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	<title>Accademia Ambientale del Monferrato &#187; sostanze inquinanti</title>
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		<title>Ambiente e salute.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 17:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ambiente e salute, la complessità delle interazioni tra sostanze inquinanti ed agenti alteranti e la nostra salute con particolare riferimento ai campi elettromagnetici Di Ernesto Burgio, commissione ambiente e salute di Attac Italia http://www.attac.org (1) PREMESSA: AMBIENTE E SALUTE 1 Da tempo si afferma che bisogna collegare più strettamente Ambiente e Salute Ma lo facciamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ambiente e salute, la complessità delle interazioni tra sostanze inquinanti ed agenti alteranti e la nostra salute con particolare riferimento ai campi elettromagnetici</strong><br />
<em>Di Ernesto Burgio, commissione ambiente e salute di Attac Italia <a href="http://www.attac.org " target="_blank">http://www.attac.org </a></em></p>
<p><strong>(1) PREMESSA: AMBIENTE E SALUTE</strong><br />
1 Da tempo si afferma che bisogna collegare più strettamente Ambiente e Salute<br />
Ma lo facciamo veramente ?<br />
La Medicina occidentale.. ma sarebbe più corretto dire la Cultura occidentale, tesa da sempre ad affrontare i problemi “a valle” anziché “a monte,… alla radice”, continua imperterrita a seguire… il suo paradigma…</p>
<p>2 Quando nel 1971 Nixon proclamò con una certa baldanza esser venuta l’epoca della definitiva (contro)offensiva contro il Cancro… ebbe inizio l’ennesima crociata d’Occidente<br />
Non contro il vero Nemico (in questo caso gli agenti cancerògeni disseminati in quantità sempre maggiore nell’ambiente… dal nostro stesso sistema produttivo e tecnologico)<br />
… ma (in ultima analisi) contro la modalità e la forma delle nostre reazioni fisio-patologiche all’aggressione..</p>
<p>3 Da allora si è puntato molto di più –non soltanto in termini economici, ma anche in termini di investimento intellettuale e scientifico- sulla terapia, che non sulla profilassi<br />
id est sulla ricerca di presidi farmacologici (chemioterapici) e radianti piuttosto che su una reale azione di contrasto decisa nei confronti dell’enorme aumento<br />
- di sostanze inquinanti in grado di paralizzare (o, al contrario, come vedremo, di iper-attivare) il nostro sistema immuno-competente<br />
- di “tossine genetiche” in grado di alterare i delicati meccanismi di regolazione della cinetica cellulare (e in particolare i meccanismi di replicazione e morte cellulare e di trascrizione/riparazione del DNA)</p>
<p>4 Spesso, negli ultimi anni, parlando della situazione climatica globale si usa una metafora la cui drammatica pregnanza dovrebbe essere particolarmente chiara a tutti noi… in questi giorni… in Sicilia e in generale nei paesi di un Mediterraneo in via di tropicalizzazione: si dice che il pianeta ha la febbre.<br />
Da decenni sappiamo<br />
- che si stanno sciogliendo ghiacciai millenari (anche sulle Alpi) e la stessa banchisa antartica da cui si staccano immensi iceberg (uno dei quali sarebbe grande quanto mezza Liguria);<br />
- che abbiamo fatto impazzire l’intero regime dei venti (con aumento di cicloni spaventosi);<br />
- che tutto questo è legato all’aumento dei gas-serra essenzialmente provocato dall’enorme aumento di gas industriali in atmosfera… e dalla riduzione dei sistemi biologici naturali (foreste) in grado di riassorbire la CO2..<br />
Mi pare che non si rifletta abbastanza sul valore di questa metafora: utilizzando l’ormai famosa rappresentazione di Lovelock-Margoulis e altri della Terra/Gaja come Macroorganismo in miracoloso e fragile equilibrio dinamico<br />
potremmo affermare che stanno per saltare gli stessi meccanismi omeostatici del pianeta… esattamente come sta avvenendo in noi.<br />
5 Negli USA – anche in questo senso modello/prototipo, nel bene e nel male, del sistema e del mondo occidentale – ormai il 51% della popolazione è allergico sensu stricto:<br />
nel senso che la positività dei classici test cutanei, cioé della prima pathway d’ipersensibilità secondo Gell e Coombs, rivela come lo status allergico sia ormai la norma.<br />
Questo significa che è normale iper-reagire nei confronti della realtà esterna.. cioè di un numero sempre maggiore di antigeni non self..<br />
Ma la situazione è in realtà più grave: perché di pari passo con questo aumento dell’ipersensibilità di tipo I (verso antigeni esterni), si registra in tutte le società tecnologicamente avanzate un aumento della patologia autoimmune (ipersensibilità di tipo III ecc..): come a dire una tendenza dell’organismo umano a iper-reagire contro se stesso.. Insomma se la Terra ha la febbre (a causa dell’uomo), l’uomo non è da meno….<br />
6 Vorrei che una tale Premessa non venisse interpretata come generica e fuori tema<br />
Personalmente credo che quanto sta succedendo nel nostro pianeta abbia già un tale impatto sulla fisio-patologia degli organismi superiori che l’intero quadro rappresentativo/nosografico della patologia umana dovrebbe essere riscritto (anche perché i modelli interpretativi si dimostrano, come vedremo, sempre più inadeguati)<br />
