locali sono intervenute esprimendo preoccupazione.<br />
Complessivamente la Giunta regionale istriana aveva promosso l’apertura di ben 13 campi, ma opposizioni e mancanza d’acqua hanno fermato il progetto. A Cittanova ed Albona l’iter amministrativo appariva più semplice, ma anche qui tutto al momento(2003) risulta fermo. Vedioamo quali sono i gli altri progetti.<br />
. Un’impresa americana la G-Squae Inc vorrebbe realizzare 4 campi da golf insieme a tre villaggi turistici e annessi nelle municipalità’ di Orsera e San Lorenzo nello splendido Canale di Lemme.(Il Piccolo 10 novembre 2000)<br />
Un secondo progetto riguarda la zona chiamata Valica, nel Pinguentino a poca distanza dal lago di Bottonego. Stavolta le polemiche sono legate al fatto che il terreno dove e’ previsto il golf e’ un sito dove abitualmente si reccolgono i tartufi.Per Bruno Poropat, presidente del Comitato Regionale istriano per la biodiversita’ e pure il piu’ noto micologo croato prof.Romano Bazac, estirpare gli alberi per far posto al golf sarebbe un delitto ambientale.(Il Piccolo 19 settembre 2000).<br />
Terzo polo golfistico proposto quello della penisola di Merlera, nel meridione dell’ Istria.(Il Piccolo 6 ottobre 2000)<br />
Un altro progetto, non lontano dalla Croazia, ma in territorio italiano, e’ quello di Muggia nel bosco di Punta Ronco. Oppositori dichiarati e uniti tutti gli ambientalisti locali<br />
(Il Piccolo 3 ottobre 2000)<br />
- Malta<br />
Formato da 19 ONG e dal partito dei Verdi di Malta, il fronte antigolf e’ anche adesso molto attivo e mette assieme diverse associazioni, anche di contadini locali. Infatti circa 100 agricoltori rischiano di perdere la loro terre a causa dello sviluppo di un percorso golfistico. Vanta al suo attivo anche diverse manifestazioni pubbliche.<br />
Un sito Internet, in inglese e maltese, ricco di foto e documenti, ne riassume la sua attività’. Nel luglio scorso a La Valletta si e’ svolta una grossa manifestazione.<br />
<a href="http://nogolfmalta.cjb.net/" target="_blank">http://nogolfmalta.cjb.net</a><br />
Notizie di contestazioni e presenze antigolf giungono anche da altri paesi mediterranei come Cipro e in Grecia (da parte del WWF).<br />
<a href="http://www.hri.org/news/cyprus/cmnews/1999/99-04-24.cmnews.html" target="_blank">http://www.hri.org/news/cyprus/cmnews/1999/99-04-24.cmnews.html</a></p>
<p>GLI ANTIGOLF IN ITALIA:<br />
Sparse qua e la, da nord a sud dello stivale cominciano ad organizzarsi anche in Italia i nemici del golf. Le prime denunce alla magistratura risalgono agli anni’90 in Lombardia, contro il progetti del Golf Club di Tolcinasco , nel parco agricolo sud di Milano, e di Besate nel Parco della Valle del Ticino. Per difendere le colline bolognesi sorse il comitato di Ozzano in opposizione al Golf Club Abbadessa, ma dopo la realizzazioni di tanti, troppi campi, la situazione sembra diventare esplosiva. Raccolte firme, lettere e ancora azioni giudiziarie stanno portando anche i primi concreti risultati.<br />
Un referendum voluto dai cittadini sull’opportunità o meno di realizzare il campo di Tenno in provincia di Trento e una denuncia della Commissione Europea all’Italia per i danni ambientali sul campo da golf di Is Arenas in Sardegna. Ma vediamoli uno per uno dove sono gli antigolfisti in tricolore.<br />
-Tenno (Trento)<br />
Il referendum sembra essere in Trentino lo strumento piu’ diffuso ed efficace. Dopo la vittoria popolare degli antigolf contro il campo di Marocche , località presso Dro a 5 Km da Riva del Garda, ora ci prova il comune di Tenno, sempre in Trentino. Nel primo caso la consultazione era stata indetta dai consiglieri comunali contrari al progetto, mentre stavolta sono stati direttamente i cittadini a raccogliere le firme necessarie, a termini di Statuto comunale, per dare la possibilità’ a tutti di esprimersi<br />