7 Personalmente sono anche convinto che un simile re-inquadramento nosografico dovrà esser fatto a partire dal grande problema dei possibili effetti patogenetici delle migliaia di sostanze tossiche che le società moderne producono e immettono nell’atmosfera, nel ciclo delle acque, nella biosfera: cioè dell’impatto che queste sostanze e forme di energia da noi artificialmente prodotte rischiano di avere<br />
- sui nostri sistemi fisiologici di regolazione interna (in particolare sugli apparati psico-neuro-endocrino e immunocompetente)<br />
- sul nostro stesso codice genetico<br />
8 E’ un dato di fatto abituale e innegabile che l’uomo tenda a sottovalutare e a scoprire con ritardo gli effetti perversi di molti ritrovati del proprio ingegno.<br />
Gli effetti negativi della combustione degli idrocarburi sulla composizione dell’atmosfera sono stati compresi solo dopo un secolo e mezzo di uso e abuso. Il DDT fu visto per mezzo secolo come la soluzione ideale del problema-parassiti, che da sempre tormenta l’umanità e gli organismi superiori… e solo da qualche anno è stato abolito, essendo stato riconosciuto come uno strumento di inquinamento pericolosissimo ed estremamente persistente.<br />
9 Un simile discorso vale certamente per quelle sostanze che alcuni autori anglosassoni definiscono genericamente “tossine genetiche”: sostanze chimiche… virus oncògeni… radiazioni UV e ionizzanti… E potrebbe valere anche (il dibattito su questo punto è oggi apertissimo) per Ogm e radiazioni non ionizzanti.<br />
Un aspetto, spesso trascurato, è che l’impatto sulla BIOSFERA di queste e di altre sostanze artificiali (si pensi ad esempio agli antibiotici), può e deve essere valutato essenzialmente sul lungo/lunghissimo periodo..<br />
((In questi giorni è polemica per quanto concerne l’irraggiamento dei cibi con Cobalto 60 e Cesio 137… esempio classico di tecnologia che serve solo a produttori e commercianti… e che potrebbe avere conseguenze negative anche gravi sui consumatori…<br />
Ma un discorso del tutto analogo potrebbe essere fatto -almeno per l’uso che se ne è fatto finora- per quanto concerne le nuove biotecnologie genetiche.. in particolare per gli Ogm))<br />
10 Non mi è possibile qui dilungarmi sul tema: mi limiterò a sottolinearne tre aspetti:<br />
- che il cosiddetto problema “principio di equivalenza versus principio di precauzione” non dovrebbe essere neppure posto: il primo essendo solo un a priori… (questo discorso dovrebbe valere per tutte le innovazioni tecnologie… e quindi anche per le radiazioni ionizzanti)…<br />
- che spesso ci si dimentica che con il termine Ogm non si indicano soltanto semi/alimenti gm… ma anche ad esempio virus.. usati quali vettori per la terapia genica… o addirittura quali armi possibili per guerre biologiche e agro-biologiche..<br />
- che anche e soprattutto in questo caso dovrebbe valere la regola suddetta della valutazione degli effetti sul lungo periodo (id est sui delicati e plurimillenari meccanismi di feedback che hanno fin qui permesso la selezione evolutiva delle specie viventi)<br />
11 Dobbiamo a questo punto chiederci se tutto questo vale, e in che misura, per il problema controverso dei campi elettromagnetici e in particolare delle radiazioni non ionizzanti: specialmente in relazione al tema scottante di una loro possibile azione cancerogena (e leucemogena in particolare)<br />
12 Un primo dato drammatico e incontrovertibile che dobbiamo citare è quello dell’incremento spaventoso della patologia neoplastica nei paesi industrializzati:<br />
dove ormai 1:2 maschi e 1:2,6 femmine contrae una neoplasia nel corso della sua vita..<br />
(incremento in pratica proporzionale al grado di sviluppo tecnologico raggiunto.. o meglio al tasso di inquinamento ambientale prodotto… dato che le statistiche mostrano un rapido aumento nei paesi in via di forzato sviluppo).<br />
13 In particolare tale aumento concerne alcune patologie neoplastiche d’organo (prostata, mammella, polmone…), le leucemie infantili (LLA in particolare), i linfomi non-Hodgkin, i tumori cerebrali (questi ultimi pur essendo benigni sul piano citologico.. spesso non lo sono sul piano clinico)<br />
14 Un simile aumento è solo in minima parte dovuto all’innalzamento dell’età media (del resto anche questo fattore è almeno in parte legato al sommarsi degli imputs negativi ambientali  da cui accumulo progressivo dei danni al genoma… cui corrispondono:<br />
sia una progressiva riduzione dei sistemi di riparazione del DNA<br />
sia una diminuzione dei sistemi difensivi immunitari<br />
<strong>(2) LEUCEMOGENESI DA CAMPI ELETTROMAGNETICI</strong><br />
15 E’ da oltre 30 anni che si dibatte circa la possibilità che soggetti in età pediatrica esposti a radiazioni non-ionizzanti (in quanto residenti in prossimità di linee elettriche ad alta tensione possano essere maggiormente esposti al rischio di insorgenza di leucemie: il primo caso che fece scalpore fu un cluster di casi di LLA in Colorado nel 1970).<br />
16 Negli anni ’90 gli studi sull’argomento sono stati numerosi e contraddittori come su poche altre problematiche analoghe<br />
Uno studio importante che sembrò dare definitivamente ragione agli “innocentisti” fu quello famoso del NCI (National Cancer Institute), pubblicato su The New England Journal of Medicine il 3 luglio 1997…<br />
17 Ma già l’anno dopo un altrettanto prestigioso studio del National Institute of Envirommental Health Sciences (Portier C.I.; Wolfe MS 1998) giunse a conclusioni opposte: dimostrando<br />
- gli effetti cancerogeni dei campi elettrici e magnetici a 50-60 Hz (Campi ELF, per questo da allora classificati tra i possibili cancerogeni) per quanto concerne la LLA infantile…<br />
- ma anche un probabile legame tra esposizione professionale e LLC<br />
18 Da allora numerosi studi epidemiologici del tipo caso-controllo di popolazione con inclusione di misure del campo magnetico di 24-48 ore… di stime dell’esposizione basate sulla distanza dell’abitazione dalle linee elettriche… e sul carico delle linee stesse sono stati realizzati in numerosi paesi:<br />
in Canada, Germania, Nuova Zelanda, Regno Unito, Finlandia, USA, Norvegia, Svezia ecc.<br />
(lo studio svedese è del 2000 ed è particolarmente significativo anche per le dimensioni &#8211; 3203 bambini con leucemia e 10 338 controlli- )<br />
giungendo in linea di massima a risultati abbastanza simili:<br />
cioè ad una stima di rischio significativo per esposizioni uguali o maggiori a 0,4 mT (micro-tesla)… (in alcuni studi per esposizioni superiori a 0,2)…<br />
dati confermati nel giugno del 2001 anche dalla IARC (International Agency for Research on Cancer, collegata alla World Health Organization)…<br />
19 In Italia nello stesso 1998 Lagorio e Comba (Istituto Superiore della Sanità) pubblicarono una analisi concernente 14 tra i principali studi epidemiologici realizzati nel mondo, giungendo a conclusioni del tutto sovrapponibili..<br />
20 Ancora più radicale è stata la doverosa revisione delle valutazioni inerenti alla esposizione a campi magnetici a radiofrequenza dopo il caso drammatico di Radio Vaticana.<br />
Gli studi di Michelozzi, Kirchmayer, Capon e altri hanno infatti permesso di valutare in modo più realistico un problema che in studi precedenti (realizzati in USA, Australia, Inghilterra) era stato sottovalutato.<br />
In questo caso gli autori dimostrarono per bambini e popolazione maschile un aumento di patologia leucemica pari ad almeno tre volte l’incidenza dei casi attesi a 0-4/6 km. di distanza dalla mega-stazione radio (gli stessi autori notarono che il rischio era caso mai sottostimato visto che la popolazione di riferimento era quella di una città come Roma in cui i problemi da inquinamento &#8211; non solo e non tanto da elettrosmog – sono certamente molto più alti che non nella zona di Santa Maria di Galeria: ma su questo torneremo).<br />
21 Negli anni 2001-2002 gli studi sull’argomento sono stati moltissimi e abbastanza in accordo tra loro e con i dati sopra esposti, circa la probabile pericolosità dei campi ELF per quanto concerne la leucemogenesi infantile… mostrando, per contro, una maggior cautela nell’asserire una precisa relazione tra altre forme di inquinamento elettromagnetico/ leucemie o tumori in genere.<br />
22 In particolare l’associazione tra campi elettromagnetici e tumori cerebrali appare oggi meno certa che non negli anni ’90. In alcuni studi sull’argomento sono però venuti fuori nuovi dati interessanti, sui quali bisognerà riflettere:<br />
- il primo concerne una sorta di effetto “facilitatore” dell’esposizione a campi ELF anche moderati nei confronti dell’azione mutagena di agenti chimici: in particolare uno studio recente, del dicembre 2002 (Cancer Epidemiol Biomarkers Prev) dimostra come tra i lavoratori esposti a solventi, piombo, pesticidi, erbicidi soltanto quelli esposti anche ad alti livelli di campo elettromagnetico sviluppino neoplasie (in particolare gliomi). Questa potenzialità dei campi elettromagnetici di fungere da “potenziatori/facilitatori”-“enhancers” dell’effetto cancerogeno di alcuni agenti chimici è un dato estremamente interessante che andrà meglio valutato in futuro sia mediante ulteriori indagini epidemiologiche … sia mediante studi sperimentali..<br />
- poi dati interessanti circa l’associazione tra questi tumori e particolari polimorfismi genetici attinenti geni importanti per la riparazione del DNA e per la sensibilità ai mutageni<br />
- infine una significativa “inverse association” tra gliomi e infezioni/allergie… che suggerirebbe un possibile ruolo di fattori immunitari nella genesi di questi tumori (del resto relativamente frequenti in pazienti con carenze immunitarie)…<br />
23 Questo genere di studi (e in particolare la dimostrazione di simili associazioni significative di difficile interpretazione) depongono a favore della necessità di approcci alla materia più analitici e interdisciplinari<br />
che affianchino e integrino i dati epidemiologici (necessari ma non sufficienti)<br />
e che tengano in maggior conto<br />
- parametri e fattori di ordine ambientale ed epidemiologico<br />
- una miglior definizione/classificazione (su base citologica e molecolare) delle patologie in esame<br />
- altri fattori (di ordine genetico, immunitario, endocrino ecc..) concernenti i soggetti in esame (( ad esempio un noto studio messo a punto da ricercatori del prestigioso Karolinska Institutet di Stoccolma e pubblicato su “Cancer Causes and Control” (10, pp.323-332, 1999) sembra dimostrare che i campi elettromagnetici (CEM) possono incrementare in taluni casi il rischio di cancro attraverso un’interazione con estrogeni e altri ormoni ))<br />
24 E’ un dato di fatto che la gran parte della letteratura a tutt’oggi disponibile sull’argomento… consiste in studi epidemiologici… Eppure gli studi esclusivamente epidemiologici mostrano precisi limiti… per molti motivi:<br />
- nell’ambiente esiste una sempre maggior quantità e varietà di agenti mutageni<br />
- gli effetti di queste sostanze e forme d’energia si sommano tra loro<br />