Sara’ dunque Tenno il secondo comune italiano a effettuare un referendum comunale proprio sull’opportunità di realizzare o meno un percorso golfistico. La data della consultazione popolare, sarà fissata dal comune, ma dovrebbe essere prevista per il prossimo aprile 2003.Il progetto e’ difeso dal comune trentino che lo ritiene, anche questa non e’ una novità, “opera di pubblico interesse”.<br />
-Spoleto<br />
Contro il progetto della Spoleto International Golf e’ intervenuta direttamente la Legambiente di Spoleto con un comunicato stampa del 22 giugno 2002, secondo la quale ancora una volta ”il verde del green sarebbe in realtà una sorta di cavallo di Troia per far passare vere e proprie speculazioni edilizie scavalcando i vincoli urbanistici con la scusa di realizzare un ecologissimo campo da golf circondato da ville, club house, albergo, piscine, campi da tennis, maneggio. Tutti accessori che con la pratica di questo sport hanno ben poco da spartire”.<br />
<a href="http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/spoletambiente/news/news_013.htm" target="_blank">http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/spoletambiente/news/news_013.htm</a><br />
-Toritto (Bari)<br />
Un gruppo di imprenditori ha presentato un progetto mediante lo strumento degli accordi di programma; assieme al golf, 250 ville, torre panoramica, albergo da 300 posto, sala conferenze da 600 posto, ristorante, piscine, beauty farm, campi da calcio , tennis, ecc Il tutto nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Sito d’Interesse Comunitario e Zona di protezione speciale. Attualmente il progetto e’ al vaglio della Regione. Voci contro si riscontrano nelle tv e stampa locale.Intanto un primo risultato e’ stato raggiunto dalla bocciatura da parte del TAR del vicino campo da golf in agro di Santeramo.<br />
<a href="http://www.altamura2001.com/html/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=213" target="_blank">http://www.altamura2001.com/html/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=213</a><br />
-Peschiera e Castelnuovo del Garda (Verona)<br />
La denuncia alla magistratura in questo caso e’ partita direttamente dai Verdi Europei, a farla e’ stata la coopresidente del gruppo parlamentare italiana ed eletta in Belgio, Monica Frassoni. Promotrice del progetto che prevede ancora una volta anche volumetrie residenziali, la società Di Canossa Matilde srl all’interno del piano di lottizzazione comunale Golf Club Villa Paradiso.<br />
-Cortina d’Ampezzo<br />
Il caso e’ finito persino anche sulle pagine del settimanale nazionale Panorama (n.12 del 21/3/2002): in pericolo il bosco di Fraina a pochi centinaia di metri dal centro di Cortina d’Ampezzo. Il progetto e’ stato approvato dal comune, ma incontra fra le altre le opposizioni dei proprietari dei terreni su cui dovrebbe sorgere.<br />
<a href="http://www.mondadori.com/panorama/area-2/10052_1.html" target="_blank">http://www.mondadori.com/panorama/area-2/10052_1.html</a><br />
-Is Arenas (Oristano)<br />
Si tratta del primo campo per il quale la Commissione Europea ha aperto una denuncia (procedura d’infrazione) contro l’Italia per danni ambientali. Per realizzare il percorso in un SIC , sito d’interesse comunitario protetto dalla Direttiva Habitat, sono stati abbattuti circa 10.000 alberi di una foresta costiera per la sua realizzazione. Nel Parere Motivato la Commissione Europea (9/2/2001) spiega che &lt;&gt;.L’intero parere motivato che costituisce un precedente per la giurisprudenza europea può essere letto, cosi’ come l’intero dossier sulla vicenda, per intero al sito<br />
<a href="http://www.verdinrete.it/oristano/dossier.htm" target="_blank">http://www.verdinrete.it/oristano/dossier.htm</a></p>
<p>GOLF SARDEGNA</p>
<p>Una citazione particolare la merita la Sardegna. In perenne emergenza siccità con razionamenti continui per l’approvvigionamento: 10 strutture golfistiche sono già’ realizzate e almeno altre 9 attendono di esserlo.</p>
<p>IL REPERIMENTO DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI<br />