- probabilmente é vero che il benzene o l’amianto sono più pericolosi delle radiazioni elettromagnetiche.. ma questo significa ben poco… tanto più che ci sono studi che, come abbiamo visto, dimostrano l’”effetto-facilitatore” dell’esposizione a campi ELF anche moderati nei confronti dell’azione mutagena di svariati agenti chimici<br />
- ormai qualsiasi bambino/soggetto che viva in Occidente è continuamente ed ovunque esposto ad agenti mutageni, ivi compresi i campi elettromagnetici (per cui l’analisi del Campo elettromagnetico della camera del bambino ha un valore relativo)..<br />
- in pratica solo se si riscontra in un luogo lungamente abitato da un bambino o soggetto indagato&#8230; un campo elettromagnetico particolarmente intenso si può dare valore a questo dato… mentre l’assenza di un simile riscontro locale non permette di trarre conclusioni<br />
- quello che conta certamente di più è l’aumentata esposizione cronica agli agenti mutageni presenti nell’ambiente in generale.. In questo senso alcuni autori anglosassoni utilizzano -come dicevo- sempre più spesso il termine generico “tossine genetiche ambientali” con riferimento alle moltissime sostanze presenti nell’ambiente e in grado di danneggiare direttamente o indirettamente il Dna: determinando l’insorgere di specifiche mutazioni; attivando o bloccando l’espressione di particolari sequenze genetiche; determinando variazioni anche minime del junk-DNA (che rappresenta gran parte del genoma… di cui sappiamo ancora poco e che probabilmente svolge importanti funzioni di regolazione della cinetica cellulare)</p>
<p><strong>(3) NOTE DI LEUCEMOGENESI</strong><br />
25 E’ a questo punto necessario soffermarci brevemente su quanto è noto circa la patogenesi di queste neoplasie. Diciamo subito che proprio per quanto concerne le leucemie i meccanismi patogenetici sono abbastanza noti: in generale si tratta di alterazioni dei meccanismi di replicazione-differenziazione-morte cellulare dovuti a precisi danni genetici (in genere traslocazioni cromosomiche).<br />
26 Questo è importante perché soltanto la dimostrazione sperimentale di una possibile induzione di questi danni da parte di campi elettromagnetici o di altre “tossine genetiche” ci consentirebbe di fare un passo avanti decisivo nella comprensione-documentazione della pericolosità di questi come di altri cancerogeni ambientali…<br />
(é questo il motivo per cui le indagini sperimentali dovranno sempre di più, in futuro, affiancare e integrare le semplici indagini epidemiologiche)<br />
27 Come detto la neoplasia più frequentemente associata all’inquinamento elettromagnetico è la LLA &#8211; leucemia linfoblastica acuta (la forma leucemica più frequente in età infantile).<br />
Nella LLA si ha un blocco differenziativo a carico di una cellula staminale linfoide (B-orientata): blocco che si verifica nelle prime fasi del processo di differenziazione terminale.. sicché il clone leucemico si arresta allo stadio di blasto e in questa forma si espande<br />
(( si può notare, per inciso, che un blocco differenziativo a carico della stessa linea cellulare che intervenga a uno stadio successivo.. darà una patologia neoplastica totalmente diversa sia per quanto concerne le caratteristiche morfologiche e comportamentali delle rispettive popolazioni cellulari… sia per quanto concerne il quadro sintomatologico: si parlerà allora di linfomi (non-Hodgkin) e le popolazioni cellulari in espansione saranno linfociti B relativamente maturi anche se variamente alterati..<br />
(( il discorso è interessante perché anche i linfomi non-Hodgkin sono tra le forme neoplastiche recentemente in notevole aumento e perché alcuni autori hanno messo in relazione questo aumento con meccanismi patogenetici analoghi a quelli che stiamo esaminando per le leucemie.. ivi compresi i campi ELF)<br />
28 Discorso leggermente diverso va fatto per la LMC- leucemia mieloide cronica: in questo caso si ha la trasformazione di una cellula staminale emopoietica multipotente… ma nella prima fase della malattia non si ha un blocco maturativo (il clone staminale leucemico genera granulociti maturi) che insorge in un secondo tempo.. facendo precipitare il quadro clinico: la crisi acuta è detta infatti crisi blastica…<br />
Questo significa che è il blocco maturativo e non l’aumento in sé dell’attività proliferativa a determinare l’impetuoso sviluppo del clone leucemico e il peggioramento del quadro clinico..<br />
(( questo discorso è interessante perché secondo alcuni autori l’anomalia differenziativa rappresenterebbe il primum movens di molte se non di tutte le patologie tumorali.. ipotesi discussa da altri.. anche sulla base di quanto accade in alcune forme leucemiche… come dimostra proprio il suddetto caso della LMC, in cui il blocco maturativo sembra essere un evento secondario…. e in cui a determinare l’invasione impetuosa del midollo da parte dei blasti… sembra essere un blocco dell’apoptosi…cioè dei meccanismi di regolazione della normale crescita e morte cellulare<br />
((Tutto questo è interessante anche in quanto la LMC è, come si sa, patologia costantemente e direttamente legata ad una specifica anomalia genetica: una traslocazione cromosomica 9:22 (cromosoma Philadelphia)<br />
29 Una situazione in un certo senso intermedia si ha nella leucemia promielocitica acuta:<br />