In perfetta simbiosi amministratori (locali e regionali) e circoli golfistici battono tutte le piste alla ricerca di finanziamenti per le società immobiliari privati. Diversi sono gli strumenti di finanziamento a fondo perduto,<br />
Si tratta della legge nazionale 488 del 1992, delle leggi regionali. 11 marzo 1998 N.9 (Incentivi per la riqualificazione e l’adeguamento delle strutture alberghiere) E L.R. 14 settembre 1993 N.40 (Interventi creditivi a favore dell’industria alberghiera).<br />
A spiegarne i meccanismi sono gli stessi amanti del golf: lo Stato concede sovvenzioni a fondo perduto per l’adeguamento, la valorizzazione e l’ammodernamento dell’offerta turistico alberghiera. Dunque e’ sufficiente par passare all’interno delle normative nazionali e regionali che i campi da golf sono strettamente connessi (praticamente va sostenuto che uno non puo’ fare a meno dell’altro )e i soldi pubblici piovono a gogo In un comunicato diffuso dall’ Ansa il 21 novembre 2000 la Giunta Regionale Sarda parla di “strutture complementari agli impianti golfistici”.<br />
Attraverso il Primo Bando della legge citata legge regionale n.9, approvato venerdì 19 luglio 2002; la Giunta Regionale Sarda, presieduta dal forzista Mauro Pili, su proposta dell’assessore regionale al Turismo Roberto Frongia , ha cosi’ di fatto regalato, alla faccia della siccita’e delle ristrettezze di bilancio, la bella cifra di 904.419 euro.<br />
Due sono i fortunatissimi beneficiari:<br />
la Is Arenas Golf di Narbolia (lo stesso campo per il quale la Commissione Europea ha messo in mora lo stato italiano) per 417.503 euro e il Pevero Golf di Arzachena, nella notissima Costa Smeralda, per 486.915 euro.<br />
Già nel 2.000 la Giunta Regionale si era data da fare con una richiesta di 4.000 miliardi di vecchie lire dalla Sardegna all’Unione Europea da attingere attraverso il POR (Piano Operativo Plurifondo) 2.000-2.006.<br />
(Unione Sarda dell’1 novembre 2000)</p>
<p>IL GOLF NELLA REGIONE SARDEGNA</p>
<p>TOTALE REALIZZATI : 10<br />
TOTALE PROGETTATI : 9<br />
Totale progettati +realizzati= 20</p>
<p>CAGLIARI:<br />
1)Pula (realizzato Is Molas);<br />
2)Castiadas (progetto Rocco Forte );<br />
3Settimo San Pietro (realizzato Meirana Golf Club);<br />
4Villanovaforru (progetto Sa Corona Arrubia);<br />
5Olbia (progetto Sergio Zuncheddu);<br />
6Quartu S.Elena (realizzato Sa Tanca Golf Club, localita’ Flumini);<br />
7 Sinnai (frazione di Solanas, progetto Santa Barbara);<br />
8Villasimius (realizzato Villasimius golf Club)..;<br />
9Iglesias (progetto Nebida)<br />
ORISTANO:<br />
Narbolia (realizzato Is Arenas); Oristano (Torregrande, progetto SIPSA); Cabras (progetto Su Bardoni);Nurachi (progetto Minigolf Kalim Famiglia Tiana)<br />
SASSARI:<br />
Stintino (realizzato Bagaglino -Country Village);<br />
Arzachena e Olbia (progetto Starwood);<br />
Pevero (realizzato, golf club Costa Smeralda);<br />
Porto Cervo (realizzato, Il Ruscello );<br />
Alghero (progetto Valverde)<br />
NUORO: Arbatax (realizzato, Villaggi club), Puntaldia (realizzato, S.Teodoro)</p>
<p>CONTRIBUTI PUBBLICI CONCESSI DELLA REGIONE SARDEGNA</p>
<p>totale contributi campi da golf 904.419 euro</p>
<p>1)Is Arenas Golf (Narbolia)417.503 euro<br />
2)Pevero Golf ( Arzachena) 486.915 euro</p>
<p>fonte: quotidiano L’Unione Sarda del 24 luglio 2002</p>
<p>Autore dell&#8217;articolo:<br />
Andrea Atzori, giornalista pubblicista, esperto in questioni ambientali, laureato in Scienze Politiche, con una tesi di laurea in politica dell’ambiente.<br />
(e-mail: <a href="mailto:aatzor@tin.it">aatzor@tin.it</a> tel.0783/71583)</p>
<p>articolo redatto nel gennaio 2003</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/campi-da-golf-loro-impatto-ambientale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Centrali termoelettriche di nuova generazione</title>
		<link>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/centrali-termoelettriche-di-nuova-generazione/</link>