in questo caso il blocco maturativo è precoce e riguarda un precursore mieloide che si arresta allo stadio di pro-mielocita (è interessante notare che un trattamento con acido retinico induce una rimozione, purtroppo momentanea del blocco, con remissione della sintomatologia!). Anche alla base di questa forma leucemica è un preciso danno genetico &#8211; la formazione di un gene chimerico in seguito ad una traslocazione cromosomica – che pare sovverta al contempo tanto il programma proliferativi tanto quello differenziativo (il che rende impossibile stabilire una priorità temporale tra i due eventi)<br />
30 Infine anche per quanto concerne la LLC e alcuni altri linfomi non-Hodgkin (in particolare il LF: Linfoma Follicolare) l’espansione delle popolazioni neoplastiche sarebbe dovuta ad un blocco dell’apoptosi… secondaria a danni genetici differenti, ma in grado di provocare l’accentuata espressione di uno stesso gene (BCL-2):<br />
- nella LLC si avrebbe un’ipometilazione del sito promotore<br />
- nel LF si avrebbe una traslocazione cromosomica 14;18..<br />
31 INSOMMA: in tutti questi casi un danno genetico determina un’alterazione della cinetica cellulare…<br />
e spesso (ma non sempre) un blocco della differenziazione…<br />
(sul piano clinico le forme in cui si ha un blocco maturativo sono quelle più acute e gravi… nelle forme croniche l’instaurarsi del blocco maturativo determina l’acutizzarsi del quadro).<br />
32 E’ utile a questo punto ricordare come i processi di maturazione/differenziazione e morte cellulare (apoptosi) siano tra loro intimamente collegati:<br />
è dunque importante sottolineare (e lo vedremo tra breve) che è proprio a questo livello che sembrano agire anche alcuni tipi di radiazioni ionizzanti<br />
<strong>(4) L’APPROCCIO SPERIMENTALE</strong><br />
33 Già da quanto detto fin qui appaiono evidenti:<br />
- l’insufficienza delle indagini epidemiologiche, che pure rappresentano la stragrande maggioranza degli studi comparsi fino ad oggi<br />
- la necessità di integrare questi studi con indagini più analitiche e interdisciplinari<br />
che tengano in maggior conto altri fattori… concernenti i soggetti in esame<br />
(fattori di ordine genetico, immunitario ecc..) ed altri parametri ambientali ed epidemiologici<br />
- l’importanza di indagini sperimentali che dimostrino un possibile ruolo leucemo-genico delle radiazioni non-ionizzanti (il che significa, in pratica, documentarne la capacità di indurre in cellule di organismi superiori alterazioni genetiche e morfologico-funzionali analoghe a quelle sopra descritte). In letteratura i lavori che vanno in questa direzione sono numerosi e interessanti. Ne elenchiamo alcuni particolarmente significativi.<br />
34 Un lavoro recentemente pubblicato su Cancer Cell dimostra come campi ELF accelerino il processo di divisione cellulare, specialmente in cellule già danneggiate, aumentando così le probabilità che avvengano errori e mutazioni pericolose (…)<br />
35 Una ricerca particolarmente interessante sembrerebbe essere quella presentata dal biologo cellulare Fiorenzo Marinelli e dal suo gruppo al CNR di Bologna al Seminario Internazionale sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici tenutosi lo scorso autunno a Rodi (…)<br />
Il lavoro di Marinelli è interessante, in quanto teso ad accertare l’eventuale effetto di onde radio di 900Mghz (le frequenze proprie delle stazioni radiobase per la telefonia cellulare) su popolazioni cellulari leucemiche<br />
(anche in relazione all’ipotesi inquietante, sostenuta da alcuni, ma non provata, di una maggior frequenza di leucemie tra gli utilizzatori di telefonini cellulari).<br />
Il ciclo di vita delle cellule leucemiche è ben noto, il che rende relativamente semplice segnalare cambiamenti nel loro comportamento. Marinelli avrebbe in particolare indagato circa l&#8217;attività di un gene che provoca l’apoptosi delle cellule.<br />
”Dopo 24 ore di esposizione continua alle onde radio, i geni suicidi si erano attivati in molte più cellule leucemiche rispetto al gruppo di controllo che non era stato esposto, causando l’apoptosi di un buon 20% in più di cellule rispetto al gruppo di controllo. Ma a distanza di 48h, l&#8217;effetto della radiazione si era invertito: nella gran parte delle cellule sopravvissute si era attivato un meccanismo genetico che ne aveva provocato la moltiplicazione massiva !”<br />
36 Qualche mese prima (New Scientist 19 giugno 2002) anche un’equipe finlandese (D. Leszczynski e coll) aveva cercato di dimostrare come l’esposizione a radiazioni non-ionizzanti di frequenza analoga a quella utilizzata per la radiofonia mobile, potrebbe favorire la trasformazione neoplastica di vari tipi di cellule umane in coltura, interferendo con il normale processo di apoptosi.<br />
Leszczynsky aveva sostenuto che tale effetto (in ultima analisi cancerogeno) sarebbe stato almeno in parte legato al notevole riscaldamento cellulare… interpretazione recisamente rifiutata dal noto tossicologo molecolare David de Pomerai dell&#8217;università di Nottingham<br />
37 Commentando anche il lavoro di Marinelli, lo stesso de Pomerai (New Scientist 24 ott 2002), ha sottolineato come sia più probabile che le radiazioni non-ionizzanti danneggino indirettamente il genoma, interferendo negativamente sui meccanismi di riparazione del DNA (con possibile accumulo di mutazioni e possibile effetto cancerogeno).<br />