		<comments>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/centrali-termoelettriche-di-nuova-generazione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2002 10:27:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[centrali termoelettriche]]></category>
		<category><![CDATA[consumi energetici]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[produzione energetica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.accademiadelmonferrato.com/?p=358</guid>
		<description><![CDATA[le cosiddette TURBOGAS. Fonte: Comune di Borgo San Giacomo PROVINCIA DI BRESCIA lì, 12 marzo 2002 CAP 25022 &#8211; Tel. 030/948140-948547 Fax 030/9487501 ASSESSORATO ALL’AMBIENTE~ECOLOGIA DEL COMUNE DI BORGO SAN GIACOMO DOCUMENTO INERENTE LE NUOVE CENTRALI TERMOELETTRICHE “TURBOGAS”. Borgo San Giacomo lì, 12 marzo 2002 Di fronte alla richiesta in oggetto, relativa alla possibile costruzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>le cosiddette TURBOGAS.</strong></p>
<p><em>Fonte: Comune di Borgo San Giacomo<br />
PROVINCIA DI BRESCIA<br />
lì,  12 marzo 2002<br />
CAP 25022 &#8211; Tel. 030/948140-948547 Fax 030/9487501<br />
ASSESSORATO ALL’AMBIENTE~ECOLOGIA<br />
DEL COMUNE DI BORGO SAN GIACOMO</em></p>
<p><strong>DOCUMENTO INERENTE LE NUOVE CENTRALI TERMOELETTRICHE “TURBOGAS”.<br />
Borgo San Giacomo lì, 12 marzo 2002</strong><br />
Di fronte alla richiesta in oggetto, relativa alla possibile costruzione di una nuova centrale per la produzione di energia elettrica, si esprime un parere di forte contrarietà, sostanzialmente per i fattori sottoriportati.<br />
A)	Il problema energetico<br />
Attualmente in Italia, a fronte di un fabbisogno di 55-60.000 MW,vengono prodotti 75.000 MW, comportante un surplus energetico (pari a circa il 25%) tale da smentire quanti(produttori,gestori,multinazionali,confindustria,politici) minacciano un imminente blak-out.(1)<br />
Peraltro oltre 550 richieste di realizzazione di nuove centrali giacciono attualmente al Ministero competente, per un totale di 98.000 MW. (2)<br />
Non c’è dubbio alla luce di quanto sopraesposto che il paese ha la necessità imminente di definire dei piani energetici a livello nazionale, oltre che regionale e territoriale.<br />
Da sottolineare il Dl 7 febbraio 2002,n°7, meglio noto come “decreto sbloccacentrali”, il quale facendo leva sull’improbabile imminente pericolo di interruzione di fornitura di energia elettrica sul territorio nazionale, dichiara di “pubblica utilità” questi impianti, soggetti alla sola autorizzazione del Ministero delle attività produttive d’intesa con la Regione di competenza, delegittimando di fatto i poteri locali, i cittadini, la democrazia, nella sua accezione più ampia. Questo strumento, ha però subito una pesante bocciatura dalla Conferenza Stato-Regioni che ha chiesto al Governo di ritirare il decreto perché in contrasto con le modifiche costituzionali che hanno affidato loro la competenza in materia energetica. (3)</p>
<p>B)	le Centrali Elettiche di Nuova Generazione e Riconversione<br />
La centrale Termoelettrica Turbogas a ciclo combinato, proposta da COGEME a BORGO SAN GIACOMO E VILLACHIARA, è del tipo definite di ultima generazione, in quanto hanno una resa di molto superiore a quelle obsolete a carbone o oli pesanti dell’Enel, inquinano senz’altro meno, ma inquinano , e non poco.<br />
Ma il punto fondamentale và a mio avviso cercato nel fatto che potrebbero essere accolte con giudizio diverso, migliore, a patto che fossero sostitutive delle vecchie e non integrative, puntassero cioè ad una riconversione dei vecchi impianti senza distruggere ulteriore territorio, impermeabilizzandolo, cementificandolo, inquinandolo.<br />
E poi che vita d’esercizio hanno? 5,10, 15 anni? Perché è innegabile che, finchè è economicamente conveniente il mercato del metano, si continuerà su questa strada, dopodiché si passerà a progetti di diversa concezione, a minor impatto, già in fase avanzata, basati per lo più sull’utilizzo dell’idrogeno.(4)<br />
Questo causerà l’abbandono di queste vere e proprie “cattedrali nel deserto”, aumentando nel frattempo un debito nei confronti dell’ambiente che ci circonda, un debito peraltro già molto salato, addossandolo alle generazioni future.</p>
<p>C)	inquinamento delle Nuove Centrali<br />
Considerando le molteplici richieste di costruzione di centrali termoelettriche alimentate a gas, bisogna pensare alla cumulabilità degli inquinanti, i quali riguardano molti aspetti del vivere quotidiano, dalla salute,all’ambiente inteso in senso stretto,al clima, all’economia.<br />
Principali inquinanti atmosferici. (5-6-7-8)<br />
*Ossidi di Azoto (NxOy) e *Ozono troposferico (O3)<br />
Sono responsabili dello “smog fotochimico”, causato dalla combinazione della radiazione solare con elementi prodotti dalle attività umane, quali l’ossido di carbonio e gli idrocarburi, in presenza di ossidi di azoto.<br />
causano i effetti sia sull’uomo, irritazioni alle mucose nasali, agli occhi, e disturbi respiratori; sia sui vegetali con la caduta delle foglie, necrosi, arresto della crescita, inibizione della germinazione del polline e diminuzione della velocità di fotosintesi, sia sui materiali, penetrando nei pori dei laterizi e successivamente cristallizzando i nitrati, provocando un aumento di volume con successivo sgretolamento e peggioramento della statica degli edifici.<br />
*Monossido di Carbonio e Anidride Carbonica (CO e CO2 )<br />
Entrambi sono generati da processi di combustione, ed entrambi possono determinare zone di pericolosa concentrazione anche a forte distanza dai luoghi di emissione, a causa dei movimenti atmosferici, correnti d’aria, ostacoli naturali, riguardando la salute di tutto il pianeta. E’ risaputo infatti che questi composti, assieme all’ozono troposferico, al metano, al protossido di azoto ed ai clorofluorocarburi, sono la causa dell’”effetto serra”, assorbendo la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre irradiata dal sole rimandandola verso il basso.<br />
Mentre a livello locale la CO2, non è considerato un inquinante, diversamente il CO, all’interno del corpo umano, riduce la capacità del sangue di ossigenarsi, nei vegetali diminuisce la capacità dei batteri di fissare l’azoto nelle radici, nei materiali causa soprattutto corrosione dei metalli e fenomeni di ruggine.<br />
*Anidride Solforosa (SO2)<br />
E’ riconosciuta fra i gas tossici e come il principale inquinante atmosferico, avendo effetti simili ma più pericolosi di quelli provocati dagli ossidi di azoto, giungendo a causare nell’uomo malattie polmonari e cardio-vascolari.<br />
*Polveri<br />
Sono costituite da minime particelle di sostanze organiche ed inorganiche sospese nell’atmosfera, fibre animali e vegetali, polline, batteri, spore e granuli di silice, particelle di fumo e catrame, causa di infiammazione alle vie respiratorie, di silicosi, oltre che di foschia nebbia, smog.<br />
*inquinamento acustico<br />
I macchinari deputati al ciclo di produzione di energia producono elevati valori di rumore, superando nelle ore notturne i limiti legislativi fissati per le aree agricole e residenziali, fino a 200-300 metri dal confine del complesso proposto. Inoltre la centrale costituisce implicitamente un “volano” per lo svilupparsi di una nuova zona industriale, da un lato forzando i cambiamenti urbanistici dell’area interessata, dall’altro garantendo l’innalzamento dei limiti di rumorosità succitati.<br />
Da sottolineare il necessario ulteriore impatto indotto, costituito dalla realizzazione di nuove infrastrutture, strade, metanodotti, elettrodotti.<br />
*inquinamento elettromagnetico (9)<br />
Gli studi epidemiologici, oramai recepiti anche dalla U.E. e dall’OMS, indicano un incremento del rischio di contrarre tumori ed in particolare leucemia infantile per esposizioni prolungate a campi magnetici, causati dall’eletrodotto per il trasporto dell’energia prodotta.</p>
<p>D)	Principali danni agli ecosistemi ambientali (6-8)<br />
*Consumi di acqua e scarichi in corsi superficiali<br />