38 Anche la biotecnologa inglese di origine malese Mae Wan Ho ha recentemente citato il lavoro di Marinelli, collegandolo ad altre ricerche analoghe…come quella condotta da un’equipe di ricercatori dell’Università di Firenze che hanno dimostrato come in un discreto numero di fibroblasti posti in coltura e sottoposti a radiazioni simili a quelle utilizzate da Marinelli, venivano sollecitati ed espressi numerosi geni implicati nella regolazione della proliferazione, crescita e morte cellulare.<br />
39 Mae Wan Ho cita anche un lavoro del fisico inglese Gerard Hyland, pubblicato su The Lancet, il quale sostiene che molti tipi di onde elettromagnetiche potrebbero, in particolari situazioni, essere responsabili di aberrazioni cromosomiche, rotture del DNA, cancerogenesi&#8230; e si dice estremamente preoccupato dell’attuale livello di inquinamento elettromagnetico… che potrebbe essere anche causa di alterazioni funzionali a carico del SNC (aumentata permeabilità della Barriera emato-cefalica e turbe dell’attività elettrica cerebrale) e, soprattutto, del Sistema Immunocompetente.<br />
40 Sopratutto Mae Wan Ho sottolinea come a differenza di quanto avviene per gli eventi descritti dalla meccanica classica, in cui gli effetti sono sempre proporzionali alle cause e determinati dall’entità delle forze in atto, i processi biologici (al pari di quelli climatici !) sono in realtà non-lineari e non prevedibili !<br />
E’ noto, ad esempio, come gli organismi possono essere sensibili a stimoli minimi provenienti dall’ambiente e a come tracce di determinate sostanze possano avere effetti enormi (nel bene: terapie omeopatiche.. come nel male: potenzialità cancerogenetica di quantità infinitesimali di Atrazina o di altri pesticidi..).<br />
Questo è un altro elemento a sfavore di analisi epidemiologiche e statistiche standard applicate all’analisi dei fenomeni biologici ((e per questo motivo sono state recentemente utilizzate speciali tecniche di valutazione statistica dei fenomeni biologici, prese in prestito dalla fisica non-lineare)).<br />
((Ma questo significa in realtà molto di più: si dovrebbe giungere ad una nuova biologia e ad una nuova medicina (come è avvenuto alcuni decenni fa per la fisica)).<br />
41 Per concludere bisogna ricordare come i nostri tessuti e le nostre cellule usino segnali elettromagnetici, differenti per frequenza e lunghezza d’onda, per comunicare tra loro. Sarebbe quindi sorprendente che i campi elettromagnetici artificiali che sempre di più interferiscono con essi non abbiano nessun effetto. Non è del resto assodato che le radiazioni elettromagnetiche di computers e cellulari interferiscono pesantemente sul funzionamento di pace-makers cardiaci e sistemi di telecomunicazione o aeroplani? Negare che esse possano analogamente influenzare l’intero sistema di comunicazione elettromagnetico che mette in collegamento tra loro le nostre cellule, tessuti e apparati è veramente assurdo (e un aspetto sottovalutato e inquietante del discorso riguarda la somiglianza tra le frequenze proprie dei telefonini cellulari e le onde alfa e delta cerebrali…(Gerard Hyland))<br />
42 Vorrei concludere con tre riflessioni:<br />
a) si tratta di un campo ancora tutto da indagare… e non avrebbe senso limitarsi a ricavare, come troppe volte è successo nel passato, una visone troppo ottimistica del problema da studi epidemiologici tutto sommato poco attendibili (non foss’altro che per il problema summenzionato degli standard epidemiologici utilizzati:<br />
 come esempio emblematico vorrei brevemente tornare sulla vicenda di Radio Vaticana: sui dati “inevitabilmente sottostimati” (come sottolineato dagli stessi autori della ricerca) a causa dell’utilizzo come parametro di normalità dei dati di Roma.. cioè di un luogo ad alto tasso di inquinamento anche elettromagnetico. Come detto si tratta solo di un esempio ( tanto più che si tratta –nonostante tutto- di un’indagine tra le più drammaticamente significative).<br />
Il vero problema è che gli standard di riferimento utilizzati riguardano ormai sempre popolazioni soggette ad alti tassi di inquinamento e in cui si è registrato negli ultimi anni un notevole incremento della patologia tumorale, il che riduce notevolmente il valore di tutte le indagini epidemiologiche citate.<br />
b) le indagini sperimentali (al contrario piuttosto sottovalutate fin qui) appaiono invece interessanti e significative in quanto depongono a favore di una ancora non dimostrata (essenzialmente a causa dei nostri insufficienti modelli interpretativi) capacità delle radiazioni non-ionizzanti di interferire:<br />
- sui meccanismi genetici di regolazione della cinetica e differenziazione cellulare…<br />
- sugli stessi meccanismi riparatori del DNA<br />
- sui meccanismi fisiologici di comunicazione elettromagnetica tra organi, tessuti, apparati…<br />
c) Un vero progresso nella comprensione dei meccanismi patogenetici e in particolare mutageni-cancerogenici/leucemogenici dei campi elettromagnetici si avrà solo quando le indagini terranno conto di parametri e fattori importanti fin qui trascurati.<br />
Ne enumero alcuni:<br />
- la differente suscettibilità/sensibilità individuale (agli agenti mutageni in genere e ai campi elettromagnetici in particolare)<br />
- il possibile ruolo complementare svolto da altri fattori ambientali e patogenetici (virus, radiazioni, sostanze cancerogene o, al contrario, protettive contenute nelle diete)<br />
- i meccanismi cito-patogenetici possibilmente in causa (e quindi i sottotipi – sul piano istologico e molecolare dei tumori insorti: dato importante anche sul piano della valutazione epidemiologica)<br />
- parametri epidemiologici più sensibili e corretti<br />
&#8230;</p>
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		<title>Acna di Cengio.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 17:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Associazioni sul piede di guerra per la bonifica dell’Acna di Cengio, che si sospetta non finirà mai. La sostituzione del commissario Leoni che aveva lavorato bene con un burocrate di stato dimostra l’ennesima ingerenza politica finalizzata a distribuire incarichi ben remunerati a scapito della qualità dei servizi, delle aspettative popolari e delle esigenze ambientali. Fonte: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Associazioni sul piede di guerra per la bonifica dell’Acna di Cengio, che si sospetta non finirà mai. La sostituzione del commissario Leoni che aveva lavorato bene con un burocrate di stato dimostra l’ennesima ingerenza politica finalizzata a distribuire incarichi ben remunerati a scapito della qualità dei servizi, delle aspettative popolari e delle esigenze ambientali.</strong><br />
<em>Fonte: Provincia di Alessandria, <a href="http://www.ambiente.al.it/" target="_blank">http://www.ambiente.al.it</a><br />
di Giovanni Rizzo</em></p>
<p>Esattamente un anno fa il nostro giornale chiudeva un ampio capitolo di inchieste sull’ex Acna. L&#8217;interesse non era naturalmente caduto, e avevamo continuato a parlare dell&#8217;antica questione dalla nostra pagina di ambiente, per tre mesi interamente dedicata alle sorti della Valle Bormida e alla sua rinascita, legata alla bonifica del sito di Cengio. Ora, a un anno di distanza, cercheremo di capire a che punto si trova la bonifica, anche alla luce degli accadimenti che si sino susseguiti dopo che il comissario Stefano Leoni era stato sostituito dal prefetto di Genova, Giuseppe Romano. Sostituzione non gradita dalle associazioni ambientaliste, dalle Province e dai Comuni interessati, tutti sul piede di guerra per difendere l’eccellente lavoro svolto da Leoni, l&#8217;unico a essere riuscito a far dialogare di nuovo quattro generazioni di liguri e piemontesi. Questi risultati avevano fatto rinascere la fiducia nei valligiani, che, dopo decenni di inquinamento, si immagina un punto finale alla lunga storia di emergenza. Dopo un anno, però, ancora qualcosa non va.<br />
Giuseppe Romano, commissario alla bonifica<br />
Abbiamo incontrato il prefetto nei suoi uffici di Cengio. Il nuovo commissario era reduce di un incontro al quale hanno partecipato i presidenti delle Regioni Liguria e Piemonte, i presidenti delle Province di Alessandria, Savona, Cuneo e Asti, quelli delle Comunità Montane ed i sindaci dei Comuni interessati, il presidente della Syndial (attuale proprietaria del sito), l’Autorità portuale di Savona e i sindacati.<br />
“Il 6 marzo scorso &#8211; spiega il prefetto Romano &#8211; si è tenuto un incontro a Cengio, nel quale ho illustrato lo stato di avanzamento dei lavori di bonifica da quando è iniziato il mio commissariamento, cioè dal 26 aprile del 2005. In quell’occasione ho fatto una rassegna puntuale dello stato di attuazione della bonifica .I tempi previsti si stanno rispettando e, se non ci sono intoppi. Posso affermare che il 31 dicembre del 2007 la bonifica sarà completata. Non escluderei uno sforamento di ulteriori due mesi per permettere il completamento della recinzione di contenimento tra l’area 1 e l’area 2. In questo caso si arriverebbe al febbraio del 2008.La cinturazione lato fiume è stata terminata il 31 ottobre del 2005, i lagoons saranno svuotati entro il 30 giugno di quest’anno e puliti entro il 31 dicembre 2006. E&#8217; stato inoltre programmato che, man mano che saranno svuotati dai Sali, i bacini siano riempiti con i materiali inquinanti provenienti da altre parti del sito e da Pian Rocchetta, così come previsto dal progetto preliminare di messa in sicurezza permanente”.<br />
L’area di Pian Rocchetta, completamente in territorio piemontese, sarà quindi, secondo quanto affermato dal commissario, completamente bonificata entro l’ottobre del 2007, con l’asportazione completa delle scorie che saranno portate nel sito Acna di Cengio.<br />
“ I lavori progettuali della cinturazione lato monte – continua il prefetto Romano – sono stati già avviati e Il via potrebbe essere dato a luglio. In sede di Conferenza dei servizi è probabile che porteremo questo progetto. Per quanto riguarda l’abbattimento di tutti gli impianti, previsto per l’agosto del 2007, i lavori sono stati anticipati di quasi dodici mesi, ed entro il 31 ottobre di quest’anno saranno tutti demoliti. Abbiamo insediato un gruppo di lavoro, coordinato da un ingegnere dell’Icram (l’Istituto che si occupa della tutela del mare) che, con l’aiuto dei Vigili del fuoco, a fine maggio finirà un lavoro di prelievo e analisi dei sedimenti del letto del fiume. Le analisi saranno eseguite dal Ce.sta., il laboratorio all’interno del sito. I risultati delle analisi ci diranno come e se continuare. Prevediamo inoltre che entro settembre di questo anno quattro ettari saranno disponibili per gli usi più opportuni. Gli altri dodici ettari saranno pronti entro il 2007. Entro questa data tutti i centosessantamila metri quadri, sedici ettari, saranno consegnati”.<br />