Il progetto di prefattibilità relativo alla centrale termoelettrica in oggetto, prevede un raffreddamento ad aria, contenendo di conseguenza i consumi di acqua e di rendimento dell’impianto.Gli scarichi idrici prodotti, comunque non sono certo irrilevanti, intorno ai 35 mc/h, i quali, anche se depurati, possono avere forti impatti ambientali, anche per l’elevata temperatura di scarico (35°c), con effetti devastanti su diverse specie animali e vegetali viventi nell’ecosistema dei corsi d’acqua interessati.<br />
*Calore<br />
Essendo il raffreddamento dell’impianto ad aria, la quantità di calore disperso nell’ambiente diviene un fattore molto preoccupante, causando un forte incremento di temperatura dell’aria circostante, circa 1-2 °C nel raggio di 1-2 chilometri, favorito dalla pressoché assenza di venti in zona.<br />
*Vapore<br />
Lo scarico del vapore dissipato, in un territorio di per sé già molto umido, stimate intorno al 1 metro cubo /ora, provocherebbe un peggioramento del fenomeno nebbioso (effetto aerosol o “drift”).<br />
*Riflessi sulle attività agricole<br />
Il settore agricolo sarebbe il primo risentire fortemente dei danni legati alla produzione di tale energia, soprattutto causati dall’ozono prodotto e dalle emissioni di calore.<br />
Infatti l’ozono, soprattutto nel periodo estivo, oltre ai danni agli operatori di settore prima citati, causa consistenti riduzioni delle produzioni agricole, sia in quantità che in qualità, tenendo conto che per il prossimo futuro l’orientamento della U.E. impone riconversioni volte alla produzione biologica, ed il raggiungimento di certificazioni di qualità.</p>
<p>E)	 Costo dell’energia<br />
Di fronte alle paventate promesse di riduzione delle tariffe, portando a motivazione l’aumento dell’offerta a seguito della parziale liberalizzazione del mercato, non occorre una laurea in economia per capire che si tratta di una scorretta informazione. Basti pensare a quanto di similare è successo in Argentina o in California, ove dopo un breve periodo di calmierazione, si è assistito ad una vertiginosa escalation dei costi. Questo perché di fronte ad un surplus inutile, le centrali in eccedenza saranno per forza di cose messe fuori mercato, con conseguente aumento dei costi complessivi a carico del sistema elettrico, a solo profitto e speculazione dei costruttori delle nuove centrali, che avranno i Mw a costo minore vendendo ad un prezzo maggiorato all’acquirente unico nazionale (ENEL) le eccedenze. (2)</p>
<p>F)	 Nuovi posti di lavoro?<br />
Un’altra promessa faziosa riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro, per i motivi sopraccitati, che porteranno alla chiusura di almeno metà degli impianti esistenti dell’ENEL, in quanto non competitivi economicamente.<br />
Inoltre le nuove centrali “turbogas” necessitano di pochissima forza lavoro stabile, stimabile in circa 30 persone. (2)</p>
<p>G)	Impegni di Kioto<br />
A quasi tre anni di distanza dalla Convenzione mondiale sul clima, che si svolse a Kyoto nel dicembre del 1997, ove i paesi sviluppati hanno preso precisi impegni diretti a diminuire le emissioni gassose in atmosfera per lo più di anidride carbonica, causa del “Buco dell’Ozono”, del conseguente effetto serra, delle piogge acide, ‘Italia che si è ripromessa di diminuire queste emissioni del 6.5% entro il 2010, le ha ulteriormente aumentate, attualmente circa del 4.5%. Diversamente molti altri paesi come la Germania (impegno di diminuzione del 20%), l’Inghilterra (del 12%), puntando soprattutto sullo sfruttamento di fonti energetiche pulite e rinnovabili, sole, vento biomasse, cogenerazione, piccoli impianti di combustione (2-3 Mw), riusciranno a mantenere le promesse, addirittura superandole, come emerso in occasione della conferenza di verifica svoltasi a Lione nel 2000. (10)</p>
<p>H)	Per uno Sviluppo Eco-sostenibile<br />
Il problema Energia, come del resto tutte le problematiche che incidono sul modello di sviluppo a livello mondiale, vanno viste in un’ottica globale, in quanto risulterebbero del tutto inutili le proteste nei confronti dell’impianto a Borgo San Giacomo piuttosto che in altro luogo, quando a queste non si facesse seguito proposte fattibili che si inseriscano nel solco di scelte allargate, cioè partecipate dalla popolazione, riferite alla eco-sostenibilità delle stesse.<br />
Oggigiorno i paesi in via di sviluppo guardano al modello economico di sviluppo occidentale come a qualcosa che possa sollevarli dai problemi economici che li attanagliano, per usare un eufemismo, ma questo stesso modello, da tempo mostra dal suo interno profonde contraddizioni, in quanto non può più essere continuato, mantenendo questi ritmi distruttivi , fortemente miopi, come dimostrano i danni che ogni giorno vediamo, leggiamo, o peggio non sappiamo, in quanto tenuti nascosti, salvo poi tornare a galla in tutta la loro drammaticità, a danni acquisiti.<br />
Non possiamo impedire però a questi paesi poveri di seguire le nostre stesse tracce, se non cambiando drasticamente rotta noi stessi.<br />
E’ tempo di agire in questo senso, puntando su energie pulite, rinnovabili, reperibili sul proprio territorio; queste non mancano sicuramente, in altri paesi sono già operanti da anni e in continuo sviluppo (germania, spagna, Inghilterra..):<br />
Fonti pulite e rinnovabili dunque:<br />
sole: Fotovoltaico , grazie soprattutto all’incentivazione del governo, in quanto ancora oggi il costo per la realizzazione di impianti è elevato.<br />
Pannelli Solari.<br />
acqua :miniidraulica, sfruttando la caduta dell’acqua con impianti di<br />
piccola taglia,<br />
vento : Eolico, impianti direttamente azionati dalla forza naturale del vento.<br />
biomasse : utilizzo di combusti quali residui forestali o boschivi, scarti dell’industria della trasformazione del legno (trucioli, segatura ecc)<br />
architettura bioclimatica o bioarchitettura . Cioè costruire in modo razionale, evitando sprechi inutili e nel contempo materiali dannosi per la salute. attualmente circa il 22% delle emissioni di CO2 della UE è legato al settore edilizio)<br />
Questo per  citare le più conosciute e sperimentate alternative energetiche.<br />
Sono tutte tecnologie a basso impatto, con potenza che si aggira intorno ai 2-3 Mw, già da tempo utilizzate ed in continuo sviluppo, soprattutto negli Stati Uniti, in Giappone, ma anche fra i paesi maggiori della UE, come Germania, Inghilterra, Francia, Spagna, mentre in italia siamo ben al di sotto delle medie europee.</p>
<p>E’ una sfida che si deve e si può vincere, a patto che la gente comune, noi, riprendano il filo dell’autogoverno, nel senso di essere protagonisti dei processi decisionali, e non semplici utenti di servizi e bisogni indotti da chi comanda ancora oggi il mercato, le multinazionali, le cordate finanziarie, le borse, i traffici più o meno illeciti, perché è inammissibile ritardare ancora sulleprese di posizione e decisioni anche etico-morali descritte.</p>
<p><em>Fonti documentarie<br />
(1)RAPPORTO ENERGIA E AMBIENTE 2001-ENEA, Direzione Studi<br />
(2)ENERGIA PRC &#8211; 21 gennaio 2002<br />
(3)L’ESPRESSO &#8211; 31 gennaio 2002 &#8211; Luca Piana<br />
(4)Domenico Coiante, Associazione Amici della Terra<br />
(5)”glossario su inquinamento atmosferico &#8211; Regione Lombardia”<br />
(6)”Ozono e Vegetazione” &#8211; contributo ENEL ad attività Nazioni<br />
Unite/comunità Europea<br />
(7)Istituto tecnico “Leonardo da Vinci” di Firenze &#8211; Osservatorio Didattico<br />
Ambientale<br />
(8)Liberazione &#8211; 03.02.2002 &#8211; Medicina Democratica<br />
(9)International Radiation Protection Association (IRPA) &#8211; 1990<br />
10)Le Courrier ACP-Ue &#8211; novembre dicembre 2001</em></p>
<p><em>L’assessore all’ambiente del Comune di Borgo San Giacomo<br />
Ferrari arch. davide</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.accademiadelmonferrato.com/approfondimenti/centrali-termoelettriche-di-nuova-generazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