Abbiamo chiesto a Romano se ci sono dei progetti sull’uso di queste zone. “ Non rientra nei compiti del commissario – ha risposto &#8211; occuparsi della futura utilizzazione delle aree. Questa mansione spetta a chi è al governo e alla classe dirigente politica”. Per quanto riguarda il risarcimento dei danni provocati al territorio e alle popolazioni il commissario precisa: “Chi ha combinato questo guaio negli anni dovrà pure pagare. L’ho ribadito anche durante l’incontro del 6 marzo al presidente di Syndial Paolo Vazzana. Abbiamo già pronta, preparata da un avvocato dello Stato, la pratica per l’azione risarcitoria. Sarà mia soddisfazione alla fine ricreare la speranza nella gente che tutto è stato disinquinato e che possono di nuovo riutilizzare il sito per creare sviluppo e occupazione”. Questo è quanto ci ha detto il prefetto di Genova commissario Delegato per lo Stato di emergenza nel territorio di Cengio e Saliceto. Di ben altro avviso è l’ex commissario e vicepresidente del WWf Italia Stefano Leoni e la maggioranza delle Associazioni ambientaliste.<br />
Stefano Leoni ex commissario<br />
Durissimo è il dissenso di Leoni nei confronti del Capo della Protezione Civile Bertolaso e del prefetto Giuseppe Romano. In un comunicato del WWf Italia l’ex commissario lancia una serie di pesanti accuse alla gestione del suo sostituto. “Tirando le somme di quattordici mesi (otto per Romano) di attività del nuovo commissariamento – afferma Leoni – ancora nessun sensibile passo avanti è stato operato e permane una fase di stallo. Bertolaso dovrebbe chiedere scusa. Ma del resto è stata una caratteristica del suo mandato quella di creare problemi piuttosto che risolverli. Ovunque la sua protezione civile abbia messo mano si sono registrati danni all’ambiente e alle popolazioni interessate. L’ha usata per imporre opere o impianti di grosso impatto ambientale al di fuori di ogni concertazione e contro la volontà delle popolazioni. In Valle Bormida è stata bloccata l’unica bonifica che stava andando avanti in Italia. Il Governo &#8211; continua Leoni &#8211; si appresta a varare una modifica alla normativa in materia che condona, senza oneri, tutti i responsabili degli inquinamenti. Il prefetto, intanto, si è fatto raddoppiare il compenso previsto per il commissario delegato e ha alzato le paghe di tutti i suoi collaboratori, che sono aumentati di numero. Vengono pagati come esperti conoscitori in materia di bonifiche il vice prefetto di Genova, il capo di gabinetto e l’addetto contabile della Prefettura di Genova. Per ognuno è previsto un compenso di 41 mila euro l’anno con in più gli oneri accessori. Per la stessa cifra sono stati chiamati in qualità di esperti due giovani laureati, collaboratori dell’Icram. Dodici persone in tutto, fra esperti e prefetto, che sottraggono oltre 600 mila euro l’anno dalle risorse destinate alla bonifica, ossia il doppio dei costi di una struttura che fino alla fine del 2004 aveva conseguito importanti risultati. Ulteriori risorse si stanno spendendo per fare campionamenti del tutto inutili sui sedimenti del Bormida. Nessuna nuova opera – conclude Stefano Leoni – è stata eseguita. Per quanto riguarda il sistema di contenimento lato monte nulla è stato deciso. Stessa sorte per i progetti di bonifica delle aree da reindustrializzare e le aree Acna lungo il fiume. Nessun progetto è stato elaborato per la bonifica delle aree pubbliche. Quante centinaia di migliaia di euro sta costando tutta questa inefficienza?<br />
Le associazioni deluse non mollano<br />
“Ormai è chiaro: la bonifica dell’Acna non sarà completata”. Inizia così il comunicato diffuso dall’Associazione rinascita Vallebormida dopo l’incontro di Cengio. Tutte le associazioni, compreso il WWF, sono d’accordo nell’affermare che la bonifica è destinata a restare incompiuta. Maurizio Manfredi, presidente dell’associazione precisa: “La parte più importante e qualificante di tutta l’opera, ossia il completo isolamento idraulico del sito, non sarà mai portata a termine. Syndial, proprietaria dello stabilimento, infatti, non ha ancora presentato il progetto esecutivo per la bonifica della zona A2 e la realizzazione del diaframma sotterraneo a monte. Il prefetto già lo scorso settembre aveva assicurato che il progetto di cinturazione sarebbe stato presentato entro la fine dell’anno, salvo poi garantire, nel corso della Conferenza dei servizi del 18 gennaio scorso, che agli inizi di febbraio sarebbe certamente stato pronto. Oggi veniamo invece a sapere che si tratta solo di un progetto di fattibilità. Risulta evidente che queste opere non verranno mai portate a compimento e tutti i terreni inquinati non verranno asportati”. Tutti i soggetti interessati chiedono accoratamente alla Regione Piemonte di chiarire l&#8217;atteggiamento rinunciatario sinora tenuto.<br />
Le Regioni<br />
La Regione Liguria intanto fa sapere che è sua intenzione riutilizzare l’area, una volta bonificata, con attività eco-compatibili legate alla logistica dei Porti di Savona e di Genova. La Regione Piemonte crede invece che la bonifica non termini in una data precisa ma debba essere costantemente monitorata. E’ importante poi cercare unità di intenti tra i soggetti interessati su attività e risorse per le popolazioni che vivono in Valbormida. Creare i presupposti “sostenibili” per il rilancio del territorio e del fiume per ricreare nuovamente l’ecosistema devastato da decenni di avvelenamenti.<br />
Avremmo voluto chiudere questa nuova pagina sulla vicenda Acna  con toni più sereni. Bisogna invece ancora aspettare.</p>
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